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Wimbledon, Djokovic ribadisce di non volersi vaccinare contro il Covid: «Situazione frustrante ma non cambio idea, salterò gli Us Open»

Il tennista serbo ha commentato anche l’esclusione degli atleti russi e bielorussi dal torneo: «Scelta ingiusta, nessuno di loro ha sostenuto guerre o cose del genere»

Novak Djokovic non ha nessuna intenzione di vaccinarsi contro il Covid, anche a costo di rinunciare agli Us Open del prossimo agosto. Il tennista serbo, numero 3 nel ranking ATP, ha dichiarato: «Mi piacerebbe andare negli Stati Uniti, ma a oggi non è possibile. È il governo statunitense a decidere se consentire alle persone non vaccinate di entrare nel Paese». Non è il primo torneo a cui Djokovic deve rinunciare per la mancata vaccinazione contro il Covid. A inizio anno, il tennista serbo non ha potuto partecipare agli Australian Open, dopo essere stato espulso dal Paese a seguito di una lunga causa legale con il governo federale australiano, per non essersi vaccinato contro il virus. Il 35enne, parlando con i giornalisti a Wimbledon, ha spiegato che l’impossibilità di partecipare agli Us Open genera in lui «frustrazione», ma allo stesso tempo si sente «più motivato ad andare avanti e vincere Wimbledon» per la settima volta.


«L’esclusione degli atleti russi e bielorussi dal torneo di Wimbledon non è giusta»

Ma il tennista serbo si è anche soffermato sulla decisione dell’All England Club di escludere dal torneo di quest’anno tutti gli atleti russi e bielorussi, a causa della guerra di Mosca contro l’Ucraina. Tra gli esclusi dal torneo di quest’anno c’è anche Daniil Medvedev, il numero uno al mondo del tennis maschile. Ma Djokovic, così come il suo collega e avversario Rafael Nadal, dice di non essere d’accordo con la scelta di escludere i tennisti e le tenniste dei due Paesi: «Non riesco a capire come possano aver contribuito a tutto quel che è successo: non credo sia giusta la loro esclusione. Sento che meritano di vincere, competere, sono atleti professionisti. Nessuno di loro ha sostenuto guerre o cose del genere». E infine il tennista serbo ha concluso: «Capisco le ragioni di entrambe le parti: è difficile dire cosa sia giusto e sbagliato, ma se io mi trovassi in una condizione di non poter giocare per ragioni che non hanno a che fare nulla con quel che faccio personalmente, non lo reputerei giusto».


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