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Lo scambio di poltrone e il 17enne assunto a 600 euro al mese: cosa c’è nell’indagine su Carlo Fidanza

Secondo l’accusa l’europarlamentare avrebbe convinto un consigliere a dimettersi per fare posto a un fedelissimo. Un esposto anonimo ha dato il via all’indagine

Uno scambio di poltrone e un 17enne assunto a Strasburgo. L’europarlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza avrebbe convinto un consigliere comunale di Brescia a dimettersi per fare spazio a un suo fedelissimo. In cambio di un contratto al Parlamento europeo per il figlio. Dopo la lobby nera un’altra indagine a Milano scuote Fratelli d’Italia. Fidanza, 45 anni e originario di San Benedetto del Tronto, è stato consigliere comunale e capogruppo di Fdi a Bruxelles. Oggi è indagato per corruzione. L’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Giovanni Polizzi, è un filone autonomo rispetto a quella per finanziamento illecito e riciclaggio. E che vede indagati anche l’eurodeputato della Lega Angelo Ciocca, il consigliere lombardo, sempre del Carroccio, Massimiliano Bastoni e la consigliera comunale di Fratelli d’Italia Chiara Valcepina.


Il contratto firmato dal notaio

Secondo l’accusa Fidanza avrebbe convinto il consigliere di Fdi Giovanni Acri a dimettersi dal consiglio comunale di Brescia per fare posto a Giangiacomo Calovini, primo dei non eletti nel partito. In cambio avrebbe ottenuto l’assunzione del figlio nello staff dello stesso eurodeputato. Il ragazzo, che all’epoca aveva ancora 17 anni, è stato preso a lavorare come “assistente locale”. Il contratto di assunzione sarebbe stato redatto a Milano nello studio di un commercialista, il 18 giugno del 2021. Le dimissioni arrivano il 25. Nell’ipotesi della Procura di Milano Acri si sarebbe appunto dimesso da consigliere su input di Fidanza e in cambio avrebbe ottenuto proprio il lavoro per il figlio, nato nell’ottobre 2003. E il fatto che il contratto sia stato siglato nel capoluogo lombardo radica la competenza ad indagare dei pm milanesi su Acri. Che sarebbe il «corrotto».


Perché dimettendosi avrebbe commesso un «atto contrario ai doveri d’ufficio». Fidanza invece sarebbe il «corruttore», colui che in cambio lo avrebbe ricompensato con l’assunzione del figlio. Il contratto prevedeva un compenso di 600 euro al mese più le indennità. I soldi erano messi a disposizione dall’Unione Europea. Da quanto si è saputo, le Fiamme Gialle, oltre alle perquisizioni a Brescia a casa di Acri e del figlio (sequestrati documenti, telefoni e altri dispositivi), avrebbero fatto visita anche nello studio del commercialista che ha stipulato il contratto. Le difese, nel frattempo, sono pronte a contestare le accuse, tra cui il fatto che le dimissioni da una carica possano essere considerate atti contrari ai doveri d’ufficio in un’ipotesi di corruzione.

L’esposto anonimo

Un esposto anonimo presentato a Brescia e a Milano ha dato il via all’indagine. Fidanza in una nota si dice sorpreso dell’indagine. Che «pare riprendere i contenuti di un esposto anonimo depositato alla Procura di Brescia nell’ottobre 2021, pochi giorni dopo la trasmissione di un’inchiesta giornalistica di Fanpage». L’eurodeputato Fdi-Ecr assicura la sua estraneità ai fatti che gli sono imputati: «Evidentemente, facendo politica, non si può essere simpatici a tutti. E probabilmente qualcuno ha tentato di colpirmi in un momento di difficoltà. Nascondendosi dietro l’anonimato. Tengo solo a dire che sono più che sereno, non ho commesso alcun atto illecito».

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