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Conte rinvia la crisi a dopo l’estate: «Andate in vacanza. Ma restiamo solo se Draghi ci risponde come vogliamo» – Il video

Nel suo intervento a Digithon 2022 a Milano, l’ex premier si è rivolto anche al Pd: «Anche loro diano risposte sul documento»

Dopo la riunione congiunta di ieri tra deputati e senatori pentastellati, da cui è emersa chiara l’insofferenza di una parte sempre meno trascurabile del Movimento a perdurare nel sostegno alla maggioranza, Giuseppe Conte torna a lanciare frecciate al governo e al Pd. E lo fa intervenendo a Digithon 2022, kermesse interamente dedicata al digitale in programma a Milano fino al 10 luglio. «Siamo in un governo di unità nazionale», ha esordito l’ex premier, che «deve rispondere anzitutto alle priorità del Paese». Se «c’è la concreta determinazione ad affrontarle adesso, noi ci siamo. Altrimenti non ci possiamo essere per responsabilità». Come a ribadire quel «piede fuori» dall’esecutivo di buona parte dei grillini di cui l’ex premier ha parlato in un’intervista apparsa ieri su il Fatto Quotidiano. Conte ha citato il taglio del cuneo fiscale e il salario minimo, specificando: «Se la risposta è sì noi ci siamo. Se è no non ci possiamo essere per responsabilità».


Uscita dal governo? Se ne riparla dopo l’estate

Se il voto sul Decreto Aiuti potrebbe essere il casus belli determinante per uscire dal governo, è anche vero che Conte non sembra avere fretta di uscirne. Alla giornalista Myrta Merlino che, ironizzando, gli ha chiesto se si potesse partire o se fosse meglio «restare in zona» per monitorare la possibile caduta del governo, il leader dei 5 Stelle ha risposto «Partite per la vostra vacanza, poi vi aggiorneremo». Altrimenti detto: se una crisi ci sarà, avverrà dopo l’estate.


L’affondo al Pd

Durante il suo intervento, Conte è anche ritornato sul documento presentato al premier Draghi con le priorità d’azione stabilite dal Movimento. «I 9 punti del testo, se avrete la bontà di leggerlo, non troverete bandierine del M5S e nemmeno un libro dei sogni», ha detto Conte. «Qui sono rappresentate le urgenze del Paese». Poi si è rivolto ai dem, che con il suo partito sostengono l’esecutivo. «Sul documento ci aspettiamo una valutazione anche da altre forze politiche e dal Pd. E’ su questo che si può ragionare di alleanze. Campo largo? Andiamo a vedere quali sono i soggetti, devono dare garanzie di affidabilità e di leale collaborazione, perché se non si prendono degli impegni agli occhi dei cittadini, non possiamo essere conseguenti». Torna l’alleanza che «non è un diktat», insomma. E che, perlomeno a parole, appare sempre più in bilico.

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