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Austerity, il piano dell’Ue per salvare l’inverno: consumi ridotti al 15%, meno gas a industrie e edifici pubblici

La percentuale è considerata troppo audace da Italia e Germania. Madrid si è già opposta

Il “piano per salvare l’inverno” è nel pronto, vuole dire che in caso di approvazione finale, a partire dal 1 agosto 2022 e fino al 31 marzo 2023 agli Stati membri verrà chiesto di mettere in atto dei programmi per ridurre il loro consumo di gas del 15% rispetto a quanto utilizzato negli ultimi 5 anni. Sebbene l’adozione di questi piani non sia obbligatoria – riporta La Stampa – la Commissione Europea ha facoltà di rendere ineludibile il raggiungimento degli obiettivi nel caso in la differenza tra l’offerta e la domanda di gas divenisse troppo sottile. Ovvero, ad esempio, se le forniture di gas dalla Russia dovessero interrompersi bruscamente. Oggi la riapertura del gasdotto NordStream 1 è avvenuta solo al 40% della della capacità totale, ovvero il livello raggiunto prima dell’inizio del lavori di manutenzione per cui era stato chiuso dieci giorni fa. L’Unione si riserva anche il diritto di effettuare controlli ogni due mesi per verificare lo stato dei consumi dei Paesi.


L’opposizione degli Stati e le richieste di modifica

Gli Stati membri non hanno accolto di buon grado le indicazioni dell’Unione. Per l’Italia, si tratterebbe di una riduzione dei consumi di gas di 11 miliardi di metri cubi nel periodo di riferimento, mentre per la Germania di 14 miliardi di metri cubi. Sia Roma che Berlino hanno evidenziato l’audacia di simili obiettivi e si oppongono alla misura così com’è. La Spagna, già ieri, ha rigettato la richiesta di applicare politiche di austerità. Alla lista degli oppositori, si è aggiunto anche il Portogallo il cui consumo di gas proveniente da Mosca è esiguo: Lisbona, per parola di del Segretario di Stato per l’Ambiente e l’Energia Joao Galamba si è detta «completamente contraria» alla proposta, che è stata definita «sproporzionata» e «insostenibile».


Gli ambasciatori dell’Unione si riuniranno domani nel Coreper, per valutare il testo della Commissione, e non si esclude un altro incontro lunedì prossimo, spiega La Repubblica. Le proposte che aleggiano al momento sono due: la prima è un abbassamento della soglia di riduzione; il 15% è considerato eccessivo anche alla luce degli sforzi di diversificazione che molti Paesi hanno già compiuto. La seconda è di applicare il vincolo della diminuzione solo al gas importato da Mosca. In questo contesto, va ricordato che è stato lo stesso Parlamento Europeo a inserire il gas – assieme al nucleare – tra le fonti considerate “verdi” nella tassonomia europea.

Il sistema d’allarme energetico Ue e le conseguenze economiche

Come anticipato ieri, se almeno tre Stati membri lo chiederanno, verrà istituito il sistema d’allarme energetico a livello europeo. Tuttavia, saranno solo i Paesi che hanno ridotto i loro consumi ad avere diritto a «forniture di gas solidale». Il testo potrebbe essere approvato dal Consiglio Europeo mercoledì. Secondo le previsioni, se la riduzione avverrà subito, il Pil dell’Unione calerà dello 0,6% in caso di inverno rigido, e dello 0,4% in caso di inverno mite, in caso di uno stop delle forniture da parte di Mosca in autunno senza un’adeguata preparazione, il colpo sarebbe più duro: tra l’1,5% e lo 0,9%. Gli Stati membri, però, si oppongono: le richieste sono considerate troppo severe. Vediamo quali sono i punti principali toccati dal piano.

Gli effetti sulle industrie

L’Unione non impone agli Stati quali settori dovranno iniziare a viaggiare in regime di austerità, ma indica delle linee guida. Ad esempio, viene suggerito, «di avviare procedure d’asta o di gara per incentivare il risparmio energetico da parte dell’industria oppure offrire sostegno in linea con il nuovo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato» si legge nel piano, che invita a non intaccare alcuni settori, «come quello sanitario, alimentare, della sicurezza, delle raffinerie e della Difesa, nonché per per la fornitura di servizi alimentari». Vengono tutelati anche le industrie che contribuiscono al buon funzionamento della catena di approvvigionamento dell’Unione. Infine, la macchina produttiva dovrà essere in grado di tornare a pieno regime «senza ritardi significativi e senza bisogno di riparazioni».

La temperatura degli edifici

Un altro settore dagli ampi margini di miglioramento è la regolazione della temperatura degli edifici. Era inizialmente previsto che d’estate gli ambienti non venissero raffreddati al di sotto dei 25 gradi, e che d’inverno non venissero riscaldati al di sopra dei 19. I riferimenti precisi alla temperatura, tuttavia sono stati esclusi dalla versione finale del piano, a causa delle differenze sostanziali tra un Paese e l’altro, soprattutto nel grado di isolamento termico. Ad ogni modo, la misura riguarda solamente gli edifici pubblici ed esclude esplicitamente «le famiglie e i servizi essenziali, tra cui scuole e ospedali», ma l’Unione invita anche ad attuare campagne di sensibilizzazione pubblica.

Rinnovabili, petrolio, e carbone

Ridurre il consumo del gas, tuttavia non implica necessariamente una razionamento energetico. Come indica il documento, «se possibile i Paesi dovrebbero privilegiare il passaggio alle energie rinnovabili oppure a opzioni più pulite, a minore intensità di carbonio o meno inquinanti». Tuttavia, l’Ue non esclude che possano essere messe da parte le politiche verdi, anche se temporaneamente e in «maniera reversibile»: «potrebbe essere necessario necessario fare temporaneamente affidamento sul carbone, sul petrolio o sul nucleare, a patto che si eviti la dipendenza a lungo termine dal carbonio». Nei suo controlli ogni due mesi, Bruxelles verificherà anche lo stato di raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni.

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