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Sconti sulla benzina, proroga dei Bonus 200 euro o taglio dell’Iva su pane, pasta e carne: come sarà il nuovo dl Aiuti

Il governo vuole vararlo entro la prima settimana del prossimo mese. L’ipotesi di abbinare le norme sul consumo e sulle buste paga. E il problema del rigassificatore di Piombino

Un nuovo Decreto Aiuti da approvare ad agosto. Con due ipotesi sul tavolo del governo: reiterare anche il mese prossimo il bonus 200 euro. Oppure abbattere l’Iva sui generi di prima necessità. Oltre alla proroga (e al possibile allargamento) delle misure contro il caro-bollette. L’esecutivo vuole dare l’ok ai provvedimenti entro la prima settimana del prossimo mese. E riserva una dotazione di 10 miliardi, in gran parte coperta dagli 8,5 che arriveranno dall’assestamento di bilancio. Ma c’è un problema di tempi. Il decreto dovrà essere convertito entro 60 giorni. E quindi quando le camere saranno già sciolte. Ci sarà pochissimo spazio per modifiche e correttivi. Per questo Mario Draghi per muoversi vuole l’unanimità, o quasi. E di certo tutti i voti della sua ex maggioranza. Sia in consiglio dei ministri che in parlamento.


Il taglio delle accise sul carburante

Nel nuovo decreto aiuti si starebbe valutando anche di inserire una nuova proroga del taglio di 30 centesimi delle accise sui carburanti. A darne notizia è l’Ansa. Lo sconto è stato recentemente prorogato fino al 21 agosto, ma potrebbe essere esteso di una quarantina di giorni fino a fine settembre.


Un piano da 4 miliardi per azzerare o scontare l’Iva

Dall’inizio. Il bonus 200 euro del Ddl Aiuti finirà nelle buste paga di 30 milioni di italiani questo mese e costerà 6,8 miliardi. Reiterarlo ad agosto avrebbe lo stesso costo e, vista la dotazione del Decreto Aiuti Bis, per questo il bonus è alternativo al taglio dell’Iva. Che invece costa circa 4 miliardi di euro e, spiega oggi il Messaggero, prevede l’azzeramento dell’imposta sul valore aggiunto per questi prodotti:

  • pane e pasta;
  • farina e patate;
  • latte e olio d’oliva.

Il piano prevede inoltre di portare dal 10% al 5% l’Iva su questi prodotti:

  • carne bovina, di vitello e di pollo;
  • salumi (da banco e confezionati) e pesce fresco;
  • uova, cioccolato e gelati.

L’idea del governo è stata quella di concentrarsi su un carrello della spesa ideale, che includa beni effettivamente di prima necessità. Il costo di partenza di 6,5 miliardi potrebbe quindi scendere fino a 4. Nella lista entrerebbero gli alimentari più importanti e si discute sulla durata del taglio. Azzerare l’Iva sul pane fresco, per esempio, costa 253 milioni di euro per un anno.

Il caro-energia

Sulle due alternative c’è dibattito tra le parti sociali. Cgil e Uil privilegiano la scelta del bonus mentre la Cisl che apre al taglio dell’Iva. Tutti però sono concordi sul fatto che servirebbe un intervento strutturale e che il nodo è quello del caro energia, senza il quale l’inflazione sarebbe già la metà. L’ipotesi di attuare entrambi i provvedimenti, ovvero il bonus e il taglio dell’Iva, è sul tavolo del governo. Il quale però si rende conto che in questo caso entrambe le norme potrebbero subire una riduzione dal punto di vista della dotazione. Questo significherebbe meno sconti sui prodotti o meno soldi nelle tasche degli italiani. L’ipotesi di stanziare più soldi, vista la situazione politica, per adesso è stata scartata.

Sul fronte dell’energia nel decreto arriverà la proroga per l’ultimo trimestre dell’anno della misura contro il caro bollette che altrimenti scadrebbe il 30 settembre. Non è detto invece che sia necessario inserire la proroga del taglio delle accise che non necessita di un decreto legge per essere applicata (il governo ha già agito tramite decreto interministeriale). Mercoledì il governo si confronterà sui contenuti del decreto con i sindacati e poi successivamente con le imprese. C’è infatti un’incertezza sull’intervento che riguarda gli sconti fiscali alle imprese. Mentre non sarà questo il provvedimento giusto per inserire una norma sulla cessione dei crediti del Superbonus.

Il rigassificatore di Piombino

Allo studio c’è anche la possibilità di alzare ritoccare lo stesso il limite Isee di 12 mila euro per gli sconti del bonus sociale luce e gas. Attualmente lo ricevono 5 milioni di famiglie. Prima della caduta del governo si pensava di alzare il limite dell’Isee fino a 20 mila euro. In avvio di settimana, intanto arriva in aula un altro provvedimento che deve essere approvato in fretta: il Ddl concorrenza, privo dell’articolo sui taxi e con le scadenze differite per il balneari che però protestano e chiedono uno stralcio. E mentre debutta oggi il bonus psicologofino a 600 euro, domande sul sito dell’Inps – Draghi ha un cruccio: le turbolenze che hanno portato alla sua caduta possono mettere in crisi una delle opere messe in campo per l’indipendenza energetica.

Ovvero il rigassificatore di Piombino. La Stampa scrive oggi che il sì o il no all’opera deve arrivare dal commissario scelto dal governo, ovvero il presidente toscano Eugenio Giani. Il piano prevede che la nave rigassifcatrice resti ormeggiata davanti al porto per tre anni. E solo grazie a quella nave e ad una seconda prevista a Ravenna l’Italia sarà in grado di stoccare e trasformare le nuove forniture in arrivo da Angola e Mozambico. A Palazzo Chigi si teme che l’assenza di una precisa volontà politica porti al passo indietro sia Giani che Stefano Bonaccini.

Proprio Bonaccini però in un’intervista a La Stampa oggi è stato categorico: «In Emilia-Romagna, anche senza un governo nella pienezza dei suoi poteri, faremo il rigassificatore a Ravenna e lo faremo al servizio di tutta Italia: per garantire le forniture di gas e a prezzi normali». E ancora: «Basta con l’Italia dei no, serve un’Italia del sì. Vogliamo realizzare il più grande parco italiano dell’eolico e fotovoltaico a mare, per sostenere energie rinnovabili. La transizione ecologica è questo, tenere insieme ambiente e lavoro. Su questo terreno la destra ha ancora la testa nel Novecento e ben poco da dire».

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