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Ecco i blindati di Conte: ci sono le ex toghe Cafiero De Raho e Scarpinato, Appendino e tutti i fedelissimi del leader M5s

Presenti i quattro vicepresidenti del MoVimento: Riccardo Ricciardi, Michele Gubitosa, Mario Turco e Alessandra Todde. Domani il voto sul listino e le Parlamentarie

Svelata la «lista di 15 nominativi che, in ragione dell’esperienza maturata e dei ruoli che hanno ricoperto o ricoprono, assicureranno quella continuità di azione e di esperienza necessaria per affrontare la nuova legislatura» del Movimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni del 25 settembre, scelti personalmente da Giuseppe Conte. Tra i nominativi scelti e che, con molte probabilità, verranno eletti quasi sicuramente in Parlamento, ci sono l’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, l’ex Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho e l’ex magistrato e componente del pool antimafia di Palermo, Roberto Scarpinato.


E ancora: Maria Domenica Castellone, la senatrice che in Aula annunciò che il M5s si sarebbe astenuto dal voto di fiducia all’esecutivo guidato da Mario Draghi, Alfonso Colucci, il notaio del M5s che ricopre anche le funzioni di organo di Controllo del Movimento 5 Stelle e di Coordinatore del settore legale del M5s, Sergio Costa, l’ex ministro dell’Ambiente di entrambi i governi Conte e il professore ordinario di Fisica tecnica ambientale della Sapienza, Livio De Santoli. Ma la lista non termina qua.


Ci sono anche Barbara Floridia, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Istruzione nel governo Draghi, il senatore Ettore Licheri, il ministro dell’Agricoltura del governo Draghi, Stefano Patuanelli e il capogruppo M5s alla Camera Francesco Silvestri. Tra i 15 prescelti da Conte sono presenti anche tutti e quattro i vicepresidenti del MoVimento: i deputati Riccardo Ricciardi e Michele Gubitosa, il senatore Mario Turco e la viceministra allo Sviluppo economico dell’esecutivo Draghi, Alessandra Todde.

Conte: «Alle Parlamentarie anche un listino di esperti della società civile»

Il “listino” «sarà sottoposto alla consultazione in rete degli iscritti – si legge sul sito del Movimento – che potranno esprimere un parere favorevole o contrario, affinché possano essere inseriti, con criterio di priorità, nelle liste di candidati in uno o più collegi plurinominali». Conte, in precedenza, in un video pubblicato sui social, aveva annunciato che «domani (16 agosto, durante le Parlamentarie) ci sarà la possibilità di esprimere un voto per gli autocandidati e anche per una lista ristretta di nominativi importanti della società civile per continuare le nostre battaglie sulla giustizia, contro le mafie, per la legalità, la transizione ecologica e l’economia circolare».

E il leader pentastellato ha aggiunto: «Con la regola del secondo mandato molti dei parlamentari uscenti non sono più candidabili perché hanno maturato 10 anni di esperienza nelle Aule e nelle commissioni parlamentari: li ringraziamo per il grande lavoro e i grandi risultati ottenuti, ma ora abbiamo bisogno di competenze e professionalità nuove per la nostra azione politica».

Nelle liste i parenti degli ex big del M5s

E dalle liste delle autocandidature per le Parlamentarie del M5s che si svolgeranno online domani, 16 agosto, dalle 10 alle 22, spiccano alcuni cognomi noti del M5s, che però non corrispondono ai nomi che in questi anni sono stati protagonisti attivi del MoVimento. C’è Davide Buffagni, fratello di Stefano Buffagni, deputato pentastellato ed ex viceministro allo Sviluppo economico del governo Conte II. C’è poi Paolo Trenta, fratello dell’ex ministra della Difesa del governo Conte I, Elisabetta Trenta. Dalle liste emerge anche il nome di Ergys Haxhiu, compagno dell’attuale ministra delle Politiche giovanili, Fabiana Dadone, salito ai clamori delle cronache per essere stato l’autore del fotomontaggio in cui la ministra contesta il presidente Mario Draghi.

C’è poi Samuel Sorial, fratello di Giorgio Sorial, ex deputato grillino e vice capo di Gabinetto del Ministero dello Sviluppo Economico durante il governo Conte I. Tra gli altri, spicca anche il nome dell’ex deputato grillino Paolo Bernini, conosciuto per le sue tesi complottiste sui microchip sottocutanei, sostenitore della teoria sulla falsa morte di Osama Bin Laden, che definì gli attentati dell’11 settembre un «inside job» degli Stati Uniti, «pianificato dalla Cia americana e dal Mossad, aiutati dal mondo sionista».

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