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Superbonus 110 per cento, ecco cosa dicono i programmi elettorali

Il sistema ha mostrato diversi limiti e i principali partiti hanno presentato le loro proposte per modificarlo

Da mesi la politica italiana discute della necessità di modificare il sistema dei bonus edilizi, e in particolare il cosiddetto “Superbonus 110 per cento”, l’agevolazione fiscale con cui lo Stato rimborsa l’intera spesa di chi fa interventi di efficientamento energetico o antisismici. Uno dei problemi di questa misura ha riguardato la cessione dei crediti, dai privati alle imprese o istituti finanziari, come le banche. Con questo sistema, un cittadino poteva recuperare subito i soldi impiegati nell’intervento edilizio, cedendo il credito nei confronti dello Stato a un altro. Con il tempo, questo sistema però ha mostrato diversi limiti. Il governo Draghi e il Parlamento sono intervenuti diverse volte per risolvere gli elementi di maggiore criticità e ora, in vista delle elezioni del 25 settembre, i principali partiti stanno presentando le loro proposte su come modificare il Superbonus. Le abbiamo messe in fila, una per una.

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata il 22 agosto 2022 sul sito di Pagella Politica. Clicca qui per scoprire tutti i fact-checking, divisi per politici e partiti.

La proposta del centrodestra

Per quanto riguarda i «bonus edilizi», il testo del programma della coalizione del centrodestra – sottoscritto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati – promette la «salvaguardia delle situazioni in essere» e il «riordino degli incentivi destinati alla riqualificazione, alla messa in sicurezza e all’efficientamento energetico degli immobili residenziali pubblici e privati».

Maggiori dettagli sono stati divulgati dalla Lega, l’unico partito di centrodestra che finora ha pubblicato il proprio programma. Nei capitoli dedicati dalla “Casa” e all’“Energia”, il partito di Matteo Salvini ha proposto, da un lato, di garantire l’«accesso all’agevolazione fiscale di tutti i soggetti che hanno maturato il diritto al Superbonus», dall’altro lato, di «rendere il Superbonus più coerente e applicabile, contemperando le esigenze di contenimento degli oneri a carico dello Stato con quelle di riqualificazione energetica e adeguamento antisismico degli edifici».

Le proposte del Movimento 5 stelle

Il programma del partito guidato da Giuseppe Conte è quello che punta di più sulla misura del Superbonus 110 per cento. Su questa misura, i provvedimenti proposti vanno in due direzioni. Da un lato, il Movimento 5 stelle promette che tutti i bonus edilizi, compreso il Superbonus 110 per cento, siano resi «strutturali», e dunque non più misure eccezionali limitate nel tempo. Secondo il movimento, la stabilizzazione delle agevolazioni edilizie è necessaria per «permettere la pianificazione degli investimenti sugli immobili e continuare a migliorare i livelli di risparmio energetico e di conseguenza risparmiare sulle bollette». Inoltre, serve «sbloccare e far circolare i crediti d’imposta per evitare il fallimento delle imprese che ancora oggi non riescono a trasformarli in liquidità per pagare fornitori e dipendenti». Dall’altro lato, il Movimento 5 stelle propone di “copiare” il sistema della cessione dei crediti (quello al centro del dibattito politico degli ultimi mesi), anche per altri settori, per esempio per gli investimenti in agricoltura e nella transizione ecologica.

Le proposte degli altri partiti

Il programma del Partito democratico e dei suoi alleati Europa verde-Sinistra italiana, così come quello di Italia Viva e Azione (il cosiddetto “Terzo polo”), non nomina mai il Superbonus 110 per cento. Il patto sottoscritto il 3 agosto tra il segretario del Pd Enrico Letta e quello di Azione Carlo Calenda – che pochi giorni dopo si è sfilato dall’alleanza di centrosinistra – prevedeva comunque la necessità di «correggere» il Superbonus 110 per cento «in linea con gli intendimenti tracciati dal governo Draghi». Il presidente del Consiglio uscente non è mai stato un grande sostenitore del bonus edilizio. Il 20 luglio, il giorno prima delle sue dimissioni, durante un discorso in Senato Draghi aveva dichiarato che il problema del Superbonus non era il bonus in sé, ma il meccanismo di cessione dei crediti.

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