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La storia falsa del «marocchino» che vive di sussidi e Reddito di Cittadinanza (ma che è legalmente impossibile)

Molti utenti stanno condividendo la storia, indignati dal fatto che un cittadino che paga i contributi possa godere di tanti sussidi. L’aneddoto, però, è totalmente inventato e non potrebbe realizzarsi secondo la legge italiana

«Ci rubano il lavoro» è uno degli slogan che più si sente ripetere da chi è contrario all’accoglienza degli immigrati nel nostro Paese. Dal 2019 però, in Italia, è possibile ottenere il sussidio del reddito di cittadinanza e la narrativa, quindi, si è adeguata. Infatti, sui social hanno iniziato a circolare narrazioni di immigrati che «ci rubano i sussidi». Una di queste racconta il caso di «un marocchino» che vive nel nostro Paese da 13 anni che, grazie ai tanti aiuto dello Stato, riuscirebbe a sbarcare il lunario senza dichiarare un centesimo, e addirittura a fare vivere la madre in Italia con tanto di pensione. L’aneddoto, però, è completamente inventato, come dimostrano le molte incongruenze con la legge italiana.

Per chi ha fretta:

  • Normalmente un storia tanto eclatante sarebbe stata ripresa dai giornali, ma di questa non si trova traccia.
  • Una vicenda del genere, se vera, dovrebbe essere segnalata alle autorità e non tramite i social.
  • È altamente improbabile che un cittadino marocchino ottenga il permesso di soggiorno – necessario per richiedere la cittadinanza – con le condizioni descritte nella storia.
  • È impossibile che un individuo che lavora in nero ottenga un permesso di soggiorno.
  • La soglia di reddito per richiedere il RdC è minore di quella necessaria per ottenere la cittadinanza italiana.

Analisi

Di seguito si può vedere uno screenshot di uno dei post che in questi giorni circolano molto su Facebook. Nell’immagine si legge:

«Ecco, io non capisco: un marocchino racconta che abita in Italia da 13 anni e ha sempre fatto lavori saltuari, tutti in nero, un po’ dappertutto, con tanto di permesso di soggiorno. E’ sposato e ha tre figli. Da due anni ha la cittadinanza italiana, così come tutta la sua famiglia e abita in una casa popolare. Percepisce il Reddito di Cittadinanza, per 780 euro perché il suo ISEE è pari a zero; per la moglie e ogni figlio riceve un assegno familiare di 175 euro. L’assegno che gli arriva dall’INPS è pari a 1.480 € al mese. Naturalmente continua a lavorare in nero, guadagnando circa 800/900 euro al mese. A luglio la sua mamma vedova, compirà i 65 anni farà il ricongiungimento familiare in Italia con il figlio (le pratiche sono già avviate; mancano data e firma) e percepirà un assegno di pensione sociale di 580 euro. La signora anziana, pur mantenendo la residenza in Italia, potrà tranquillamente domiciliare in Marocco, dove uno stipendio medio è di circa 250 euro. quindi 580 euro sono da benestante. Tutto senza che nessuno abbia mai rimesso un centesimo di contributi INPS. Ci sono italiani che hanno lavorato versando oltre 40 anni di contributi e superano appena 1.000 € nette al mese. C’è qualcosa che non funziona o è solo una mia
impressione? Mi faccio delle domande…

COPIA E INCOLLA»

Le criticità del racconto

Ci sono varie ragioni per cui questa situazione non può verificarsi, e la maggior parte di queste ha a che vedere con lo status legale di cui godono gli immigrati in Italia. Ricercando su Google le parole chiave del racconto che circola su Facebook, è possibile verificare che, per quanto eclatante, la storia non è stata ripresa da nessuna testata giornalistica, il che costituisce un indizio della sua falsità.

Stando all’aneddoto, il protagonista avrebbe ottenuto la cittadinanza italiana 2 anni fa. É però molto difficile che ciò sia veramente accaduto. Secondo la legge n. 91 del 5 febbraio 1992, infatti, i cittadini stranieri posso richiedere la cittadinanza italiana dopo 10 anni di residenza regolare sul suolo italiano. Caso che corrisponde a quello della storia. Tuttavia, la regolare residenza sul territorio del nostro Paese, come indicato dalla legge Bossi-Fini (n. 189 del 30 luglio 2002), è legata all’ottenimento di un permesso di soggiorno. È proprio quest’ultimo l’elemento che costituisce l’incongruenza principale, rendendo la storia estremamente improbabile: per ottenere il documento, infatti, i richiedenti devono essere considerati rifugiati o devono lavorare regolarmente in Italia.

L’improbabile status di rifugiato

Nel caso dei rifugiati, la cittadinanza può essere ottenuta dopo 5 anni di regolarità. Nell’aneddoto, però, il protagonista ha ottenuto lo status di cittadino dopo 11 anni di residenza, ben 6 anni dopo il primo momento utile. Va considerato, inoltre, che il Marocco è un Paese relativamente pacifico – nonostante gli scontri con la Repubblica Araba Democratica dei Sahrawi per il controllo del Sahara Occidentale – e democratico, dal quale non si hanno notizie di persecuzioni di minoranze etniche o religiose. Ciò significa che secondo i parametri espressi dal Ministero dell’Interno, risulta difficile che un cittadino marocchino ottenga asilo in Italia.

Come spiega il sito del Ministero, esiste un altro tipo di protezione, definita «sussidiaria e umanitaria», pensata ad hoc per coloro che non possono ottenere lo status di rifugiato. Questa forma di protezione internazionale, però, viene riconosciuta ai cittadini marocchini solo nell’1% dei casi.

L’improbabile cittadinanza per lavoro in nero

Assodato che è altamente improbabile che il protagonista della storia abbia ottenuto il permesso di soggiorno – e quindi la cittadinanza – in quanto rifugiato, rimarrebbe la possibilità che il documento sia stato rilasciato per lavoro. Tuttavia, anche qui l’aneddoto si contraddice, perché «il marocchino», avrebbe lavorato sempre e solo in nero. Il che significa che l’attività lavorativa non potrebbe valere ai fini dell’ottenimento del permesso.

Inoltre, per ottenere la cittadinanza italiana i cittadini stranieri che la richiedono devono necessariamente rispettare dei parametri reddituali. Nel caso di un individuo coniugato con tre figli a carico (come raccontato nella storia) il reddito richiesto è di 12.913 euro annui, ben superiori all’«Isee pari a zero» di cui si legge nella storia. Inoltre, il reddito in questione non permette l’ottenimento del reddito di cittadinanza, erogabile solo a individui con un Isee inferiore a 9.360 euro.

Il ricongiungimento con la madre

In ultima, ai cittadini italiani è consentito fare domanda per il ricongiungimento familiare per i genitori. Tuttavia per ottenere il permesso, il familiare deve risiedere sul territorio italiano per almeno dieci anni, dei quali gli ultimi due dovranno essere continuativi. Solo così la madre del protagonista potrebbe ottenere la pensione dello Stato italiano. Anche qui la storia è incongruente, quindi, poiché alla madre non verrebbe erogata la pensione per i prossimi dieci anni, e di certo non potrebbe tornare a vivere in Marocco.

Conclusioni:

Molti utenti stanno condividendo la storia, indignati dal fatto che un cittadino che paga i contributi possa godere di tanti sussidi. L’aneddoto, però, è totalmente inventato e non potrebbe realizzarsi secondo la legge italiana.

Questo articolo contribuisce a un progetto di Facebook per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Facebook.

Del fact check di questa bufala si sono occupati anche i colleghi di Facta.

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