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Il giallo del dossier sul soldi russi ai partiti: un “avvertimento” per il nuovo governo?

«Al momento» l’Italia non risulta coinvolta nel report. Ma secondo i retroscena Roma è citata nel dossier. Il sospetto di un warning per il dopo elezioni

Un “avvertimento” per il nuovo governo? Il presidente del Copasir Adolfo Urso dice che «al momento» l’Italia non risulta tra i paesi coinvolti nel dossier sui 300 milioni di dollari veicolati dalla Russia ai partiti stranieri «ma le cose possono sempre cambiare». E chiede all’amministrazione degli Stati Uniti di fornire «immediate ed esaurienti informazioni al governo italiano». Ma i retroscena dei giornali raccontano un’altra storia. Che parte dai rapporti con Mosca costruiti da partiti come Lega e Movimento 5 Stelle negli ultimi anni. E arriva al sospetto che il rapporto costituisca un «warning» per il nuovo governo in arrivo. Mentre la diplomazia di Washington fa sapere che il dossier non sarà consegnato agli esecutivi degli altri paesi in quanto «classificato».


I «dati sensibili» sull’Italia nel report Usa

La Repubblica scrive oggi che una «fonte autorevole» che ne ha discusso con i vertici del Dipartimento di Stato Usa conferma che l’Italia è citata nel dossier. Anche se è possibile che gli Usa non abbiano ancora informato il governo italiano e l’intelligence. Il rapporto è stato redatto dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca. Ed è composto da informazioni di intelligence e fonti aperte. Ossia già disponibili pubblicamente. Washington ha lanciato il sasso per lo stesso motivo che ha portato a declassificare le informazioni sulla guerra in Ucraina e sulle mosse russe al confine con Kiev. Ovvero per rivelare le intenzioni di Putin con lo scopo di fungere da deterrente. Ma anche per lanciare un avvertimento: gli Usa sanno. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ieri ha avvertito che il dossier potrebbe non essere uno solo. Per Di Maio «se ci sono dei partiti che hanno preso soldi da Putin probabilmente sono quei partiti che ci hanno reso dipendenti dal gas di Putin. Quello che so è che dobbiamo fare una commissione d’inchiesta, dobbiamo vedere se c’è qualcuno che ci ha venduto a Putin». Ma nel dettaglio dei singoli paesi coinvolti l’intelligence americana lavorerà «con discrezione». Anche se al Dipartimento di Stato «non è dispiaciuta» l’attenzione nei confronti del dossier alla vigilia delle elezioni del 25 settembre.


Il warning

Gli analisti, spiega invece Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, ritengono che la bomba sganciata a due settimane dall’apertura delle urne possa essere un avviso, un warning al nuovo governo sull’atteggiamento da tenere nei confronti di Washington. La data da tenere a mente è l’anno 2014. Fu l’epoca dell’invasione della Crimea e di parte del Donbass da parte di Mosca. Ovvero l’inizio della crisi tra la Russia e Ucraina poi diventata guerra aperta a partire dal 24 febbraio 2022. Intanto si attende la riunione del Copasir con Franco Gabrielli venerdì. E a questo proposito si registra anche l’irritazione del Partito Democratico. L’agenzia di stampa Agi dice che a preoccupare i Dem sono soprattutto le parole definite “sibilline” con cui Urso ha difeso la posizione del centrodestra sulla Russia e la crisi in Ucraina: «La Lega e le altre forze del centrodestra in Parlamento hanno sempre sostenuto tutte le decisioni a sostegno dell’Ucraina», compreso l’invio di armi, ha spiegato. Per poi aggiungere: «Lo stesso non si può dire per la sinistra».

Il giallo Volker

Intanto c’è un giallo sull’intervista rilasciata ieri a Repubblica dall’ex ambasciatore Usa presso la Nato Kurt Volker. La presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha annunciato una querela. Ma proprio Urso ha rivelato di aver parlato con Volker, il quale gli ha assicurato di non aver detto quanto riportato dal quotidiano su Fdi e Lega. «Mi ha consegnato un biglietto in cui mi autorizza a smentire ufficialmente che lui abbia mai pensato che Fdi potesse avere qualche forma di collegamento con la Russia».

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