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Credo. Scegli. Pronti. Perché questa campagna elettorale bisillabe viaggia su ruota e quale partito ha speso di più?

La pubblicità dinamica ha un costo per autobus che si aggira tra i 5 e i 10 mila euro. Le liste candidate hanno speso, in media, una cifra superiore ai 100 mila euro

Forse più che in altre tornate elettorali, le elezioni politiche del 25 settembre hanno visto proliferare sui mezzi di trasporto locale volti e mezzi busti dei leader di partito. Ognuno accompagnato da slogan brevi, brevissimi: sembra che i comunicatori che lavorano nell’ombra delle segreterie si siano messi d’accordo per accattivare gli elettori attraverso parole bisillabe. Tutti fanno leva su parole chiave associate al frontman del singolo schieramento. Ogni fiancata, ogni finestrino è uno spazio utile per le affissioni. Sono stati avvistati persino degli autobus “indecisi” su chi sostenere: a Roma circola un pullman che riporta sul retro la faccia di Enrico Letta e il logo del Pd, sul lato tre foto in serie di Matteo Salvini che promette «pace fiscale», «iva zero» e «stop sbarchi». In campagna elettorale vale tutto.


C’è un motivo se la pubblicità esterna su mezzi dinamici non luminosi – così si definisce in gergo – ha riscosso tanto successo nelle settimane prima del voto. Solitamente, il periodo delle consultazioni elettorali viene deciso con largo anticipo: ciò permette ai partiti di investire risorse nelle affissioni sui classici pannelli sei per tre e sui muri esterni dei palazzi. A 30 giorni dalla chiamata alle urne, tuttavia, la legge prevede che «le affissioni politico-ideologiche» siano oscurate. Di fatto, tra la crisi di governo di fine luglio e il 25 settembre, c’è stato solo un mese di tempo per fare propaganda a pagamento con manifesti fissi. Per di più, trattandosi di agosto, la desertificazione delle città non avrebbe comunque garantito alle gigantografie il raggiungimento di un buon numero di spettatori. La pubblicità dinamica sui mezzi di trasporto, invece, è immune dai vincoli di legge imposti all’attacchinaggio politico. Niente par condicio, libertà di circolazione, anzi, di veicolazione della propaganda fino a 24 ore prima dell’apertura dei seggi.


Il pomeriggio del sabato pre-elettorale, nei depositi di Atac, Atm e delle altre aziende di trasporto pubblico, il lavoro di rimozione delle pubblicità dei partiti sarà delirante: autobus, tram e filobus dovranno essere ripuliti da ogni messaggio politico per continuare a circolare il 25 settembre. Ad ogni modo, nonostante l’exploit dei social, la campagna elettorale di quest’anno ha dimostrato la sua dipendenza dai mezzi di comunicazione più tradizionali. È anche vero, però, che rispetto ai semplici cartelloni di una volta, l’evoluzione tecnologica ha consentito di applicare sulle vetture scenografie avanzate dal punto di vista estetico, con decorazioni integrali del mezzo e maxi-adesivi apposti sui vetri. Ma quanto costa per un partito tappezzare un autobus?

I costi

Per trasformare un veicolo che si muove su gomma in un muro decorato viaggiante occorre una cifra che oscilla tra i 5 e i 10 mila euro, per 30 giorni di campagna. Ovviamente il prezzo del concessionario pubblicitario cambia a seconda della quantità di mezzi richiesti dal cliente. Per comprendere il potenziale economico della pubblicità dinamica, basta rapportare queste cifre al numero di veicoli che circolano in ogni città: ad esempio, a Roma, il parco mezzi di Atac conta tra le 1.600 e le 1.800 vetture circolanti. Il tariffario non varia molto tra Nord, Centro e Sud: i listini sono abbastanza lineari, la differenza è che per garantire una copertura in una grande città è necessario decorare più veicoli. D’altro canto, considerando il numero di persone che per studio o per lavoro si riversano ogni giorni nei grossi centri urbani, è più facile ampliare il target e intercettare anche gli abitanti di città satelliti.

Azienda leader del mercato della pubblicità esterna, in Italia, è IGPDecaux. Per questa campagna elettorale, ha fornito spazi pubblicitari sui mezzi di trasporto locali nelle città di Milano, Verona, Venezia, Genova, Firenze, Pistoia, Prato, Roma, Ancona, Belluno, Bologna, Cagliari, Brescia, Como, Varese, Perugia, Spoleto, Foligno, Pescara, Torino, Treviso, Pordenone e Vicenza. A loro si sono rivolti quasi tutti i partiti, con una spesa media per una campagna elettorale di 30 giorni che oscilla tra i 100 e i 120 mila euro. Una media che tiene conto, però, di quattro liste elettorali che hanno speso da sole una cifra superiore ai 250 mila euro. Da Sinistra italiana – molto pubblicizzata a Bologna -, a Fratelli d’Italia: le forze politiche che hanno fatto pubblicità dinamica tramite IGPDecaux – oltre i due già citati – sono Lega, Forza Italia, +Europa, Pd, Azione e 5 stelle.

Sono quattro i partiti che, con ampio distacco, hanno investito di più per fare propaganda sui veicoli del trasporto pubblico locale: Azione, Partito democratico, Lega e Fratelli d’Italia. «Ovviamente – ci spiegano da IGPDecaux – sono stati tutti trattati con il criterio della par condicio in quanto a prezzi e accessibilità agli spazi». Tradotto? Chi prima arriva, meglio alloggia: vale anche per gli autobus. «La pubblicità dinamica raggiunge ancora importantissimi risultati in termini di audience e garantisce risultati estetici spettacolari, ad esempio a Milano, dove facciamo girare dei tram “pellicolati” finanche sui vetri, che diventano dei muri decorati viaggianti. Anche per questa campagna elettorale – concludono dall’azienda – riusciremo a garantire una copertura del 90% del target di riferimento. Almeno una volta, tutti gli abitanti di ogni singola città incroceranno un autobus con il messaggio del partito che ha commissionato la pubblicità».

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