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Iran, la polizia spara contro i manifestanti: «Almeno 31 civili uccisi». Bloccato Whatsapp e Instagram

Secondo l’ong Iran human rights, le vittime durante le manifestazioni sarebbero finora almeno 31. Intanto il presidente iraniano ha rifiutato un’intervista con la Cnn perché la giornalista non indossava il velo

In Iran le autorità hanno bloccato l’accesso a Instagram e Whatsapp. Una decisione che è stata presa in risposta alle proteste di massa per la morte di Mahsa Amini, la 22enne deceduta mentre era sotto custodia della polizia morale per non aver indossato correttamente lo hijab. La morte di Amini ha suscitato grande indignazione in tutto il mondo e ha portato a manifestazioni spontanee anche in Italia. Secondo gli attivisti, la donna originaria del Kurdistan, regione nel nord-ovest dell’Iran, è stata colpita a morte in testa. I funzionari, però, hanno negato questa ipotesi e annunciato un’indagine. Dall’inizio delle proteste, le connessioni internet in tutto il paese sono state rallentate. Da ieri sera, poi, Instagram e Whatsapp sono stati bloccati del tutto, con l’obiettivo di impedire l’organizzazione di nuove manifestazioni e limitare gli scambi di messaggi tra i cittadini. L’agenzia di stampa Fars riporta che la misura è stata presa a causa «delle azioni compiute dai controrivoluzionari contro la sicurezza nazionale attraverso questi social network».


Le proteste represse con la violenza

Ieri, dal palco dell’Onu a New York, il presidente iraniano Ebrahim Raisi aveva accusato l’occidente di avere «un doppio standard sui diritti, soprattutto delle donne». In queste ore, Raisi ha anche cancellato all’ultimo minuto un’intervista con la Cnn, dopo che la giornalista Christiane Amanpour si è rifiutata di indossare il velo. A raccontare la vicenda è stata la stessa reporter di origine iraniana, a lungo inviata di guerra: «Credo che non voglia essere visto con una donna senza velo nel momento in cui nel suo Paese infuriano le proteste», ha precisato Amanpour. Intanto, il numero di vittime delle manifestazioni continua a salire. Secondo l’ong Iran Human Rights (Ihr), con sede a Oslo, sarebbero almeno 31 i civili uccisi in Iran dall’inizio delle proteste, represse con forza dalla polizia. «Il popolo iraniano è sceso in piazza per lottare per i propri diritti fondamentali e la propria dignità umana – ha denunciato il direttore della ong Mahmood Amiry-Moghaddam – E il governo sta rispondendo a queste manifestazioni pacifiche con le pallottole».


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