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Ucraina, in corso referendum nei territori occupati. Mosca: «Se vince sì, ogni attacco al Donbass sarà alla Russia»

23 Settembre 2022 - 14:53 Alessandra Mancini
epa10201038 A local man attends a referendum at a polling station in Lugansk, Ukraine, 23 September 2022. From September 23 to 27, residents of the Donetsk People's Republic, Lugansk People's Republic, Cherson and Zaporizhzhia regions will vote in a referendum on joining the Russian Federation. Russian President Vladimir Putin said that the Russian Federation will ensure security at referendums in the DPR, LPR, Zaporizhzhia and Cherson regions and support their results.  EPA/STRINGER
Kiev accusa Mosca di «aver organizzato gruppi armati per circondare le abitazioni» costringendo i cittadini ad andare a votare.
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A partire da oggi e fino a martedì 27 settembre nelle regioni occupate dalle forze separatiste filo-russe, di Lugansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Cherson, si tengono i referendum di annessione alla Russia. Definiti una «farsa» dalla comunità internazionale e descritti, invece, come «conformi alle norme internazionali e alla Carta delle Nazioni Unite» dalla presidente del Consiglio della Federazione russa Valentina Matviyenko, citata dalla Tass. I referendum rappresentano una nuova svolta nel conflitto, che la Russia potrebbe utilizzare come pretesto per intensificare l’azione militare. Come spiega Dario Fabbri, direttore della rivista Domino, su Open «se i referendum fossero approvati, Mosca deterrebbe il diritto di attaccare chiunque provi a recuperarli, anche con armi nucleari». Analisi confermata dalle dichiarazioni dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dalla Tass: «Se in Donbass vincerà il sì per l’unione con la Russia, Mosca considererà ogni attacco contro questo territorio come un attacco al proprio territorio». Tra la commissione elettorale ai referendum, secondo l’Agenzia russa Tass, ci sarebbero anche osservatori italiani nell’autoproclamata Repubblica di Donetsk. Alle consultazione presenziano 130 osservatori stranieri. Tra questi, oltre ai russi e agli italiani, altri provengono da Venezuela, Romania, Togo e Sudafrica.

Foto: Ansa

«Gruppi armati per costringere cittadini a votare»

Intanto la popolazione delle quattro regioni – secondo la Tass – è stata invitata a votare vicino alle proprie case, piuttosto che ai seggi elettorali. Inoltre Kiev accusa Mosca di «aver organizzato gruppi armati per circondare le abitazioni» costringendo i cittadini ad andare a votare. Questi – secondo quanto riportato dal governatore ucraino in esilio di Lugansk, Sergey Gaidai, al Guardian – sarebbero stati minacciati: «Coloro che non parteciperanno verranno licenziati dal lavoro». Per Gaidai la ricerca casa per casa ha un duplice scopo: «I russi stanno cercando carne da cannone» come risposta alla mobilitazione militare annunciata da Vladimir Putin pochi giorni fa. Stessa accusa è stata fatta da Petro Andryushchenko, consigliere del sindaco in esilio a Mariupol, via Telegram: «Si vota sotto la stretta supervisione di persone con armi automatiche», ha detto. A Mariupol, secondo Andryushchenko, i seggi si trovano in negozi e caffè, mentre 27 camion militari russi sono entrati in città». Mentre a Melitopol – nella regione di Zaporizhzhia, occupata dai russi – dove questa mattina i residenti sono stati svegliati da una potente esplosione, il sindaco ucraino in esilio Ivan Fedorov ha affermato che «La partecipazione a uno pseudo-referendum da parte dei cittadini, è il peggior tradimento».

L’appello di Navalny

Anche il dissidente politico Alexei Navalny – detenuto in Russia per motivi politici – si è opposto ai referendum. «Questo è un crimine contro il mio Paese. Non starò in silenzio. È come la mafia, sapete? Lega centinaia di migliaia di persone con il sangue ed è così anche per questa mobilitazione e questi falsi referendum». Il principale oppositore di Putin – ha dichiarato la sua portavoce, Kira Yarmish – ripresa da Novaya Gazeta Europa – è stato mandato in cella in punizione per 12 giorni dopo aver condannato la mobilitazione ordinata dal Cremlino, durante un’udienza in tribunale.

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