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Cosa ha detto davvero Ursula von der Leyen sull’Italia, il nuovo governo e gli «strumenti per recuperare» – Il video

Nella replica alla sua domanda sull’Italia durante l’incontro a Princeton la presidente della Commissione Europea si riferiva a Ungheria e Polonia

Ascoltando la risposta integrale di Ursula von der Leyen sull’Italia durante l’intervento all’università di Princeton negli Stati Uniti si nota che c’è qualche discrepanza tra i titoli dei quotidiani e quello che voleva intendere la presidente della Commissione Europea. L’intervento integrale è disponibile su YouTube e la risposta di von der Leyen si può ascoltare al minuto 53. La domanda sulle elezioni del 25 settembre arriva da Erika Passoni, phd student del Princeton’s Germany Department. «Questo è esattamente ciò di cui stavo parlando riguardo la democrazia con ognuno di voi. La democrazia è un processo costante, il cui cammino non si esaurisce mai. Non puoi metterla in una scatola e tenerla da parte. Ma il punto è come le persone si battono per la democrazia. Vedremo come andranno le elezioni (in Italia, ndr), abbiamo appena avuto quelle in Svezia».


E poi: «Il mio approccio è che qualsiasi governo democratico vuole lavorare con noi, lavoreremo insieme. Ed è interessante vedere come lavora il Consiglio europeo. Ci sono tante dinamiche nel gruppo tra pari. Non sei solo un Paese che dice voglio questo, voglio quello. Ma sei al Consiglio europeo e realizzi che il tuo futuro e il tuo benessere dipende anche dagli altri ventisei. È il bello delle democrazia. A volte siamo lenti, parliamo tanto, lo so. Ma la democrazia è anche questo». «Vedremo l’esito delle elezioni», dice poi riferendosi all’Italia. Ma è la frase successiva quella più importante: «Se le cose vanno in una situazione difficile – ho appena parlato di Ungheria e Polonia – abbiamo gli strumenti. Se le cose vanno nella giusta direzione… E le persone, a cui un governo responsabile è tenuto a rispondere, giocano un ruolo importante».


Il riferimento di von der Leyen sono la Polonia e l’Ungheria e non l’Italia. La sua commissione in effetti ha appena proposto di tagliare i fondi a Budapest se non ci saranno riforme sullo stato di diritto. Mentre per quanto riguarda Varsavia, la stessa presidente aveva risposto in questo modo a una domanda precedente: «Il governo polacco non vuole cambiare le leggi nel modo in cui abbiamo stabilito nel contratto del Pnrr per ripristinare l’indipendenza dei giudici. Perciò non possiamo erogare i fondi. Next Generation Eu è un contratto tra gli Stati membri e la Commissione. Funziona così: se fai queste riforme, avrai questi soldi dalla tua tranche. E il contratto con la Polonia prevede la legge per garantire l’indipendenza dei giudici che attualmente nel Paese non più garantita».

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