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Meta blocca 1.600 account di propaganda russa, casi anche in Italia: falsificati articoli di Ansa e Repubblica

Il colosso del social sostiene di aver smantellato anche un’altra rete più piccola di account che diffondeva fake news dalla Cina. Si trattava di bufale sulla politica interna americana ed europea

Meta ha annunciato di aver rimosso migliaia di account falsi, pagine e gruppi che su Facebook, e in minor parte su Instagram, diffondevano propaganda russa tra Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Ucraina. 1.633 account, 703 pagine, un gruppo e 29 profili Instagram che, collegati direttamente alla Russia, portavano avanti una narrativa incentrata sulla guerra e il suo impatto attraverso una rete «tentacolare» di oltre 60 siti web che, molto abilmente, si fingevano testate giornalistiche ufficiali come The Guardian e Bild. Dopo aver postato articoli “originali” che criticavano l’Ucraina e i rifugiati ucraini, sostenevano la Russia e contestavano le sanzioni occidentali, i falsi account promuovevano i contenuti giornalistici, meme e video di YouTube correlati su diverse piattaforme, tra cui Facebook, Instagram, Telegram, Twitter e i famosi siti web per petizioni Change.org e Avaaz. L’indagine di Meta ha colpito anche l’Italia: tra i 1.600 account ci sono anche quelli delle testate Ansa e Repubblica. «L’organizzazione» scrive la società, «coordinava in qualche caso anche la pubblicazione di articoli in più lingue. Ad esempio, lo stesso articolo su Bucha pubblicato lo stesso giorno in inglese sul sito contraffatto del Guardian è poi stato pubblicato in italiano sul sito contraffatto dell’ANSA e in tedesco sul sito contraffatto di Spiegel». Ansa da parte sua ha fatto sapere di aver segnalato presso il Cnaipic (Polizia Postale) tutti i casi di disinformazione nei quali l’agenzia è rimasta coinvolta e rispetto ai quali si ritiene parte lesa.


«La più grande rete collegata a Mosca mai identificata»

Meta spiega anche come all’inizio l’equilibrio tra i Paesi presi di mira fosse «sostanzialmente uniforme». «Dal 5 giugno al 14 luglio, l’operazione ha creato più di 15 siti che si sono spacciati per siti di notizie legittimi. Uno si è concentrato sull’Ucraina, due sulla Francia, due sull’Italia, tre sulla Lettonia, quattro sul Regno Unito e cinque sulla Germania», informa l’impresa statunitense che controlla i servizi di rete sociale Facebook, Instagram e i servizi di messaggistica istantanea WhatsApp e Messenger. «A partire dal 16 luglio, la situazione è cambiata. Sono stati creati almeno altri 40 domini di siti tedeschi falsificati e di nessun altro Paese». Un’accelerazione che sembra essersi attenuata a fine agosto «per poi riprendere a settembre». La compagnia ha sottolineato che era la rete più grande e più complessa collegata alla Russia mai identificata dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Contestualmente, Meta ha smantellato un’altra rete, molto più piccola e proveniente questa volta dalla Cina, che violava la policy contro i comportamenti non autentici coordinati prendendo di mira la politica interna degli Stati Uniti, in vista delle elezioni autunnali di mid-term e la politica estera della Repubblica Ceca nei confronti di Cina e Ucraina. L’operazione avrebbe raggiunto un pubblico statunitense molto limitato, con alcuni post che sono stati visualizzati da una sola persona. Tuttavia, la compagnia ha sottolineato che si trattava del primo network di Pechino che puntava gli americani con messaggi di politica interna.


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