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Stefano Bonaccini: «Io prossimo segretario Pd? Mi candiderò se è utile»

Secondo il governatore dell’Emilia-Romagna, il dato positivo è «che il partito possa aprirsi a persone come Elly Schlein o Roberto Speranza»

«Mi candiderò alla Segreteria del Pd se capirò che può essere utile». Ad affermarlo è il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ospite di Otto e Mezzo su La7. «Non servirà il mio nome – continua il governatore – se affrontiamo i problemi cruciali». E sulle autocandidature a segretario del partito, Bonaccini ha affermato di non aver apprezzato «perché Enrico Letta ha proposto di riflettere». Il dato positivo, però, è «che il partito – continua Bonaccini – possa aprirsi a persone come Elly Schlein o  Roberto Speranza». Secondo il governatore dell’Emilia Romagna la sconfitta alle elezioni politiche di domenica 25 settembre – che hanno visto trionfare Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni – è dettata dal fatto che il Pd «non ha un profilo forte e un’identità precisa». È questa l’analisi della sconfitta del presidente dell’Emilia Romagna, per il quale l’unico modo di combattere le destre alle urne è «un’alleanza con chi condivide un programma riformista e progressista». Ma su una possibile alleanza con il M5s, Bonaccini afferma «che si era tutti d’accordo nel non fare l’alleanza elettorale con i pentastellati. Dopo la caduta del governo Draghi non era pensabile ricucire con loro». Tuttavia, ribadisce la necessità di aprire una discussione «con tutti quelli che si troveranno in un’alleanza progressista». Nella nuova legislatura, dunque, il Partito democratico si troverà all’opposizione che dovrà essere, per il governatore, «molto dura e intransigente laddove riteniamo possa scassare il Paese, compromettere diritti acquisiti o non, dare risposte giuste». Sui tempi del congresso, invece, è stato chiaro: «Farlo entro la fine dell’anno è impossibile».


«Serve una leadership, ma anche un partito»

Questa mattina, in un’intervista al Corriere della Sera, il governatore ha parlato della necessità di una leadership, sottolineando la fragilità di un partito che è arrivato alle elezioni senza un progetto forte per l’Italia e senza un’alleanza all’altezza della sfida, nonostante tutti gli sforzi fatti da Letta. «O si cambia, o si muore». Lo certifica il voto dei cittadini». E quindi «o cambiamo profondamente o bruceremo in fretta anche il prossimo segretario. Serve una leadership ma serve anche un partito. Il problema non è di forma o di ruoli, ma di sostanza. Iniziamo per esempio col dire che nel gruppo dirigente servono molti più amministratori locali, donne e uomini, spesso giovani, che ogni giorno devono dare risposte ai cittadini sui problemi reali e che in questi anni hanno tenuto in piedi con il loro lavoro silenzioso il partito: non possiamo più tenerli in panchina». Mentre sul nuovo governo Meloni, Bonaccini ha proposto «tre questioni di fondo su cui dovremo misurarli: il nostro ruolo in Europa, perché c’è una pandemia energetica da sconfiggere e un Pnrr da realizzare, e parliamo di lavoro da tutelare e nuova occupazione da creare, imprese che non possono chiudere e un Paese che può cambiare e innovare; il ruolo della sanità e della scuola pubbliche, due pilastri fondamentali della coesione sociale; i diritti delle persone, perché l’Italia non può diventare l’Ungheria».


Infine, le alleanze. «Conte è riuscito a consolidare la sua leadership. Io non li ho mai rincorsi, né ho mai messo Conte su un piedistallo. Però – ha affermato – ho collaborato bene con lui, quando ero presidente della Conferenza delle regioni e lui era premier. Così come mi confronto con il M5s in Regione: sono all’opposizione ma la collaborazione è molto positiva e in diverse città importanti adesso governiamo insieme, dopo le recenti amministrative». E arrivando a Calenda e Renzi: «Io sto ai fatti: sono andati per conto loro e hanno perso esattamente come noi. Tant’è che governerà la destra. In compenso siamo insieme in tante città. Anche nella mia Regione sono lealmente in maggioranza e per me è un valore. Adesso che il voto c’è stato fermiamo le polemiche».

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