Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Si è chiusa la stagione degli incendi: da nord a sud, dove sono i 60mila ettari di vegetazione andati in fumo

Sono 69.321 gli interventi fatti dai vigili del fuoco dal 15 giugno al 30 settembre

Quella appena conclusa è stata l’estate più calda degli ultimi 20 anni. Il Copernicus climate change service, il servizio per le previsioni metereologiche della Commissione europea, ha affermato che la temperatura è stata superiore alla media di 0,3 gradi. Non solo, l’agosto del 2022 è stato il terzo più caldo dal 1991 al 2020. E con le alte temperature, si sa, arrivano anche gli incendi. I vigili del fuoco hanno comunicato che dal 15 giugno al 30 settembre, nel corso della campagna antincendi boschiva, sono intervenuti 69.321 volte. Sempre secondo i dati forniti da Copernicus, ad oggi nel 2022 sono bruciati 58.044 ettari di vegetazione. Guardando ai grafici, si può notare una crescita costante della quantità di boschi andati in fumo, con picchi assoluti registrati nel 2021 e nel 2017.


«Cento incendi al giorno»

Ansa – Massimo Percossi | Incendio in via Ardeatina altezza via della Fotografia

I vigili del fuoco hanno registrato 14.012 interventi effettuati nella sola Sicilia, la regione più colpita dagli incendi estivi. Poi c’è la Puglia, con 9.972 e il Lazio, con 8.901. Se torniamo alla cronaca dei primi giorni di luglio, possiamo risalire a quando il 4 luglio la Protezione civile proprio del Lazio aveva denunciato 100 incendi al giorno. Uno di questi aveva colpito l’area della Pineta Sacchetti e di Monte Mario. Là vicino un altro rogo aveva distrutto un centro estivo per bambini, mentre quest’altro era riuscito arrivare vicino ad alcune abitazioni. Al punto che le ambulanze sono intervenute per soccorrere gli intossicati e un centro sportivo è andato in fumo.


Alle pendici del Monte Amiata

Incendio in Maremma Grosseto, evacuato Cinigiano

Tra gli incendi più violenti e pericolosi non si può non ricordare quello che ha colpito la Maremma a fine luglio. Le prime fiamme erano state rilevate alle pendici del Monte Amiata, nella zona del Granaione. In poche ore, hanno iniziato a minacciare allevamenti e abitazioni anche del vicino Cinigiano, con alcune famiglie che sono state evacuate per precauzione. Il paese è rimasto senza acqua e senza elettricità per diverso tempo, con i vigili del fuoco a pochi metri che hanno lottato per giorni contro i nuovi focolai che tendevano a formarsi a causa del caldo e del forte vento.

Carso in agosto

Il rogo di fine luglio sul Carso

Come detto, è stato agosto il mese dei record. Se un primo rogo è esploso a fine luglio, è proprio nei giorni successivi che il Carso, nel Friuli-Venezia Giulia, ha vissuto le sue ore più difficili. Il 6 agosto, nella zona di Duino, fiamme alte vari metri sono state intraviste nei boschi. Per salvaguardare la gente del posto, era stato interrotto il traffico ferroviario, soprattutto dopo che alcuni capotreni avevano dichiarato di aver visto delle fiamme poco lontano dai binari. Alcuni giorni dopo, un altro incendio ha minacciato le località più vicine al confine con la Slovenia e ha portato anche in questo caso all’evacuazione di diversi residenti. In questo caso, la Protezione civile si era servita di un vascone per l’acqua che si è rivelato poi utile nel quarto incendio. In questo caso, a subire disagi, furono le strade che collegano la zona del Carso con Trieste.

L’incendio doloso di Lecce

Una foto del bosco Guarini una volta spente le fiamme

Tuttavia, non è sempre colpa del caldo se le nostre foreste bruciano. A Lecce, per esempio, un operatore della Protezione civile di 53 anni è stato arrestato dai carabinieri perché il 2 agosto aveva appiccato un incendio nel bosco Guarini, nel comune di Tricase. Un rogo che ha distrutto 1,5 ettari di vegetazione in un’area vicina ad alcuni centri abitati. In quell’occasione è stato possibile individuare l’autore grazie al sistema di videosorveglianza che era stato installato nelle vie d’accesso al bosco dopo i numerosi incendi dolosi che si stanno verificando da 10 anni in Puglia.

L’isola in fiamme

Le fiamme di Pantelleria, Sicilia

Infine, particolare preoccupazione è stata destata dall’incendio che ha coinvolto l’isola di Pantelleria, tra la Tunisia e la Sicilia. Le fiamme hanno costretto alla fuga residenti e turisti. Anche in questo caso, l’ipotesi è che si sia trattato di un atto doloso. Il sindaco Vincenzo Campo aveva forti sospetti a riguardo, soprattutto perché le fiamme erano partite da due punti distanti centinaia di metri tra loro. Il rogo ha bruciato per circa due giorni, spento solo grazie all’intervento dei Canadair.

Continua a leggere su Open

Leggi anche: