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Rastrellamento del ghetto di Roma, La Russa: «Pagina buia della nostra storia». Fontana lo segue: «Fu raccapricciante»

I nuovi presidenti di Senato e Camera hanno voluto ricordare la deportazione degli oltre mille ebrei da Roma nel 1943

Dopo le dure parole di Meloni di condanna del rastrellamento del Ghetto di Roma avvenuto 79 anni fa, è la volta dei nuovi rappresentanti ai vertici delle istituzioni. Anche il neoeletto presidente del Senato, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, presidente della Camera della XIX legislatura, hanno voluto infatti esprimersi a proposito della ricorrenza. «Il rastrellamento del ghetto di Roma rappresenta una delle pagine più buie della nostra storia», ha esordito La Russa. Il 16 ottobre 1943 «oltre mille persone tra donne, uomini e bambini furono strappate ai loro affetti e deportate al campo di sterminio di Auschwitz. Solo 16 di loro fecero ritorno». La Russa ricorda come sia compiuto «di tutti, a cominciare dalle più alte istituzioni, tramandarne il ricordo affinché in futuro non si ripetano mai più simili tragedie». «Alla comunità ebraica – conclude – oggi come sempre, la mia sincera vicinanza». Parole che riecheggiano anche nella dichiarazione del leghista Fontana. «Il sabato nero del ghetto di Roma deve rappresentare una memoria indelebile affinché simili orrori non si ripetano mai più», ha commentato, definendo la data «una delle pagine più buie, tristi e raccapriccianti della storia del nostro Paese». Conclude il suo messaggio affermando che il «dovere delle Istituzioni» è quello di «mantenere sempre vivo il ricordo per contrastare qualsiasi forma di razzismo e antisemitismo». Nella sua nota, la leader di FdI aveva ricordato «la furia nazifascista» dietro quel che ha definito una «vile e disumana deportazione di ebrei romani: donne, uomini e bambini furono strappati dalla vita, casa per casa».


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