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Chi è Antonio Tajani, il nuovo ministro degli Esteri e vice premier del governo Meloni

Un passato da giornalista, portavoce del Cav, è stato commissario europeo e presidente del Parlamento europeo dal 2017 al 2019

Antonio Tajani sarà vicepremier con delega agli Esteri nel nuovo Governo Meloni. Il coordinatore nazionale di Forza Italia, sarà così l’uomo che salirà alla Farnesina al posto di Luigi di Maio come ministro degli Esteri. Nel mirino dopo l’ultimo audio di Silvio Berlusconi sulla guerra in Ucraina, ma anche quello sulla sua amicizia con Vladimir Putin che ha scatenato le proteste da parte dell’opposizione, l’ex presidente dell’Europarlamento ha ricevuto l’endorsement per la sua candidatura alla Farnesina dai popolari europei, tanto da essere definito una «garanzia dell’atlantismo di FI» e «simbolo di continuità del nuovo governo italiano e del suo posizionamento europeista» dal presidente del Ppe, Manfred Weber. Tajani, una carriera da giornalista, due volte commissario europeo e presidente del Parlamento Ue dal 2017 al 2019 è di fatto il garante in Europa per il Cavaliere, o meglio «un europeista convinto e un convinto sostenitore delle relazioni transatlantiche», nelle parole della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola.


La carriera

Tajani, nato a Roma 71 anni fa, è un fedelissimo di Silvio Berlusconi, del quale è stato il portavoce negli anni Novanta e successivamente anche a palazzo Chigi, prima di essere eletto a Strasburgo nelle fila di Forza Italia nel luglio del 1994. Tra i fondatori del partito di centrodestra e presente all’atto di fondazione nello studio del notaio milanese Roveda assieme – tra gli altri – a Marcello dell’Utri e Cesare Previti, Tajani è stato per due volte membro della Commissione di Bruxelles: la prima ai trasporti, la seconda all’industria. Dopo una parentesi di politica nazionale con la candidatura a sindaco di Roma nel 2001, battuto al ballottaggio da Walter Veltroni, in Europa – il candidato del Partito popolare europeo – è stato eletto nel 2017 (fino al 2019, quando lasciò il posto a David Sassoli) presidente del Parlamento europeo con 351 voti a favore, contro i 282 raccolti dal socialista Gianni Pittella. Un risultato che dedicò alle vittime del terremoto che colpì il centro-Italia in quegli anni e che portò l’ex giornalista del Gr1 e de Il Giornale di Montanelli a essere il primo italiano a ricoprire la carica dopo 38 anni di assenza, dai tempi del democristiano Emilio Colombo.


Una via spagnola a suo nome e la polemica in Europa per le parole su Mussolini

Anni proficui di mandati europei, ma anche riconoscimenti internazionali. Tre su tutti: il conferimento del titolo di Ufficiale dell’Ordine della Legion d’Onore dalla Francia e la Gran Croce dell’Ordine al Merito Civile dalla Spagna. E, infine, l’intitolazione – nel 2014 – di una via Antonio Tajani in Spagna, a Gijón nel Principato delle Asturie, come ringraziamento per aver salvato il posto di lavoro di duecento operai impiegati in una multinazionale americana, la Tenneco, che nel 2012 era sull’orlo del fallimento e aveva deciso di delocalizzare. Per gli operai, fu proprio Tajani, con i suoi interventi alla Commissione a salvare l’industria e rilanciare la società. Non solo una via, ma anche un bosco può vantare il coordinatore nazionale di Forza Italia. Nel 2017, infatti, la comunità ebraica europea ha deciso di dedicargli un bosco di 18 alberi, simbolo della vita, in Israele, come segno di riconoscimento del suo lavoro «per costruire ponti tra le religioni così come tra l’Unione europea e le varie confessioni». Nel 2019, la bufera per aver elogiato Benito Mussolini. Nell’intervista – rilasciata nel 2019 ai microfoni di Radio 24, nel programma La Zanzara – ha affermato, infatti, che Mussolini «fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non si è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro Paese, poi le bonifiche». Dopo le dichiarazioni di Tajani, quella stessa mattina del 2019 il Pe – riunito in seduta plenaria – aveva modificato l’ordine del giorno previsto e dedicato parte della mattinata a dibattere sulla vicenda. A seguito delle polemiche, poco dopo erano arrivate le scuse: «Da convinto antifascista – aveva detto Tajani – mi scuso con tutti coloro che possano essersi sentiti offesi dalle mie parole, che non intendevano in alcun modo giustificare un regime antidemocratico e totalitario. Ho sempre ribadito che Mussolini e il fascismo sono stati la pagina più buia della storia del secolo passato».

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