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Morgan pronto alla chiamata di Sgarbi al ministero: «Io al governo come uno scienziato»

«Se mi lasciano libero di agire quello che sogniamo potrebbe realizzarsi, questa volta» garantisce il cantante che aspetta un incarico dal neo sottosegretario alla Cultura e suo amico Vittorio Sgarbi

Morgan a capo di un dipartimento ad hoc dedicato alla musica? Al musicista non sembra dispiacere l’ipotesi di ottenere l’incarico che il neosottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi ha detto di volergli affidare. Un sodalizio nato da una visione comune: «Con lui discuto del tema della cultura da più di vent’anni, e lui come me è convinto che la musica abbia un ruolo determinante», racconta Morgan al Corriere della Sera. «C’era bisogno di una visione luminosa come la sua per mettere a frutto questo progetto in realtà molto semplice: promuovere una rinascita culturale attraverso tutto quel patrimonio non valorizzato che abbiamo e che invece va promosso», prosegue.


Tra anarchia e scienza

Sostiene che ad accomunare lui, il critico d’arte e la premier Giorgia Meloni ci sia una qualità: il coraggio. D’altronde non sembra avere alcun interesse a smarcarsi dalla nuova leader di centrodestra: «La cultura è super partes, non va collocata politicamente». Ciononostante non risparmia critiche alla controparte: «Enrico Letta non mi avrebbe mai chiamato, ma questo perché la sinistra non ha il briciolo di un’idea da dopo Bertinotti. La destra fa più cose di sinistra della sinistra, la sinistra ormai è tutta orientata al mercato. Franceschini è stato un ministro spento, culturalmente, bisognava trovare il tasto “on”». Sulla sua collocazione politica, il cantautore non si sbilancia: «Io non sono schierato, sono libertario che significa anarchico. Se mi lasciano libero di agire quello che sogniamo potrebbe realizzarsi, questa volta». E ancora: «Non faccio scelte per l’ideologia ma per un ideale di bellezza e voglio dire che io non sono un politico, ma un uomo di spettacolo che continuerà a fare spettacolo e non voglio neanche sentir parlare di conflitto di interessi perché la scena è per chi ci sa andare. Io non sto facendo politica, ma cultura».


Più che tecnico, scienziato

In questo senso, più che un «tecnico», il fondatore dei Bluvertigo si definisce «uno scienziato, un intellettuale»: «C’è bisogno di una riforma discografica, va presa in mano la situazione musicale, anche attraverso delle regole, sia che si parli di Sanremo come dei talent show». Nel senso, spiega, che «Anche la musica popolare ha bisogno di avere una dignità culturale, non può essere nelle grinfie della tv. Il Servizio pubblico dovrà cambiare andazzo, smettendo di trascurare intelligenze e abbassando di continuo il livello del messaggio. Non va bene».

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