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Il giallo sull’elicottero precipitato nel Foggiano, a bordo nessuna scatola nera: cosa sappiamo finora

Il padre di uno dei piloti ha sollevato dubbi sulle autorizzazioni al decollo. «Chi ha dato l’ok per la partenza?», ha detto Francesco Nardelli

Si continuano a cercare risposte sulle cause dell’incidente avvenuto ieri mattina, sabato 5 novembre, sul Gargano dove un elicottero è precipitato causando la morte di sette persone: i due piloti, una famiglia di turisti sloveni con due figli adolescenti e un medico del 118. Questa mattina, 6 novembre, i soccorritori oltre a recuperare le sette salme, liberandole dal relitto, hanno esaminato i resti del mezzo per acquisire elementi utili al fine di comprendere la dinamica del disastro aereo. Tra le prove ai fini dell’inchiesta, però, mancherebbero i dati dei registratori di volo – le cosiddette “scatole nere” – poiché «la normativa aeronautica vigente non ne prevede obbligatoriamente l’installazione a bordo di aeromobili del tipo coinvolto nell’incidente», spiega in una nota il team dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del voto. E sembrerebbe, secondo quanto riferito dal procuratore di Foggia Ludovico Vaccaro, che il velivolo dell’Alidaunia – la ditta proprietaria dell’elicottero – non l’avesse in dotazione. Intanto la procura ha aperto un’inchiesta con le accuse di disastro aviatorio colposo e omicidio colposo plurimo a carico di ignoti. Ma le cause dell’incidente sono ancora tutte da chiarire e Vaccaro non si sbilancia: «in questa prima fase di indagini preferiamo non commentare. Ieri c’era maltempo questo è l’unico dato certo». Dal luogo del disastro, nella parte ovest del Gargano, a Castel Pagano di Apricena, i corpi sono stati portati all’obitorio di San Severo per il riconoscimento, ma secondo quanto anticipato dal procuratore di Foggia, probabilmente l’autopsia verrà eseguita solo sui corpi dei due piloti.


Il padre del pilota: «Chi ha dato l’ok con quel meteo?»

Un’altra perplessità sulla dinamica dell’incidente e che ancora sembra non aver trovato una risposta riguarda le autorizzazioni al decollo e i relativi responsabili. «Chi ha dato l’ok per la partenza?». A porre la domanda è Francesco Nardelli, il padre di Andrea Nardelli, il pilota di 39 anni morto nello schianto. «Sapevamo tutti che c’era una forte perturbazione sul Gargano, tant’è che venerdì l’elicottero non era partito. Sapevamo che le condizioni non erano ideali. Non so da chi sia arrivato l’ok per il decollo, chissà forse dalla torre di controllo». E ancora: «Generalmente in questo periodo racconta – Andrea era in EMS (Emergency Medical Service), in elisoccorso, poi evidentemente hanno avuto necessità aziendali per il secondo pilota per le Isole Tremiti e siccome lui era abilitato alla guida di tutti gli aeromobili sabato mattina è partito». Questa mattina, il padre del pilota si è recato sul luogo della tragedia: «Perdere un figlio così a 39 anni è un dolore inspiegabile. Mio figlio ha dedicato una vita agli elicotteri. Era un pilota esperto. Non ha mai avuto alcun problema. L’ultima volta che l’ho sentito è stato venerdì sera, ma abbiamo parlato del più e del meno. Era sereno». Intanto, ci sarebbe un testimone oculare che ha visto volare a bassa quota – prima del disastro aereo – l’elicottero dell’Alidaunia. Un agricoltore, che ha affermato di aver visto il fumo alzarsi dalla collina dove è avvenuto lo schianto. Il testimone oculare avrebbe anche fornito indicazioni ai militari per raggiungere la zona del disastro.


I dubbi dietro l’incidente

Il velivolo era partito ieri mattina, sabato 5 novembre, intorno alle 9.20 dalle isole Tremiti e scomparso dai radar alle 10.30. Da quel momento in poi sono partite le ricerche alle quali hanno preso parte tre elicotteri dei carabinieri, 40 militari tra cui i “Cacciatori di Puglia” e gli uomini della Protezione Civile. Alle 13 poi il ritrovamento della carcassa in località Castel Paganoagro, alle porte di Apricena, in un’area rurale nella zona Est del Gargano. A bordo, una famiglia slovena: Bostjan Rigler di 54 anni, Jon Rigler di 44, Mateja Curk Rigler di 44, Liza Rigler di 13 anni; un medico del 118, Maurizio De Girolamo, di 64 anni, medico del 118 che stava rientrando a casa dopo il turno di lavoro alle Tremiti ed è stato sbalzato fuori dall’abitacolo, e i piloti Luigi Ippolito e Andrea Nardelli. Durante una conferenza stampa, il procuratore di Foggia ha raccontato ai giornalisti che «Il rotore è stato trovato a circa 150 metri di distanza rispetto alla fusoliera. Verosimilmente il velivolo ha impattato prima con il rotore, si è impennato e poi ha impattato con il resto dell’elicottero». Oggi l’amministratore unico della società di elitrasporto, Francesco Nitti, ha rotto «il silenzio in cui il drammatico evento ha portato a chiudermi» e ha espresso vicinanza alle famiglie delle vittime a nome di «tutto il personale dell’Alidaunia, nel giorno più buio della nostra ultra-quarantennale storia». Poi il pensiero ai piloti: «un particolare ricordo agli amici Luigi ed Andrea. Luigi è sempre stato il più bravo, il più gentile, un fulgido esempio per i suoi colleghi ed un maestro di vita per tutti noi. In ultimo, solo perché il più sofferto, va il nostro più caldo abbraccio ai genitori di Andrea, privati dell’amore del loro figlio»

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