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No! I malori della 20km di Behobia – San Sebastiàn non sono provocati dai vaccini anti Covid-19

I no vax sostengono che i malori nella gara di corsa storica dei Paesi Baschi spagnoli siano stati causati dai vaccini per il Covid, ma non c’è nessuna prova che lo dimostri. Si è trattato di colpi di calore.

Immaginate di correre per 20 chilometri quando fuori ci sono 26 gradi. In molti si sentirebbero male solo al pensiero. La Behobia – San Sebastiàn è una gara di corsa storica che si tiene nei Paesi Baschi spagnoli, della lunghezza, appunto, di 20 chilometri. Nel corso dell’ultima edizione, tenutasi domenica 13 novembre, tre dei partecipanti sono stati colti da infarto, e, in totale, 125 hanno accusato qualche tipo di malore. Non ci sono state vittime, ma la notizia è stata strumentalizzata dagli antivaccinisti per sostenere la loro tesi, secondo la quale sarebbe stato il vaccino contro il Coronavirus a generare i malori dei corridori.

Per chi ha fretta:

  • Tre persone sono state colte da infarto e 125 da colpi di calore durante una 20km di corsa nei Paesi Baschi spagnoli, domenica 13 novembre.
  • I no vax sostengono che sia colpa del vaccino, ma non ci sono prove di ciò.
  • La temperatura era molto alta, 11 gradi in più della media del periodo e inadatta a corse prolungate.

Analisi

La notizia è circolata molto, perché mai nella storia della corsa si erano verificati tanti problemi di salute. A trattarne sono stati sia i media locali, come EITB, che alcune testate italiane, ad esempio il Giornale d’Italia, oltre al sito di Gianluigi Paragone. Anche su Facebook la notizia ha avuto rilevanza, e, come accennato prima, è stata presa di mira dai no vax, che sostengono sia colpa dei vaccini se si sono verificati così tanti malori. Qui sotto possiamo vedere uno dei post. Nella descrizione si legge:

«Dramma nella classica 20 Km. E’ record di malori! Tre infarti e 125 malori improvvisi domenica 13 novembre. Il lavoro dell’assistenza medica presente nei 20 chilometri dell’impegnativo percorso della storica 20 chilometri Behobia-San Sebastián ha evitato una tragedia in una giornata molto complicata nella prestigiosa corsa basca, alla 57a edizione tenutasi ieri domenica 13 novembre. Non si ricorda una giornata con tanti infarti o seri problemi cardiaci. Spingendo il corpo al limite su un percorso molto duro con temperature fino a 26 gradi in alcuni punti della gara hanno causato momenti che avrebbero potuto portare a più di una tragedia in un giorno che avrebbe dovuto essere una festa popolare. Secondo gli organizzatori, la colpa è del caldo. Infatti sempre nessuna correlazione con il siero miracoloso…»

La correlazione viene implicata arbitrariamente, dato che negli articoli che trattano la notizia non vengono mai menzionati i vaccini. La ragione, dei numerosi malori, infatti, è la temperatura. «Un ambiente soleggiato e caldo per il periodo», si legge su EITB, che spiega anche che i 125 malori erano «colpi di calore». All’inizio della gara, riporta la testata spagnola, i 30 mila partecipanti hanno cominciato a correre quando la temperatura era intorno ai 20 gradi Celsius, mentre in alcuni momenti si sono toccati i 26. Potrebbero sembrare pochi, ma va considerato che la corsa sulla lunga distanza è un’attività intensa per il corpo e lo predispone a disidratarsi. Per questo la temperatura ideale per la corsa va da poco sopra gli zero gradi a non più di 17. Non a caso, la temperatura massima media di San Sebastian a novembre è di 15 gradi, ben 11 in meno di quanti ce n’erano quest’anno.

Un corsa pericolosa

Ad ogni modo, la 20 km nel nord della Spagna è nota per essere una corsa dura. Come evidenziato dai colleghi di Butac, i malori di quest’anno non sono i primi a verificarsi. Nelle edizioni precedenti, purtroppo, si sono verificati anche dei decessi. Un corridore, infatti, è morto nell’edizione del 2010, la stessa sorte è toccata a un’atleta nel 2013, così come nel 2015 e nel 2021.

Conclusioni:

I no vax sostengono che i malori nella gara di corsa storica dei Paesi Baschi spagnoli siano stati causati dai vaccini per il Covid, ma non c’è nessuna prova che lo dimostri. Si è trattato di colpi di calore.

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