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La prof Saraceno: «Il governo taglia il reddito di cittadinanza perché si disprezzano i poveri, anche a sinistra»

La docente di sociologia: non è togliendo il reddito che chi ne ha bisogno troverà un lavoro

La professoressa Chiara Saraceno, già presidente del Comitato Scientifico sul Reddito di Cittadinanza durante il governo Draghi, va all’attacco dell’attuale esecutivo sul sussidio. In un’intervista rilasciata al Manifesto Saraceno dice che il taglio annunciato per il 2023 è frutto di una cultura che va da destra a sinistra: «Qui c’è proprio il disprezzo, ancora di più che la paura. Un disprezzo molto diffuso a destra a sinistra, e al centro. Pensi alla filosofia del divano che ci ha tormentato in questi anni. L’«aporafobia» (ovvero la paura nei confronti dei poveri, ndr) riguarda chi dorme per strada. Nei confronti di chi prende il reddito di cittadinanza c’è una mancanza di conoscenza da cui nasce il disprezzo. È impressionante il modo in cui vengono viste queste persone, dai media e dalla popolazione. L’altro giorno ho dovuto mettermi un simbolico bavaglio quando ho sentito delle signore che dicevano che devono andare a zappare la terra. C’è persino un po’ di invidia sociale dicendo che loro ricevono qualcosa e gli altri no. Il che non è vero». Per la docente di sociologia saranno inutili anche le proteste: «Letta e Conte scenderanno in piazza, ma non trovo che il governo tema il conflitto sociale. Si sentono coraggiosi perché si sono costruiti il nemico dei percettori del reddito di cittadinanza e chi sostiene la necessità di avere questo strumento sia pure da correggere e io sono tra quelli. Forse pensano che perderanno voti al Sud, anche se non ne hanno presi tanti, di certo non quelli dei percettori del reddito. Anzi ne prenderanno persino qualcuno in più. Basti pensare a quello che dicono quelli del Terzo polo».


Infine, Saraceno contesta la cifra di 660 mila beneficiari a rischio:  «Questi sono i beneficiari del «reddito» che hanno firmato il «patto per il lavoro» e avrebbero dovuto essere chiamati dai centri per l’impiego. Se guardiamo i dati Inps, e a quelli dell’Anpal, scopriamo che esiste una larghissima maggioranza perso- ne con qualifiche molto basse, hanno la terza media, talvolta nemmeno quella. Ci sono giovani, e meno giovani. Sono molto lontani dal mercato del lavoro, hanno storie di lavoro irregolare. Il passaggio dall’essere occupabile a occupato non è automatico». Secondo Saraceno «non è togliendogli il «reddito» che troveranno un lavoro né ciò consentirà di mantenere una famiglia. Questo non significa non fare niente, ma molto di più. Ma ci vogliono tempo e investimenti. E nel frattempo queste persone devono mangiare. Che cosa faranno da agosto 2023? Probabilmente quello che facevano prima: si arrabatteranno, si indebiteranno, andranno alla Caritas, faranno lavoretti, incentiveranno il lavoro nero, saranno ricattabili». 


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