Giuseppe Conte: «Manovra iniqua, aggredisce i poveri». E sull’alleanza con i dem in Lombardia frena: «Non ho detto che appoggio Majorino»

In un’intervista alla Stampa, il leader pentastellato fa un bilancio sui primi mesi di governo e promette mobilitazioni

La manovra di bilancio? Mette il lavoro a rischio e aiuta gli evasori. Il governo Meloni? Tradisce gli elettori e propone ricette inadeguate. Il Terzo polo? Adotta spesso una prospettiva più distruttiva che costruttiva. Ne ha per tutti Giuseppe Conte, in un’intervista rilasciata a La Stampa in cui fa un bilancio delle prime settimane di governo vissute all’opposizione. Il presidente del Movimento 5 Stelle sostiene che Meloni avesse «creato molte aspettative», ma che da quando è salita a Palazzo Chigi le starebbe «deludendo una a una». «Ricordo che durante la pandemia proponeva di dare mille euro a tutti semplicemente con un click – spiega -. Adesso si accorge di non avere risposte per famiglie e imprese, ma anzi taglia gli aiuti contro il caro-benzina e il reddito a chi è in difficoltà. In compenso ha trovato il modo per compiacere corrotti ed evasori. Questa manovra è iniqua, aggredisce i più poveri, e rischia di scatenare la rabbia sociale».


I decreti sicurezza e il rapporto coi sindacati

Conte accusa duramente Meloni di incoerenza, dalle trivelle al blocco navale, passando per rave party e Opzione Donna. Quando invece gli si chiede conto del suo stesso cambiamento di posizione rispetto ai decreti sicurezza, spiega: «Salvini aveva una posizione. Io un’altra. Lui, da ministro dell’Interno, faceva proclami roboanti. Io lavoravo per fare sbarcare tutti e trovare accordi con l’Europa e con i Paesi da cui partono gli imbarchi clandestini». Ad oggi, sostiene che l’Italia debba chiedere «un meccanismo di gestione europeo sul fronte delle politiche migratorie piuttosto che affidarsi a slogan ed esibizioni muscolari che ingannano i cittadini». Una maggiore «consonanza» viene manifestata da Conte nei confronti dei sindacati, alla luce del «preoccupante attacco al mondo del lavoro» che a suo dire è in corso. «Il ritorno dei voucher», per esempio, secondo il leader pentastellato «non farà che produrre precariato selvaggio». Per questo, le battaglie dei sindacati e quelle del M5s possono convergere, ma «nella distinzione dei rispettivi ruoli». Per il momento, una cosa è certa: a fronte di «una manovra che ci scaraventa nel passato», Conte promette di scendere in diverse piazze d’Italia, da Nord a Sud. «Il filo conduttore sarà sempre lo stesso: denunciare le ingiustizie del governo, la follia dell’aggressione al reddito di cittadinanza, raccontare chi sono davvero i famigerati “occupabili”. Facendo parlare direttamente loro».


L’«austerity meloniana»

La manovra, secondo Conte, non ha lasciato scontenti solo i lavoratori ma anche le imprese, per le quali Meloni proporrebbe «zero risorse e zero investimenti». I 21 miliardi bloccati dal caro bollette non sono, a suo avviso, una giustificazione: «È ovvio che (la premier, ndr) doveva tenere in equilibrio il quadro di finanza pubblica, ma non doveva contribuire a spingere il Paese in recessione. Aveva gridato all’Europa dei frugali che con lei la “pacchia” sarebbe finita. Invece siamo passati dalla prudenza di Draghi all’austerity meloniana». La Presidente del Consiglio, a differenza del suo predecessore, «guida un governo politico con una maggioranza solida»: per questo, commenta, «sta tradendo i suoi elettori, dimostrando quanto fosse finta l’opposizione al governo Draghi». Le «ricette inadeguate» da lei proposte, conclude, rischiano di privare l’attuale governo di «una prospettiva di lunga durata». Al suo posto, sostiene, lui avrebbe fatto scelte «coraggiose e di buon senso»: «Avrei cercato di ricavare risorse serie colpendo la speculazione finanziaria e gli extraprofitti delle grandi imprese, incluse quelle del comparto assicurativo e farmaceutico. Così avrei dato ossigeno a imprese e famiglie». E se il suo partito «vuole dare voce a chi crede nella giustizia sociale, ambientale e nei valori della Costituzione», ritiene che il Terzo polo guidato da Calenda e Renzi abbracci «più volentieri una prospettiva distruttiva che costruttiva».

Le elezioni in Lombardia: appoggio al dem Majorino?

Per quanto riguarda il Pd, invece, è d’obbligo un commento sull’assetto delle elezioni regionali che si stanno avvicinando in Lombardia. Ieri, partecipando alla conferenza stampa dei consiglieri lombardi del Movimento 5 stelle, Conte aveva dimostrato apertura nei confronti del partito, seppur chiarendo: «Il Movimento non è la succursale di nessuno né vogliamo bollinare scelte prese autonomamente da altri». E rispetto alla candidatura di Pierfrancesco Majorino: «Majorino è un candidato del Pd, non vogliamo discutere del “Majorino sì, Majorino no”. Io non lo conosco personalmente, me ne hanno parlato molto bene ed è una persona che ha una sensibilità vicina ai nostri temi – quindi – nulla da dire sulla persona, ma il Movimento non accetta di discutere di candidati, decidendo l’interprete prima di aver definito qual è il programma migliore». Ribadisce il concetto a La Stampa: «Non ho detto che appoggio Majorino», specifica, «ho chiarito che il tema delle candidature va accantonato e che prima di discutere di nomi bisogna discutere di programmi utili ai cittadini lombardi. Di sicuro non ci facciamo imporre condizioni e non faremo i notai di decisioni prese da altri». Non risparmia, infine, un commento sulla situazione della guerra in Ucraina, approfittandone per chiarire che il suo atteggiamento nei confronti di Vladimir Putin non è mai stato tiepido. «La Russia si sta comportando in maniera criminale. E se io fossi al tavolo delle trattative difenderei la posizione ucraina fino allo stremo. Ma il punto è che il tavolo delle trattative non esiste. E la cosa sembra non preoccupare nessuno. Mentre io sono fortemente preoccupato», conclude.

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