Caserma di Piacenza, il carabiniere Angelo Esposito condannato a 5 anni e 10 mesi per tortura in concorso

L’accusa aveva chiesto 8 anni e 10 mesi. Esposito è stato l’unico degli agenti coinvolti nell’inchiesta a optare per il dibattimento e non per il rito abbreviato

Si è concluso con una condanna a 5 anni e 10 mesi di reclusione il processo di primo grado nei confronti di Angelo Esposito, carabiniere di Piacenza coinvolto nell’inchiesta che portò alla chiusura nell’estate del 2020 della caserma Levante, a seguito di episodi legati allo spaccio di droga e tortura. La sentenza è stata pronunciata dal presidente del collegio Stefano Brusati dopo circa tre ore di Camera di consiglio. I pm Matteo Centini e Antonio Colonna, con la procuratrice Grazia Pradella, avevano chiesto una pena di 8 anni e 10 mesi. «Riconoscendo il reato di tortura il Tribunale ha confermato l’impianto accusatorio della procura», ha dichiarato il procuratore Pradella. «Eravamo partiti con capi di imputazione spropositati, e quindi adesso la situazione si sta ridimensionando e confidiamo nell’Appello e nella giusta considerazione – ha commentato invece l’avvocato della difesa Maria Paola Marro -. Aspettiamo di vedere le motivazioni della sentenza e di capire sulla base di quali elementi viene attribuito a Esposito il reato di tortura in concorso». I giudici hanno assolto Esposito con formula piena da quattro capi di imputazione per omessa segnalazione e abuso d’ufficio, mentre il reato di sequestro di persona è stato riqualificato in arresto illegale. Dal capo d’imputazione più grave, ossia la tortura in concorso, il collegio ha tolto l’aggravante delle lesioni. Secondo la decisione del tribunale, Esposito dovrà anche risarcire le parti civili, tra cui il Sindacato Lavoratori Carabinieri (Silca), il ministero della Difesa e il Partito per la tutela diritti dei militari.


La vicenda e le condanne

L’arresto di Esposito risale al 22 luglio 2020, quando venne fermato assieme ad altri cinque carabinieri con l’accusa di pestaggio, tortura, spaccio di droga, minacce e abuso d’ufficio, ma fu l’unico a decidere di essere processato andando a dibattimento. Gli altri cinque agenti preferirono il rito abbreviato, venendo tutti condannati nel luglio 2021. L’appuntato Giuseppe Montella, considerato il “regista” della caserma degli orrori piacentina, venne condannato a 12 anni di reclusione, mentre gli altri carabinieri coinvolti ricevettero condanne tra i 3 e gli 8 anni. Salvatore Cappellano venne condannato a 8 anni, Marco Orlando a 4 anni, Daniele Spagnolo 3 anni e 4 mesi, e Giacomo Falanga a sei anni. Lo scorso 21 novembre, però, la Corte d’Appello di Bologna ha deciso di ridurre le pene nei confronti dei cinque agenti. La pena per Montella è stata ridotta a 10 anni con dissequestro della casa, mentre per Cappellano la pena è stata fissata a 8 anni, per Orlando a 4 anni, per Spagnolo a 3 anni e 4 mesi e per Falanga a 6 anni.


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