Afghanistan, prima esecuzione in pubblico dopo il ritorno dei Talebani. Ucciso in piazza un uomo accusato di omicidio. Amnesty: «Allarmante violazione dei diritti umani»

L’esecuzione è avvenuta nella provincia occidentale di Farah, davanti a centinaia di spettatori e funzionari talebani, arrivati anche dalla capitale Kabul

Per la prima volta dal loro ritorno al potere in Afghanistan, dopo la caduta di Kabul dello scorso 15 agosto 2021, i talebani hanno eseguito la prima esecuzione in pubblico di un uomo condannato per omicidio. Ad annunciarlo è stato il portavoce degli “studenti coranici”, Zabihullah Mujahid, che ha dichiarato che «la Corte suprema è stato incaricata di eseguire la sentenza (qisas, ndr) durante un raduno pubblico di cittadini». L’esecuzione ha avuto luogo nella provincia di Farah, nell’Ovest del Paese, davanti a centinaia di persone e molti vertici dell’Emirato Islamico dei talebani, arrivati da Kabul per assistere all’impiccagione. Tra gli altri, era presente anche Mohammad Khaled Hanafi, il ministro del Vizio e della Virtù incaricato di assicurare che venisse rispettata la rigida interpretazione talebana della sharia. Assente invece il primo ministro afghano, Hasan Akhund. L’uomo giustiziato è stato identificato come «Taj Mir della provincia di Herat», ed era stato condannato a morte dopo essere stato condannato per aver ucciso un uomo e aver rubato la sua motocicletta e un cellulare, secondo la dichiarazione dei talebani. Secondo i Talebani, Taj mir avrebbe confessato l’omicidio. L’esecuzione è stata eseguita dal padre della vittima, che ha sparato al condannato tre volte. A metà novembre, il capo supremo Hibatullah Akhundzada aveva ordinato ai giudici di far rispettare tutti gli aspetti della legge islamica, incluse esecuzioni pubbliche, lapidazioni, fustigazioni e l’amputazione degli arti per uomini e donne accusati di reati come rapina e adulterio. Quando tornarono al potere in Afghanistan, i talebani promisero che avrebbero applicato in modo più flessibile la sharia, ma fondamentalmente si è tornati all’interpretazione ultra-rigorosa dell’Islam, che aveva segnato il loro primo passaggio al potere, dal 1996 al 2001.


La condanna di Amnesty International: «Allarmante violazione dei diritti umani»

«Lo spregevole ritorno delle esecuzioni pubbliche in Afghanistan è l’ultimo allarmante segnale di quanto i talebani stiano violando i principi dei diritti umani nel più totale disprezzo per le norme internazionali», ha dichiarato in una nota ufficiale Dinushika Dissanayake, vicedirettrice di Amnesty International per l’Asia meridionale. «Eseguire condanne a morte in pubblico esaspera la già crudele, inumana e degradante natura della pena di morte, produce un effetto disumanizzante nei confronti della vittima e ha un impatto brutalizzante su chi vi assiste – ha proseguito Dissanayake -. Questa pubblica esibizione dell’omicidio perpetua una cultura di accettazione della violenza più che promuovere la fiducia nella giustizia».


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