Il cedimento, lo “tsunami”, il destino dei 1500 pesci tropicali: cosa sappiamo dell’esplosione dell’acquario Sea Life a Berlino

I 1500 pesci, appartenenti a 100 specie diverse, sono morti quasi tutti. Solo pochi esemplari sono sopravvissuti perché nella base del cilindro è rimasta un po’ d’acqua e verranno ricollocati in altri acquari della capitale tedesca

L’esplosione, il cedimento strutturale e infine lo tsunami di acqua salata che si è riversato lungo le strade di Berlino, non lontano dalla celebre Alexanderplatz. L’AquaDom, il più grande acquario cilindrico al mondo con dentro 1500 pesci, è esploso ieri all’alba all’interno del prestigioso hotel Radisson Blu nel centro della capitale tedesca. La pressione della deflagrazione ha divelto e frantumato porte e finestre e trascinato mobili e detriti fino in strada, davanti all’albergo. Non sono anche chiare le cause dell’esplosione che ha portato alla rottura del cilindro alto sedici metri e provocato il ferimento di due persone. Diversi media tedeschi suggeriscono l’ipotesi di un «cedimento strutturale». La stessa ministra dell’Interno della città di Berlino, Iris Spranger, ha spiegato come dai primi accertamenti si tratterebbe di un problema da ricollegare «all’usura dei materiali».


Le ipotesi sul danno all’hotel DomAquarée

Altra ipotesi, come scrive la Bild, potrebbe invece essere ricondotta al «pungente freddo berlinese» che sta raggiungendo in questi giorni temperature molto basse. Ma per la sindaca di Berlino, Franziska Giffey – che ha ribadito come ci sia stata un pizzico di «fortuna nella sfortuna» – se tutto fosse accaduto «solo un’ora più tardi, avremmo avuto un terribile bilancio di vittime». La prima cittadina berlinese si riferisce al fatto che al momento dello scoppio la struttura era completamente deserta.


Lo «tsunami»

Il pericolo maggiore, infatti, oltre allo «tsunami» che si è sprigionato, era rappresentato dall’esistenza di un ascensore all’interno del cilindro-acquario. Che permetteva ai visitatori di vivere un’esperienza di immersione e osservare così le acque tropicali da vicino. Ma le visite, come riporta il quotidiano tedesco, sarebbero dovute iniziare alle 10 di mattina. L’esplosione dell’acquario nel quartiere DomAquarée di Berlino è stata così forte da essere registrata da due sismografi nella capitale tedesca.

La revisione generale dell’acquario

Un fondo d’investimento di Union Invest, ovvero una società immobiliare con sede ad Amburgo, è proprietario dell’AcquaDom e di tutto il complesso City Quartier DomAquarée e al cui interno si trova anche l’hotel Radisson Blu. Dove nella mattinata di ieri – venerdì 16 dicembre – i responsabili hanno evacuato tutti i 300 clienti in seguito all’esplosione della struttura. Union Invest ha dichiarato a Bild che «lo spessore della parete esterna del cilindro in acrilico era di 22 centimetri nella parte inferiore e di 18 nella parte superiore». Mentre la temperatura dell’acqua al suo interno sarebbe stata «tra i 26 e i 27 gradi».

2,5 milioni di euro

L’acquario, scrive il giornale tedesco che cita un portavoce del fondo d’investimento, due anni fa era stato sottoposto a una «revisione generale», dopo 15 anni di utilizzo. Ma non solo. L’AquaDom era stato riaperto la scorsa estate dopo una lunga ristrutturazione, costata 2,5 milioni di euro. La struttura era stata inoltre inaugurata nel dicembre del 2003. E come riporta la BBC era stata inserita nel Guinness World Record per essere il più grande acquario cilindrico del mondo.

Che fine hanno fatto i pesci?

Due sono stati i feriti dalle schegge dei vetri e circa 300 le persone evacuate dopo l’esplosione. Ma chi ha pagato il più caro prezzo sono stati i 1500 pesci rinchiusi all’interno del cilindro scoppiato nella capitale tedesca. Come riporta la Bild, infatti, i pesci, appartenenti a 100 specie diverse, sono morti quasi tutti. Solo pochi esemplari sono sopravvissuti perché nella base del cilindro è rimasta un po’ d’acqua. I pompieri li hanno trasportati nelle altre vasche presenti nell’edificio, quelle dell’attrazione Sea Life

I sommersi e i salvati

Il funzionario dei vigili del fuoco James Klein – citato da BBC – ha successivamente dichiarato ai media locali che «diverse dozzine» di pesci erano stati trovati vivi nei luoghi in cui si era raccolta l’acqua residua. E che li hanno ricollocati in altri acquari della capitale tedesca. Le diverse specie di pesci, tra cui quelle pagliaccio, il pesce pipistrello, pinna lunga, vivevano in una vera barriera corallina ricostruita e «l’acqua all’interno della struttura – scrive la Bild – aveva un peso di circa 1000 tonnellate per una capacità di un milione di litri».

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