No! In Canada non hanno approvato l’eutanasia per i pazienti depressi o con problemi economici

Sebbene un cambiamento sul tema dei disturbi mentali dovrebbe essere in arrivo, si sta discutendo se posticipare la sua introduzione. Nessun accenno, invece, ai problemi economici

Il Canada, attualmente, è tra i Paesi al mondo con le leggi più permissive in materia di «fine-vita». Ma sui social l’elasticità della Nazione riguardo l’eutanasia viene spinta ulteriormente oltre. Ha iniziato infatti a circolare, nelle scorse settimane, la notizia secondo cui sul territorio canadese sarebbe possibile ricorrere all’estrema misura anche solo in caso di «depressione» o di «problemi economici».

Per chi ha fretta:

  • Secondo un articolo condiviso sui social, «il Canada ha approvato l’eutanasia per i pazienti con depressione o problemi finanziari».
  • La notizia risulta essere fuorviante.
  • Nessuno dei due fattori è al momento considerato un requisito sufficiente per accedere alla misura
  • Sebbene un cambiamento sul tema dei disturbi mentali dovrebbe essere in arrivo, si sta discutendo se posticipare la sua introduzione.

Analisi

«Il partito del primo ministro Justin Trudeau ha ottenuto la maggioranza in Parlamento per approvare un disegno di legge che estenderà la legge sull’eutanasia ai pazienti con problemi mentali o finanziari»: questo è quello che si legge nello screenshot di un articolo condiviso su Facebook. Il titolo del pezzo è: «Il Canada approva l’eutanasia per i pazienti con depressione o problemi finanziari».

Il testo fotografato è in italiano, ma risulta essere una traduzione automatica di Google. Perché cercando la fonte dell’articolo attraverso la data, il titolo e il presunto nome della testata che figura al di sopra della foto del leader canadese (Il Lato Destro Quotidiano) approdiamo su un sito in lingua spagnola, LaDerechaDiario.com.ar. L’origine della notizia dunque sembrerebbe essere suddetto portale, ma non la normativa canadese.

Lo screenshot condiviso dell’articolo, infatti, veicola un’informazione fuorviante. Chi vuole richiedere l’assistenza medica per porre fine alla propria vita in Canada, infatti, deve soddisfare 5 criteri. Che, ai sensi della sezione 241.2 del codice penale nazionale, risultano essere i seguenti:

(a)  avere accesso — o, per qualsiasi periodo minimo di residenza o periodo di attesa applicabile, essere ammissibili — ai servizi sanitari finanziati dal governo canadese;

(b)  avere almeno 18 anni di età ed essere in grado di prendere decisioni riguardo alla propria salute;

(c)  avere uno stato di salute grave e irrimediabile;

(d)  aver presentato una richiesta volontaria di assistenza medica in caso di morte che, in particolare, non abbia risentito di pressioni esterne; e

(e)  aver dato il consenso informato a ricevere assistenza medica in caso di morte dopo essere stati informati dei mezzi disponibili per alleviare la loro sofferenza, comprese le cure palliative.

Ad esse si aggiunge un paragrafo sulla «Gravissima e irrimediabile condizione medica», da intendere come una malattia, infermità o disabilità grave e incurabile; uno stato avanzato di declino irreversibile delle capacità; e infine malattie, infermità, invalidità o uno stato di degrado che provochino ai richiedenti sofferenze fisiche o psichiche per loro intollerabili e che non possono essere alleviate in condizioni che considerano accettabili. Con una specifica fondamentale: «Ai fini del paragrafo (2)(a), una malattia mentale non è considerata una malattia o una disabilità».

Cambiamenti in arrivo?

Almeno, per il momento: il 17 marzo 2023, infatti, il Canada dovrebbe diventare uno dei pochi paesi al mondo a consentire la morte assistita dal medico per disturbi mentali cronici. Alla fine di dicembre, tuttavia, il ministro della giustizia David Lametti ha affermato che il governo cercherà di ritardare l’espansione dell’assistenza medica ai morenti (Maid), a seguito delle critiche di psichiatri e medici di tutto il paese. «Stiamo ascoltando le rimostranze con attenzione, per assicurarci di andare avanti in modo prudente. Sappiamo che dobbiamo fare tutto questo per proteggere coloro che sono vulnerabili, ma anche per sostenere l’autonomia e la libertà di scelta di un individuo», ha spiegato.

«Ascoltando esperti e canadesi, riteniamo che questa data dovrebbe essere temporaneamente posticipata», si legge in una dichiarazione congiunta di Lametti, dell’Onorevole Jean-Yves Duclos, Ministro della Salute, e dell’Onorevole Carolyn Bennett, Ministro della Salute Mentale e delle Dipendenze e Ministro Associato della Salute. E ancora: «Il nostro governo, le province e i territori e le loro comunità mediche hanno compiuto importanti progressi nella preparazione a marzo 2023. Ritardare l’ammissibilità per le persone la cui unica condizione medica è una malattia mentale consentirebbe più tempo per la diffusione e l’assorbimento di risorse chiave da parte del medico e comunità infermieristiche».

Conclusioni

Secondo la normativa attualmente vigente in Canada, non è vero che l’eutanasia o la morte medicalmente assistita possono essere chieste dai cittadini sulla base di motivi di «depressione» o per «problemi economici». Sebbene un cambiamento sul tema dei disturbi mentali dovrebbe essere in arrivo, si sta discutendo se posticipare la sua introduzione.

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