Scoperto in Svezia il più grande giacimento di «terre rare» dell’Ue: cosa sono e perché sono importanti

L’annuncio arriva dalla compagnia mineraria di proprietà del governo LKAB che stima contenga più di un milione di tonnellate di metallo

«Il più grande giacimento conosciuto in Europa» di elementi di terre rare è stato scoperto nella regione di Kiruna, nel nord della Svezia. L’annuncio arriva dalla compagnia mineraria di proprietà del governo LKAB (Luossavaara-Kiirunavaara Aktiebolag) che stima contenga più di un milione di tonnellate di metallo, cruciale per il processo di riconversione tecnologica finalizzato a produrre meno sostanze inquinanti. «Questa è una buona notizia, non solo per LKAB, la regione e il popolo svedese, ma anche per l’Europa e il clima. Si tratta del più grande giacimento di terre rare conosciuto nella nostra parte del mondo e potrebbe diventare un importante tassello per la produzione di materie prime critiche, assolutamente cruciali per la transizione verde», ha spiegato – in un comunicato – l’amministratore delegato del gruppo statale Jan Moström secondo il quale ci «vorranno diversi anni per indagare sul deposito e sulle condizioni per estrarlo in modo redditizio e sostenibile».


Che cosa sono «le terre rare» e perché non sono così introvabili

Si tratta di elementi presenti nella tavola periodica, per la precisione – spiega l’Unione internazionale di chimica pura e applicata, un’organizzazione non governativa internazionale – sono un gruppo di 17 elementi chimici, ovvero cerio (Ce), disprosio (Dy), erbio (Er), europio (Eu), gadolinio (Gd), olmio (Ho), lantanio (La), lutezio (Lu), neodimio ( Nd), praseodimio (Pr), promezio (Pm), samario (Sm), scandio (Sc), terbio (Tb), tulio (Tm), itterbio (Yb) e ittrio (Y). Dal punto di vista chimico gli elementi classificati come terre rare (in inglese Rare Earth Elements – REE) sono tutti metalli e per le loro particolari caratteristiche vengono anche denominati «i metalli della tecnologia» in quanto hanno avuto un ruolo centrale nella rivoluzione tecnologica degli ultimi 20 anni. Questi metalli vengono infatti utilizzati per costruire prodotti di largo consumo come televisori, smartphone, batterie, nei chip e nell’hard-disk del computer, nonché nella cosiddetta «tecnologia verde», quindi nei pannelli fotovoltaici di ultima generazione, nonché nelle lampade a basso consumo e persino per creare magneti permanenti, fibre ottiche e batterie ricaricabili, cruciali nell’industria delle auto elettriche e ibride. A differenza di quanto si potrebbe intuire dalla denominazione, le «terre rare» non sono così introvabili. Questi elementi, infatti, si trovano in concentrazioni relativamente elevate della crosta terrestre. Secondo l’USGS (United States Geological Survey) sono presenti 120 milioni di tonnellate di terre rare, ma la bassa concentrazione dei loro depositi e l’essere legate ad altri minerali, a renderne l’estrazione poco conveniente a causa degli elevati costi. «Secondo la valutazione della Commissione europea, la domanda di elementi di terre rare per auto elettriche e turbine eoliche, tra gli altri, dovrebbe aumentare di oltre cinque volte entro il 2030», si legge nel comunicato della società mineraria svedese.


Il tasto dolente: l’Europa è dipendente dalla Cina

La Cina detiene per certi versi il monopolio dell’estrazione e della lavorazione di «terre rare». Il gigante asiatico, infatti, è il maggior produttore al mondo di questi elementi preziosi: circa il 35%44 milioni di tonnellate – delle riserve globali si troverebbe nella Repubblica cinese. Ma non solo. Il Paese è anche il responsabile di circa il 70% della fornitura globale dei metalli. Tutto questo è stato possibile grazie a investimenti statali che hanno permesso la costruzione sia di enormi siti di estrazione, ma anche di strutture adatte alla lavorazione dei metalli. In questo contesto, l’Europa è tra i principali continenti che hanno beneficiato dell’importazione di questi minerali dalla Cina. In questo contesto, gli Stati membri dell’Ue sopperiscono al fabbisogno di questi elementi in larga misura attraverso le importazioni. Fino a poco tempo fa, questo non rappresentava un problema. Ma negli ultimi anni, con la crisi energetica in corso, i vertici di Bruxelles hanno intensificato i lavori per arrivare a una sorta di «indipendenza». Nel settembre 2020, infatti, la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione dal titolo «Resilienza delle materie prime critiche: tracciare un percorso verso una maggiore sicurezza e sostenibilità», che ha di fatto intensificato i lavori a livello Ue per individuare e promuovere progetti per ridurre la dipendenza dall’estero. Ed è proprio da «questa scoperta – si legge ancora nella nota della società mineraria svedese che cita il ministro dell’Energia, delle imprese e dell’industria, Ebba Busch – che partirà il processo di indipendenza dell’Ue da Cina e Russia. Dobbiamo rafforzare le catene del valore industriale in Europa e creare reali opportunità per l’elettrificazione delle nostre società. La politica deve dare all’industria le condizioni per passare a una produzione verde e senza fossili. Qui l’industria mineraria svedese ha molto da offrire. La necessità di minerali per portare a termine la transizione è grande».

Fonte: STATISTA/RISERVE DI TERRE RARE IN TUTTO IL MONDO (2021)

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