I consigli di Prodi al nuovo Pd di Elly Schlein: «Sia radicale ma aggreghi». Linea filo-Usa sull’Ucraina? «Non può essere solo armi e zero diplomazia»

L’ex premier ospite di Lucia Annunziata benedice la nuova segretaria del Pd e dispensa consigli sui temi al centro del suo programma

Non ha mai rivelato per quale dei due contendenti avrebbe votato, l’ex premier Romano Prodi. Ma ora che Elly Schlein si è presa, a sorpresa, il Partito democratico, il padre nobile della formazione politica non nasconde una certa soddisfazione per il “vento nuovo” e alla prima segretaria donna non nega qualche consiglio. Lo fa dalla tribuna di Rai3, ospite della trasmissione In mezz’ora in più condotta da Lucia Annunziata. «Conosco bene sia la Schlein che Bonaccini: a Bologna sono un po’ il gatto di casa», racconta Prodi dei due dirigenti emiliani che si sono contesi la guida del Pd. Quale il giudizio sul risultato emerso, dunque? «Il Pd è cambiato, forse di più con lei. Le primarie hanno rianimato il partito», sostiene Prodi, secondo il quale «la vittoria inaspettata di Schlein ha dato un ulteriore passo al cambiamento». Ma che dovrebbe fare ora la neo-segretaria per tradurre questo nuova possibile spinta in nuovo concreto slancio e consenso per il partito?


Innanzitutto, raccomanda Prodi, partire non dal tema dalle alleanze, ma dalla messa a punto di un chiaro programma del Pd. Che punti su che cosa, lo incalza l’intervistatrice? L’ex presidente del Consiglio cita soprattutto due temi a suo dire non più rinviabili: l’introduzione di un salario minimo e la revisione del sistema fiscale – in entrambi i casi con l’obiettivo di assicurare maggiore giustizia sociale, sul modello di quanto avviene in altri Paesi europei. «Proposte radicali? Ci vuole un po’ di radicalismo nei princìpi», afferma sicuro Prodi. Pronto ad aggiungere subito dopo però che Schlein per il resto dovrà dedicarsi ad «aggregare la società e consolidare la natura del partito». Il che implica anche il coinvolgimento diretto dello sconfitto Bonaccini nei nuovi assetti del partito? «Non è necessario che lavorino insieme», osserva l’ex premier. «Certo lo fanno per me è meglio: ma l’essenziale è che vi sia compatibilità tra le persone, che vi sia collaborazione pur nella diversità».


La linea di politica estera e gli errori da evitare

Prodi torna poi nell’intervista anche sul grande tema incombente di ordine internazionale: la guerra tra Russia e Ucraina entrata ormai nel secondo anno di guerra, con combattimenti cruenti e senza apparente via d’uscita. Giusto che il Pd resti fermo sulla linea dell’atlantismo, come ha confermato ieri Schlein da Firenze, chiede Lucia Annunziata? «Se l’atlantismo è solo armi e niente diplomazia, attenzione!», osserva Prodi. «Un vecchio presidente Usa diceva: “Io ho due mani. Una la tengo dietro la schiena con un nodoso bastone, l’altra davanti per stringere la mano anche al mio peggior avversario”». Ecco per Prodi l’esempio da seguire anche sull’Ucraina: «Inviare armi all’Ucraina, certo, ma usare anche la diplomazia sono due discorsi complementari, devono esserlo! Non possiamo assuefarci all’idea che ci sia una guerra che va avanti finché russi e ucraini continuano a massacrarsi».

Infine Prodi commenta anche la strage di Cutro e le polemiche seguite sulle falle nella catena dei soccorsi, su su fino ai vertici del governo Meloni. «Se si dice “ne salviamo sì, ma un po’ di meno, inviando le navi un po’ più a nord”, quello è un chiaro messaggio politico», osserva Prodi polemico con le prime iniziative sul tema prese nei mesi scorsi dall’esecutivo. Più in generale, sottolinea comunque l’ex premier, la sfida sull’immigrazione è quella di «rendersi conto che è una necessità nazionale che va gestita, così come viene gestita in Germania o altri Paesi. Chi vogliamo? Quanti ne vogliamo? Come li prendiamo? E poi come ne facciamo dei cittadini italiani? Il cancelliere Kohl mi diceva sempre: “Noi abbiamo un problema: accogliamo chi arriva, ma vengono solo maschi, noi vogliamo invece tutte le famiglie perché così diventano appartenenti al nostro Paese, si affratellano», chiosa Prodi alludendo al tema chiave dell’integrazione dei nuovi arrivati.

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