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02 Febbraio 2025 - 20:21 Gabriele Fazio
Jake La Furia Fame

Jake La Furia – Fame

Fame come quando ha esordito nel 1993, ma Fame anche al di là del classico cliché del rapper duro e puro, affamato dalla vita e che tutto si riprende nella vita grazie al proprio talento. Che comunque è la storia di Jake La Furia e non avevamo bisogno di un disco dopo quasi 30 anni di carriera per scoprirlo e nemmeno per star lì a sentire la favoletta. Infatti il giudice di X Factor di favolette non ne racconta, anzi, la sua forza più grande è l’autenticità, così la fame di cui parla forse è quella del racconto, del voler trasmettere una visione sempre con una prospettiva rap, una prospettiva street, ma più adulta e consapevole. Perché le armi non devono essere grosse, devono essere affilate, così Jake La Furia non si perde in chiacchiere, in banger gratuiti, in strizzate d’occhiolino ruffiane verso il pubblico del rap, quello di giovanissimi che bramano il classico modello americano, violento ed esagerato. No, lui guarda e racconta con un piglio del tutto personale, adulto, senza abbandonare mai una linea, qualche volta sottile, qualche volta più sostanziosa, di ironia, con quelle rime beffarde, costruite come in pochissimi in Italia sanno fare. Anche le sonorità del disco sono variopinte, questo grazie allo splendido lavoro svolto da Night Skinny, che non è proprio l’ultimo arrivato e dal quale non ci aspettavamo niente di meno. Noi consigliamo l’ascolto di Back Like Cooked Crack, Ambition, Money On My Mind, 64 no brand, Cucchiaino (feat. Nerissima Serpe), Andiamo al mare (feat. Anice), L’ultimo giorno del mondo (feat. Guè e Rkomi), Generazioni (feat. Bresh) e la meravigliosa chiusura del disco, Danza della pioggia, in featuring con sua maestà Alborosie, un pezzo in cui si sente massiccia l’esigenza di una musica che sia più alta, più intellettuale, e la capacità di realizzarla con una delicatezza che di solito nel rap italiano, semplicemente, manca. Fame è un ottimo disco.