Studenti fuorisede: come trovare casa in affitto, evitare truffe e cosa sapere sui contratti

Dopo essere sopravvissuti alla burocrazia per l’immatricolazione all’università, la prima sfida per uno studente fuorisede è la casa. Le opzioni principali sono tre: alloggi universitari pubblici, studentati privati o il mercato privato. I primi sono accessibili tramite bando dell’ente regionale per il diritto allo studio che fissa requisiti e scadenze sul proprio sito ufficiale, ma i posti sono pochi e spesso meno degli studenti idonei. Gli studentati privati, invece, offrono stanze a tariffe all inclusive, ma i prezzi sono spesso alti e non soggetti ai vincoli dei contratti di locazione ordinari. Resta poi il mercato privato, che rappresenta la scelta obbligata per la stragrande maggioranza. Molti studenti scelgono di condividere l’appartamento o optare per camere doppie per risparmiare. In ogni caso, è fondamentale definire da subito un budget realistico: oltre al costo dell’affitto, che varia a seconda della città, va considerata una somma almeno per bollette, spese e tasse universitarie.
Dove cercare casa
Una ricerca efficace dell’alloggio si svolge per lo più online, su siti come Idealista, Subito, Immobiliare.it. Negli anni, però, si sono sviluppati tantissimi gruppi Facebook per ogni città e a seconda delle esigenze. Qui si trovano soprattutto offerte di privati, e gran parte delle volte sono gli stessi studenti già presenti nella casa a mettere l’annuncio e a gestire le visite. Questo permette di avere a che fare fin da subito con i possibili futuri coinquilini e farsi una prima idea di come sarebbe vivere lì. I prezzi, inoltre, tendono a essere un po’ più competitivi, soprattutto per la mole di annunci ben superiore rispetto ai siti online. L’alternativa, più tradizionale ma quasi mai scelta dagli studenti, è quella di rivolgersi a un’agenzia fisica.
Come evitare truffe
È fondamentale visitare sempre l’immobile, in casi estremi anche solo virtualmente in videochiamata, e incontrare il proprietario. Attenzione ai segnali di truffa: annunci con prezzi troppo bassi, assenza di foto o informazioni vaghe, e soprattutto richieste di pagamento anticipato, che spesso vengono avanzate con la scusa di bloccare la casa. Se l’annuncio è sui social, è utile controllare se il profilo appare realistico. In molti casi, gli account truffa sono creati pochi giorni prima, senza post e con poche foto prese da internet. Se ci si affida a un agente immobiliare, è bene verificare che sia regolarmente abilitato, cioè iscritto al Rea della Camera di commercio. Una volta accertata l’affidabilità di chi si ha davanti, è bene ricordare che firmare un foglio non basta. Il contratto va sottoscritto e registrato all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla firma o dall’inizio della locazione.
Muffa, classe energetica, zona: cosa non dimenticare
Oltre alle truffe vere e proprie, ci sono alcuni aspetti su cui prestare attenzione. Le condizioni dell’immobile, ad esempio, sono spesso sottovalutate: capita non di rado che le stanze degli studenti presentino problemi di umidità, muffa o impianti malfunzionanti. Un altro elemento importante è la classe energetica: una casa in classe G o F può avere costi alti in bolletta, soprattutto d’inverno. Valutare l’efficienza dell’immobile può fare la differenza tra un affitto conveniente e uno che diventa più caro nel tempo. Attenzione anche alla zona: vicinanza ai mezzi pubblici, sicurezza del quartiere, presenza di servizi utili (supermercati, farmacie) sono aspetti pratici che influiscono sulla qualità della vita. E se l’appartamento è condiviso, è utile sapere in anticipo con chi si andrà a vivere, come sono organizzati gli spazi in comune e se ci sono vincoli o regole imposte dagli inquilini o dal proprietario. Ad esempio, può capitare che alcuni vietino ospiti: meglio chiarirlo da subito.
Contratti per studenti: quali esistono e cosa controllare
Gli studenti universitari fuorisede hanno a disposizione vari tipi di contratto. Il più comune è il transitorio per studenti, riservato a chi risiede in un’altra città per motivi di studio. Ha una durata variabile tra 6 e 36 mesi, è rinnovabile e prevede canoni calmierati, stabiliti da accordi locali tra comuni e associazioni di categoria. Per essere valido, lo studente deve dimostrare l’iscrizione a un’università nella città in cui prende casa. In alternativa, alcuni proprietari propongono il contratto transitorio ordinario, non specifico per studenti ma usato per affitti di massimo 18 mesi. Per chi ha già in mente di restare a lungo in quell’abitazione, c’è il contratto a canone libero 4+4. La durata è di 4 anni, rinnovabile automaticamente per altri 4. Si può fare la disdetta con 3 o 6 mesi di anticipo, a seconda degli accordi. In alternativa, c’è il contratto a canone concordato 3+2 che prevede un affitto più basso rispetto al mercato, grazie a tabelle stabilite localmente in base a zona, metratura e caratteristiche dell’immobile. Offre vantaggi fiscali al proprietario e si rinnova automaticamente per altri 2 anni, salvo disdetta.
Leggere bene contratto (e clausole)
In ogni caso, è importante leggere attentamente il contratto prima di firmare, controllare che riporti durata, canone, spese accessorie, modalità di recesso e condizioni per la restituzione del deposito cauzionale. Evitare accordi verbali o scritti in nero: non offrono alcuna garanzia. Per chi condivide la casa con altri studenti è bene sapere che alcuni proprietari propongono un contratto d’affitto unico per tutto l’appartamento. In questo caso, tutti sono responsabili: se uno non paga, gli altri devono coprire. Con contratti separati, invece, ognuno risponde solo della propria quota. Attenzione, inoltre, se nel contratto spuntano clausole vessatorie, ovvero regole che favoriscono solo una delle parti.
Cosa bisogna pagare quando affitti casa
Quando si affitta casa, si rischia spesso di confondere caparra e cauzione. Servono entrambe come garanzia, ma con regole diverse. La prima viene versata in fase preliminare ed è una sorta di risarcimento minimo nel caso in cui gli accordi per la locazione non vengono rispettati. La cauzione, invece, viene versata dall’inquilino come garanzia al proprietario per eventuali danni o inadempimenti economici. In Italia, possono essere chieste massimo tre mensilità per la cauzione. Nel caso in cui, l’accordo è fatto con un’agenzia, bisogna tenere a mente anche una percentuale per l’ente. Come impegno iniziale oltre a questi due elementi, c’è poi il pagamento del primo mese di affitto.
Tassazione: ordinaria o cedolare secca
Il proprietario può scegliere tra due tipi di tassazione: ordinaria o cedolare secca. La tassazione ordinaria prevede più imposte: quella di registro, la marca da bollo da 16 euro e l’Irpef, che può arrivare fino al 43% a seconda del reddito del proprietario. Con la cedolare secca, invece, tutto si semplifica: si paga solo una tassa fissa, pari al 21% per i contratti a canone libero e al 10% per quelli a canone concordato. Questo sistema può essere usato solo tra privati. Nel caso della cedolare secca, l’affitto non può essere aumentato durante il contratto. Diverso è per la tassazione ordinaria che può prevedere un aggiornamento del canone in base al tasso di inflazione Istat.

