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La rabbia di Giorgia e Arianna Meloni per le foto su Phica.eu: «È la società dei click, denunciate tutte»

giorgia meloni arianna meloni phica.eu
giorgia meloni arianna meloni phica.eu
La premier e la responsabile di FdI: «Non subire, reagire, denunciare. È un diritto, un dovere, una necessità»

Anche Giorgia e Arianna Meloni erano nella sezione vip di Phica.eu. Il forum ieri chiuso e di proprietà di un cittadino italiano anche se la società ha sede a Sofia le ha fatte infuriare. E oggi il Corriere della Sera raccoglie il loro sfogo. «Non subire, reagire, denunciare. È un diritto, un dovere, una necessità», grida la premier. Mentre la responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia vorrebbe dimenticare uno spettacolo che «con il peso che invece le donne, grazie alla loro forza e al loro merito, hanno sempre di più in Italia, come dimostra anche la straordinaria accoglienza della presidente del Consiglio a Rimini, o i ruoli sempre più alti che le donne ormai occupano nel paese: presidente di Cassazione, amministratore delegato di Terna, primo consigliere di Stato, e così in tantissimi settori un tempo maschili».

La società dei click

E parla di una «società del click, dove si entra nel privato, si offende, si guarda dal buco della serratura, si rovinano vite e si sminuiscono le cose vere, importanti, che le donne raggiungono e conquistano col proprio lavoro giorno dopo giorno». Giorgia fa sapere di essere «disgustata da ciò che è accaduto, e voglio rivolgere la mia solidarietà e vicinanza a tutte le donne che sono state offese, insultate, violate nell’intimità dai gestori di questo forum e dai suoi “utenti”». E ancora: «È avvilente constatare che nel 2025 ci sia ancora chi consideri normale e legittimo calpestare la dignità di una donna e farne oggetto di insulti sessisti e volgari, nascondendosi per di più dietro l’anonimato o una tastiera».

La reazione

La premier confida «nelle autorità competenti affinché i responsabili siano individuati nel più breve tempo possibile e sanzionati con la massima fermezza, senza sconti. Nel nostro ordinamento, la diffusione senza consenso di contenuti destinati a rimanere privati è un reato e si chiama revenge porn». E parla di protezione dei dati personali: «La cronaca di questi giorni e i casi sempre più diffusi ci dicono che ciò avviene non più soltanto per “vendetta”, e che la protezione dei nostri dati e della nostra privacy è sempre più decisiva nel nostro tempo. Perché un contenuto intimo può diventare pubblico in pochissimi istanti e spesso impossibile da rimuovere dal web, e questo può devastare la vita di una persona, oltre che della sua famiglia e dei suoi cari. Un contenuto che si considera innocuo può trasformarsi, nelle mani sbagliate, in un’arma terribile. E di questo dobbiamo essere tutti consapevoli».

L’invito

Infine l’invito a muoversi: «La responsabilità personale, l’educazione digitale e l’uso consapevole della rete e degli strumenti digitali, la segnalazione immediata alla Polizia postale e al Garante della privacy — quando si ha il sospetto di essere vittime di una diffusione illecita — sono le migliori difese a disposizione per tutelare noi stessi e chi abbiamo intorno a noi».

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