No, i vaccini a mRNA non innescano una «distruzione biologica»


Diverse condivisioni Facebook stanno rilanciando le “incredibili” affermazioni dell’epidemiologo della McCullough Foundation, Nicolas Hulscher. Secondo questo personaggio molto apprezzato negli ambienti No vax, i vaccini a mRNA sarebbero in grado di innescare una «distruzione biologica». La fonte è un articolo di Slay, ed è firmato da Frank Bergman.
Per chi ha fretta:
- Un noto sito complottasti cita due studi che dimostrerebbero un collegamento tra vaccini a mRNA e una presunta distruzione biologica.
- Il primo studio è un preprint basato su un campione ridotto e non ci sono informazioni chiare sul gruppo di controllo.
- Il secondo studio pubblicato su una rivista MDPI ha notevoli limiti che secondo gli stessi ricercatori impediscono di accertare un collegamento causale tra vaccini e gravi eventi avversi.
Analisi
Le condivisioni sulla presunta distruzione biologica associata ai vaccini Covid riportano la seguente didascalia:
Un importante epidemiologo avverte che i vaccini a mRNA contro il Covid hanno scatenato una crisi sanitaria mortale nella popolazione mondiale, innescando una “reazione a catena di distruzione biologica”.
L’epidemiologo della McCullough Foundation, Nicolas Hulscher, lancia l’allarme su una reazione a catena di danni che inizia a livello molecolare e si conclude con malattie catastrofiche e morte.
Hulscher ha lanciato l’allarme dopo che due nuovi studi epocali hanno confermato quanto affermato dai principali esperti fin da quando le iniezioni sperimentali sono state rese pubbliche all’inizio del 2021.
Secondo i nuovi studi, le iniezioni destabilizzano i sistemi più basilari dell’organismo, innescando una “cascata di danni” che non può essere ignorata.
Secondo Hulscher, queste scoperte forniscono un quadro completo della distruzione.
Una revisione degli studi rivela che le iniezioni di mRNA hanno causato il collasso dell’espressione genica, proteine anomale, segnali di stress sistemico e, infine, esiti clinici devastanti.
Non si tratta più di speculazioni; si tratta di un modello coerente e graduale di infortuni.
Hulscher spiega che la distruzione si sviluppa in quattro fasi crescenti:
1. Disregolazione trascrittomica
A livello genetico, le iniezioni di mRNA sintetico causano un’ampia interruzione: migliaia di geni disregolati, la funzione ribosomiale compromessa e prove di collasso mitocondriale, il vero e proprio meccanismo di produzione di energia cellulare.
2. Anomalie proteomiche
Il caos genetico si traduce in una produzione proteica distorta.
I ricercatori stanno rilevando proteine anomale come fibrinogeno, actina e amiloide.
Si tratta degli elementi costitutivi della coagulazione, del danno tissutale e degli aggregati mal ripiegati associati alla neurodegenerazione.
3. Stress biochimico sistemico
Gli esami del sangue rivelano che il corpo grida in preda allo sconforto:
• ProBNP elevato, che segnala sforzo cardiaco e imminente insufficienza cardiaca.
• Aumento della carbamide, che indica disfunzione renale.
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• Livelli elevati di PCR e ferritina, evidenza di infiammazione sistemica e iperattivazione immunitaria.
Non si tratta di anomalie di laboratorio casuali, ha osservato Hulscher.
Sono i segnali di SOS del corpo; la prova in tempo reale di un danno a livello di organo.
4. Esiti clinici catastrofici
La cascata si conclude con le condizioni devastanti ormai fin troppo familiari ai “vaccinati”: miocardite , pericardite, disturbi della coagulazione, disfunzione immunitaria, tumori turbolenti e morte.
Hulscher ha sottolineato che i due nuovi studi non descrivono solo danni isolati.
“Collegano i puntini”, mostrando la progressione dall’instabilità molecolare alla malattia visibile.
“Questi due nuovi studi fanno più che evidenziare danni isolati: collegano i punti, mappando l’intera progressione graduale del danno scatenato dalla tecnologia mRNA: dalla disregolazione trascrittomica, alla corruzione proteomica, al disagio biochimico e, infine, ai devastanti risultati clinici”, spiega.
“Si tratta di un quadro coerente e meccanicistico del danno che non può più essere ignorato.
“Le prove biologiche si sono cristallizzate in una realtà innegabile, che richiede un riconoscimento urgente, un’azione immediata e una vera responsabilità”.

Chi è Frank Bergman
Bergman sì è distinto per altri articoli pubblicati nel medesimo sito Web, come «Il Giappone elimina i vaccini obbligatori per i bambini e le morti improvvise dei neonati “scompaiono” »; oppure «La FDA ammette che i “vaccini” dell’mRNA si diffondono ai non vaccinati attraverso lo “spargimento”»; incentrato su una pubblicazione predatoria. Non poteva mancare nel repertorio anche un articolo su «Autismo in aumento tra i giovani che hanno ricevuto i “vaccini” anti-Covid», fondato su una fonte di cui ha palesemente frainteso il senso. Recentemente Bergman ha tratto in errore la redazione del Secolo d’Italia, in merito a un «inquietante studio» che avrebbe certificato un aumento mortalità cardiaca negli Usa «dopo la somministrazione dei vaccini».
Distruzione biologica associata ai vaccini Covid?
Secondo quanto riporta Bergman, in merito a questa presunta distruzione biologica, Hulscher ha emesso un avvertimento dopo che due nuovi studi avrebbero confermato il fenomeno. Il primo è un preprint, dunque un documento ancora in attesa di essere revisionato da altri esperti. Si basa in tutto su 10 volontari divisi in due gruppi: uno formato da tre persone «che avevano sviluppato sintomi post-vaccinazione di nuova insorgenza»; e l’altro che comprendeva sette persone «con diagnosi di cancro di nuova insorgenza». Il gruppo di controllo era invece «una coorte di 803 individui sani».
Secondo i ricercatori i risultati avrebbero rivelato una diffusa «disregolazione trascrizionale» in entrambi i gruppi di pazienti con eventi avversi. Il problema è che non si capisce se il gruppo di controllo è composto da soggetti vaccinati o meno. Per altro è abbastanza probabile che se confronto un gruppo di persone che hanno delle patologie troverò dei riscontri che nei soggetti considerati sani non dovrei vedere. Inoltre, il campione di persone con eventi avversi è notevolmente ridotto.
Il secondo studio è stato pubblicato da Molecular Sciences. Si tratta di una rivista della casa editrice MDPI. Diversi esperti hanno criticato la peer review di diverse sue riviste, che si svolgerebbe a volte in maniera “discutibile”. Per approfondire potete leggere qui.
Nella ricerca in oggetto si parla di 366 persone anziane e con comorbidità, la cui età media era di circa 64 anni. Queste persone soffrivano già di condizioni come pressione alta, malattie cardiovascolari o diabete. Erano pazienti che ricevevano cure mediche continue per le loro malattie croniche. I partecipanti si dividevano in quattro gruppi principali secondo due fattori: se si erano ammalati di Covid-19 o meno; e se avevano o meno la vaccinazione Covid.
La stragrande maggioranza (circa l’86%) erano positivi al SARS-CoV-2 e circa il 71% aveva ricevuto almeno una dose di vaccino. Nella maggior parte dei casi (quasi il 70% dei vaccinati), il vaccino ricevuto era quello a mRNA della Pfizer-BioNTech (BNT162b2). I campioni di sangue raccolti tra marzo 2022 e la primavera 2023, si collocano in un periodo in cui le varianti Omicron del virus erano quelle dominanti in Ungheria.
Dai risultati, secondo gli autori sia l’infezione da SARS-CoV-2 che la vaccinazione Covid porterebbero a cambiamenti misurabili nel corpo. Sarebbe emerso in particolare che i vaccini a mRNA sarebbero associati a una lieve e persistente infiammazione, una maggiore tendenza alla coagulazione del sangue e segni di stress per cuore e i reni, anche a distanza di oltre sette mesi dall’ultima dose.
Non di meno, il metodo utilizzato fotografa un preciso momento, dunque già così non può mostrare associazioni causali. Non possiamo sapere nemmeno se le differenze osservate nei biomarcatori esistessero già prima dell’infezione o della vaccinazione. I piccoli gruppi utilizzati rendono i dati poco solidi. Solo quello dei pazienti non infetti e non vaccinati era di nove persone. Non risulta nemmeno un gruppo di controllo vero e proprio, composto da persone completamente sane.
Non è stato possibile nemmeno escludere del tutto che alcune delle anomalie osservate fossero dovute ai farmaci che i pazienti già assumevano. Del resto basta leggere cosa riportano gli stessi ricercatori in merito ai limiti del metodo utilizzato (il grassetto è nostro):
«Il suo disegno osservazionale, monocentrico e trasversale limita la generalizzabilità e consente solo l’identificazione di associazioni piuttosto che l’inferenza causale. Inoltre – spiegano gli autori -, non è chiaro se le differenze osservate nei biomarcatori fossero presenti prima dell’infezione o della vaccinazione. […] soggetti asintomatici e altrimenti sani senza comorbilità non erano disponibili per l’inclusione in tali contesti clinici». Inoltre, nelle conclusioni i ricercatori scrivono che «questi risultati sottolineano […] l’importanza di studi longitudinali per chiarire la persistenza, la reversibilità e il significato clinico di tali cambiamenti».
Conclusioni
Facendo cherry-picking di studi che suggeriscono distruzione biologica correlata ai vaccini Covid se ne possono trovare. Poi bisogna vedere cosa dicono le revisioni sistematiche, le meta-analisi e le linee guida delle Agenzie sanitarie. In questo caso abbiamo visto che i due studi citati non sono sufficienti a dimostrare che le vaccinazioni avrebbero esposto le persone a pericoli diversi o maggiori di quelli che avrebbero avuto senza il vaccino.
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