«Segnalateci i siti sessisti», il Garante della Privacy sui gruppi come Mia Moglie a Phica.eu: «Abbiamo potere d’intervento immediato»


«L’Autorità è da tempo in prima linea su questo fronte: possiamo muoverci sia d’ufficio, come avevamo fatto avviando una prima istruttoria su Mia Moglie e Phica.eu, poi di fatto superata dalla chiusura dei portali, sia su segnalazione delle persone coinvolte. Suggerisco di fare sempre il reclamo al Garante Privacy, che ha poteri di intervento immediati, e di segnalare i casi». Parla così all’Ansa Ginevra Cerrina Feroni, la vicepresidente del Garante per la protezione dei dati personali, intervenuta con un appello a non restare in silenzio davanti alla diffusione di siti sessisti e degradanti.
«Fatti gravissimi che colpiscono dignità e reputazione»
«Siamo di fronte a fatti gravissimi, che mettono in gioco la dignità, la corretta rappresentazione e la reputazione delle persone, coinvolgendo dati sensibili come quelli relativi alla sfera intima», ha aggiunto Cerrina Feroni. Il richiamo è rivolto in particolare alle vittime – spesso donne – finite loro malgrado al centro di piattaforme online che raccolgono, diffondono e commentano immagini intime, fotografie rubate o contenuti pornografici senza il consenso degli interessati.
I portali Mia Moglie e Phica.eu
Il Garante era già intervenuto con un’istruttoria su due siti noti per la diffusione di materiale a forte connotazione sessista e offensiva: Mia Moglie e Phica.eu. Entrambi i portali pubblicavano immagini intime e contenuti umilianti, presentandosi come spazi di “scambio” ma in realtà alimentando la violazione sistematica della privacy e l’esposizione pubblica delle persone coinvolte. Le piattaforme sono state successivamente chiuse, ma il fenomeno continua a ripresentarsi con nuove forme e nuovi domini.
Il ruolo del Garante e gli strumenti per difendersi
L’Autorità per la protezione dei dati personali può intervenire d’ufficio o a seguito di segnalazioni. Le persone che scoprono la presenza online di contenuti che le riguardano senza consenso possono presentare un reclamo al Garante, che ha il potere di ordinare la rimozione immediata del materiale e avviare procedimenti sanzionatori. Il tema, oltre a riguardare la violazione della privacy, tocca anche aspetti penali: dalla diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite (il cosiddetto revenge porn, introdotto come reato nel 2019 con la legge sul “Codice rosso”) fino ai reati di diffamazione e stalking.