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Cesare Cremonini e la lotta con la schizofrenia: «Felice di vedere le pillole in cucina». Il rapporto con la madre: «Così l’ho convinta a lasciare mio padre»

30 Novembre 2025 - 08:55 Giulia Norvegno
Cesare Cremonini
Cesare Cremonini
Il ruolo centrale della madre e la battaglia per riconquistare la libertà. Lo strappo con il manager che lo aveva scoperto e la rinascita con i colleghi musicisti. Quella notte in cui andò dalla madre a dirle di lasciare suo padre, 30 anni più anziano

Solo da cinque anni Cesare Cremonini può dire di sentirsi davvero libero. E così per il futuro, l’artista bolognese non ha dubbi quale debba essere la direzione da prendere: «La libertà è la mia strategia». Ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, Cremonini racconta il sostanziale isolamento in cui ha vissuto fino al 2020. Una situazione costruita dal suo ex manager Walter Mameli: «È stato il mio scopritore, ma mi ha anche imprigionato: vivevo in un castello dorato, però mi era negata la possibilità di avere a che fare con qualunque essere umano che facesse parte del mio ambiente. Compreso Lucio (Dalla, ndr)».

La battaglia con la schizofrenia

Dopo quella rottura dolorosa ma necessaria, Cremoninni dice di aver «ripreso possesso di me, con calma e con grandi risultati». Lo dimostrano le collaborazioni con Jovanotti, Elisa e Luca Carboni, per esempio, a cui si avvicina come un esordiente. E intanto non smette di tenere a bada il «mostro verde», come aveva definito la schizofrenia: È un percorso che continua. Sono due anni che prendo medicinali con costanza e questo mi permette di accettarmi come una persona che deve essere curata, mi dà anche una forma di pacatezza. Sono felice la mattina quando vado in cucina, mi preparo il caffè e vedo quelle pillole, rappresentano l’accettazione di me stesso».

Quella volta che convinse la madre a lasciare suo padre

Cremonini racconta di aver contribuito in qualche modo a salvare sua madre. Per quanto lei «si è salvata da sola». Lui aveva 12 anni ed era ormai stufo di vederla soffrire mentre subiva il comportamento del padre, di 30 anni più anziano. Cremonini ricorda quanto sua madre fosse stanca «di un marito che le diceva che persino il cinema era di troppo per lei perché aveva dei figli da seguire». Una notte andò da lei e la vide piangere: «Andai in camera e le dissi: mamma, non è difficile, bisogna che lo lasci. Lei mi prese sul serio, il giorno dopo mio padre era in campagna insieme al cane. Mio fratello e io restammo con lei a Bologna».

Il fantasma della depressione in casa

Per sua madre, Cremonini pensa di essere stato in qualche modo un alleato «e lo sono ancora oggi, per sensibilità e passione verso l’arte, la comunicazione, la libertà». Negli anni, per lei non sono mancati momenti complicati: «L’ho vista soffrire tanto non solo per mio padre – continua Cremonini – In casa ha aleggiato una forma depressiva, una palla infuocata che ci siamo passati a vicenda. Ho visto una persona molto imprigionata e molto sacrificata. Lei mi ricorda il diritto alla libertà, alla creatività, all’espressione di sé».