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Il giallo del convento venduto a un decimo del suo valore a Genova: «È una truffa»

12 Dicembre 2025 - 07:29 Alba Romano
casa raphael convento suore genova sfratto
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L'indagine della procura e l'istruttoria del Vaticano

Lo sfratto di Casa Raphael a Genova è un giallo. Sulla compravendita c’è un’indagine della procura. Anche il Vaticano ha aperto un’istruttoria. E l’ex cardinale Angelo Bagnasco, fa sapere Il Fatto Quotidiano, è preoccupato. L’ipotesi di reato è truffa. Ai danni delle Suore Sacramentine di Bergamo, ex proprietarie del monastero, ceduto nel 2023 alla Byron srl, fondata e guidata fino al 2019 dall’immobiliarista Eros Maggio, ceduta poi ai familiari.

La vendita del convento

Nel 2022 la Byron ha tentato di rivendere al comune di Genova l’ex cinema porno Chiabrera a cinque volte il prezzo di acquisto. L’amministratore è Patrizio Sanvitale. Un gruppo di residenti, fra cui la famiglia di nobili che donò il monastero, ha inviato un esposto che ha aperto l’indagine. La Byron dovrà fronteggiare l’accusa di aver comprato una proprietà da 12-13 milioni di euro a 1,6. E con una permuta: in cambio del complesso da 6 mila metri quadri al coperto e di giardino, ha dato una ventina di proprietà nelle zone di Sampierdarena, Teglia, Rivarolo e Campomorone, e posti moto a Marassi e San Fruttuoso. Si tratta di edifici che «non solo hanno sede in zone dove il mercato è maggiormente depresso, ma sono anche difficilmente fruibili, o peggio commerciabili, da anziane monache della Brianza».

Gli immobili in permuta

Bruno Manganaro, sindacalista del Sunia, dice di non sapere se ci sono fatti illegali ma «di sicuro è una strana vendita, il bene vale 10 volte tanto. E chi vive a Genova non può che esprimere perplessità sui quartieri delle case date in permuta». Fra questi c’è un palazzo in via Sampierdarena 99. «Se le suore hanno venduto in Albaro per comprare qui non mi pare abbiano fatto un affare. Questa è una periferia piena di problemi», dice una residente al quotidiano. La madre superiora suor Maria Daniela Pozzi ha fatto rispondere all’avvocato del convento Pietro Paolo Arcangeli, procuratore delle Sacramentine nell’affare.

La difesa

Aveva l’incarico di vendere a «non meno di 3,6 milioni di euro». «Abbiamo sempre fatto solo l’interesse delle Sacramentine», dice oggi Arcangeli. «La compravendita non è avvenuta solo con la permuta, ma anche con 2 milioni in contanti, o meglio via bonifico. Quanto al valore dell’immobile è tutto relativo. Al momento della cessione era occupato e vincolato. Si poteva recuperare, ma investendo 12 milioni, che le suore non hanno. Avevamo proposto all’Ordine una ristrutturazione per fare attività speculativa, ma ci è stato risposto che l’ente non è un’immobiliare. Quanto alla contropartita, c’è una perizia e quelle proprietà fruttano 60 mila euro di affitti l’anno», conclude.