Svolta per l’osteopatia, entra nel Servizio sanitario nazionale: dalle ricette del medico di base ai controlli. Ecco cosa cambia per i pazienti

L’osteopatia entra definitivamente nel Servizio sanitario nazionale. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto sulle equipollenze dei titoli, è stato completato un percorso lungo e complesso iniziato con la legge Lorenzin del 2018, che aveva riconosciuto l’osteopata come professione sanitaria. Si tratta dell’ultimo tassello normativo necessario per rendere pienamente operativa e regolamentata la professione in Italia. Il decreto definisce, infatti, le modalità con cui verranno riconosciuti i titoli e l’esperienza dei professionisti già attivi.
Il percorso lungo e a ostacoli
Il percorso è stato lungo. Per anni l’osteopatia non è stata riconosciuta in Italia per la mancanza di un quadro normativo chiaro e condiviso, anche a causa di dibattiti sulla scientificità e sull’inquadramento rispetto alle altre professioni sanitarie. Dopo il riconoscimento del 2018, nel 2021 è arrivato un primo decreto del presidente della Repubblica che ha definito il profilo professionale e le competenze dell’osteopata con un accordo Stato-Regioni. Poi nel 2023 è arrivato l’ordinamento didattico del corso di laurea universitario abilitante. Ora, nel 2026, il decreto sulle equipollenze chiude il cerchio della regolamentazione. Ma cosa cambia concretamente per cittadini, professionisti e sistema sanitario? Lo abbiamo chiesto a Mauro Longobardi, presidente del Registro Osteopati d’Italia (ROI), la principale associazione di categoria del settore.
Cosa cambia per i cittadini
Il cambiamento più importante, secondo Longobardi, riguarda la sicurezza e la tutela dei pazienti. «Oggi non c’è una garanzia certa che il professionista abbia una formazione adeguata e quindi standard qualitativi e di sicurezza garantiti», spiega. «Con il processo di equipollenza dei titoli verrà fatta una valutazione universitaria della formazione degli osteopati e tutti dovranno concludere il percorso con un esame di abilitazione», prosegue. Secondo le stime che riferisce il ROI, il processo riguarderà tra i «15 e i 20 mila» professionisti. Per Longobardi, il risultato sarà quindi «una garanzia qualitativa per il cittadino, ma anche una tutela per i professionisti».
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I medici di base potranno prescrivere l’osteopatia nel Ssn?
Tutto questo significa che i medici di medicina generale potranno prescrivere l’osteopatia nel servizio sanitario nazionale. Ma servirà tempo. «Già oggi molti medici e specialisti consigliano trattamenti osteopatici, ma fuori dal Servizio sanitario nazionale. L’osteopatia vive ancora una situazione ibrida», osserva il presidente del ROI. «I professionisti lavorano in Italia da circa 40 anni, i corsi di laurea esistono già, ma la regolamentazione era ancora in fase di completamento. Esiste inoltre già una circolare dell’Agenzia delle Entrate che consente ai professionisti sanitari con doppio titolo, per esempio infermieri o fisioterapisti che siano anche osteopati, di emettere ricevute per trattamenti osteopatici. La vera novità ora è l’ingresso progressivo dell’osteopatia nel sistema pubblico», prosegue. «Ci vorrà tempo perché il sistema vada concretamente a regime e sia già funzionale per il cittadino, ma con questo decreto il percorso prende il via», aggiunge.
Verso un albo professionale per gli osteopati
Uno dei passaggi più rilevanti in futuro per i professionisti del settore sarà l’istituzione dell’albo professionale degli osteopati sul modello, ad esempio, di quelli già esistenti per infermieri, fisioterapisti e altre professioni sanitarie. «Una volta superato l’esame di abilitazione, il professionista si iscriverà all’albo degli osteopati. L’albo sarà una garanzia, ma anche un organo di controllo», spiega Longobardi. «Questo significa che potranno essere contrastati sia l’abusivismo sia comportamenti non conformi alle regole professionali. Oggi si vedono campagne social un po’ sguaiate o esibizionistiche. Con un albo ci saranno controlli anche sul comportamento professionale, come accade per tutte le altre professioni sanitarie», sottolinea.

