Il repellente antizanzare più usato potrebbe diventare un boomerang: le zanzare imparano che dietro quell’odore c’è un “pasto”

Le temperature continuano ad aumentare e, insieme a estati sempre più lunghe e umide, tornano anche le zanzare. Non più soltanto un fastidio delle serate all’aperto, ma insetti sempre più osservati dalla sanità pubblica per la loro capacità di trasportare virus come dengue, chikungunya e Zika. L’Europa è oggi il continente che si riscalda più velocemente al mondo e gli esperti osservano da anni un allungamento della stagione delle zanzare e una diffusione crescente di specie invasive come la zanzara tigre. In questo scenario milioni di persone si affidano a spray, lozioni e diffusori a base di DEET, la sostanza considerata da decenni una delle difese più efficaci contro le punture. Ma proprio mentre il suo utilizzo aumenta, un nuovo studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology suggerisce un possibile effetto inatteso: alcune zanzare potrebbero imparare ad associare l’odore del DEET alla presenza di un pasto di sangue, finendo così per lasciarsi guidare proprio dal repellente che dovrebbe tenerle lontane.
Zanzare come i cani di Pavlov
Per capire se le zanzare potessero davvero “imparare” a riconoscere il repellente, i ricercatori hanno utilizzato un meccanismo di apprendimento associativo simile a quello reso celebre dagli esperimenti del fisiologo Ivan Pavlov: proprio come i cani imparavano ad associare il suono di una campanella all’arrivo del cibo, anche le zanzare potrebbero collegare un odore a una ricompensa. Lo studio è stato condotto sulla specie Aedes aegypti, nota anche come zanzara della febbre gialla e considerata uno dei principali vettori di virus come dengue, Zika e chikungunya.
Come è cambiato il comportamento delle zanzare
Gli scienziati hanno osservato inizialmente che questi insetti evitavano il DEET, sigla di N,N-dietil-meta-toluamide, un composto chimico sintetico sviluppato negli anni Quaranta e oggi tra i principi attivi più usati nei repellenti antizanzare. Il composto agisce interferendo con i recettori olfattivi degli insetti, rendendo più difficile individuare l’essere umano attraverso odori, anidride carbonica e sudore. Nel primo test il repellente veniva diffuso attorno a una sacca di sangue caldo, cioè la fonte di nutrimento che simula la presenza umana, e le zanzare tendevano ad allontanarsi.
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Successivamente però gli insetti sono stati esposti più volte a una situazione diversa: durante il “pasto” di sangue l’odore del DEET veniva rilasciato nell’ambiente per alcuni secondi, creando così un’associazione ripetuta tra il repellente e la ricompensa alimentare. I ricercatori spiegano come «dopo quattro esposizioni» il comportamento sia cambiato nettamente. «Quando sentivano soltanto l’odore del DEET, oltre il 60% delle zanzare tentava di mordere, come se il repellente fosse diventato il segnale dell’arrivo del cibo». Il risultato che ha sorpreso di più il team è arrivato nel test finale: «Poste davanti a due mani umane, una trattata con DEET e una senza repellente, le zanzare “addestrate” hanno mostrato una preferenza per quella con il DEET». Secondo gli autori, questo effetto potrebbe verificarsi soprattutto quando la concentrazione del repellente è ormai troppo bassa per allontanare efficacemente l’insetto ma ancora abbastanza forte da essere percepita dal suo sistema olfattivo.
Insetti che imparano in fretta
Diversi studi hanno già mostrato che le zanzare non reagiscono agli stimoli in modo puramente automatico, ma possiedono capacità di apprendimento molto più sofisticate di quanto si pensasse fino a pochi anni fa. Alcune ricerche precedenti hanno dimostrato, per esempio, che Aedes aegypti può imparare ad associare specifici odori umani a esperienze positive o negative, modificando nel tempo le proprie preferenze di puntura e le strategie di ricerca dell’ospite. In uno studio pubblicato nel 2018, gli scienziati avevano osservato che le zanzare erano persino capaci di ricordare odori collegati a tentativi falliti di nutrirsi, come il rischio di essere scacciate o colpite, evitando successivamente quegli stessi segnali olfattivi.
Le ricadute sul piano sanitario
Comprendere meglio questi meccanismi potrebbe diventare sempre più importante anche sul piano sanitario. Specie come Aedes aegypti sono tra i principali vettori di virus come dengue, Zika, chikungunya e febbre gialla, responsabili ogni anno di milioni di infezioni nel mondo. Secondo gli autori dell’ultimo studio, capire in che modo le zanzare interpretano segnali chimici come il DEET potrebbe aiutare in futuro a sviluppare repellenti più efficaci e meno facilmente “riconoscibili” dal sistema olfattivo degli insetti, soprattutto in un contesto in cui il cambiamento climatico sta ampliando le aree di diffusione di molte specie vettori.

