Suicidio assistito, morto in Lombardia un 55enne affetto da sclerosi multipla: è il 17esimo caso. Ma in Italia non c’è ancora una legge

Christian aveva ricevuto una diagnosi di sclerosi multipla nel 1999. Da allora era completamente dipendente da chi si prendeva cura di lui. La malattia gli impediva di camminare e lo costringeva a utilizzare un catetere vescicale per urinare, oltre a provocargli dolori insopportabili e continue infezioni alle vie urinarie. Non riuscendo più a sopportare questa situazione, lo scorso febbraio aveva chiesto all’Asl di avviare le procedure di verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito, a cui in Lombardia finora si è fatto ricorso solo tre volte.
La legislazione sul fine vita in Italia
In Italia il fine vita non è regolato da una legge, ma da una sentenza della Corte costituzionale del 2019, che pur ammettendo il suicidio medicalmente assistito – ma non l’eutanasia – a determinate condizioni, non dà indicazioni chiare sui tempi e le modalità di attuazione. Per questo le Regioni si sono organizzate in autonomia e oggi sono in tutto dieci quelle in cui è stata depositata una proposta di legge per regolamentare il suicidio assistito. La Toscana e la Sardegna sono le uniche in cui è stata approvata.
La raccolta firme per la legge in Lombardia
L’Associazione Luca Coscioni, che dal 2002 si occupa della difesa dell’autodeterminazione di ciascuna persona nell’ambito del fine vita, ha promosso in diverse regioni, tra cui la Lombardia, la raccolta firme per l’approvazione della proposta di legge «Liberi subito». In Lombardia la proposta è stata presentata il 18 gennaio 2024 ma l’iter legislativo si è interrotto quando la maggioranza ha stabilito che la materia fosse di competenza nazionale, rifiutandosi di votare il testo.
Ti potrebbe interessare
- Suicidio assistito, Mariasole è morta a 63 anni: era affetta da parkinsonismo. «Nessuno deve più attendere nella sofferenza come me»
- Promossa a metà la legge toscana sul fine vita, la Consulta: «Non del tutto illegittima, ma alcune parti violano le competenze statali». Ecco quali
- In Italia ci sono 13 persone indagate per aver aiutato chi ha ricorso al suicidio assistito. Ma non vogliono l’archiviazione
Secondo il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, la legge è «indispensabile» per «garantire quei tempi celeri richiesti dalla Corte costituzionale». L’Assessorato al Welfare della Regione Lombardia, infatti, ha recentemente diffuso delle linee guida per applicare proprio le ultime sentenze della Corte Costituzionale, che aiutano ospedali e ATS a gestire correttamente le richieste dei malati. Grazie a questo supporto, finora tre persone in Lombardia hanno potuto completare l’iter.

