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Le «due parole» di Mario Sechi sul licenziamento da Libero e la replica: «Una sceneggiata»

29 Maggio 2026 - 05:44 Alessandro D’Amato
mario sechi licenziato libero antonio angelucci sceneggiata
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L'editoriale di addio del direttore sull'editore che non vuole sentirsi dire le cose. E la risposta via retroscena degli Angelucci
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«Due parole sul mio addio a Libero»: così Mario Sechi intitola oggi il suo editoriale di saluto sul quotidiano degli Angelucci che lo ha ufficialmente licenziato ieri. L’articolo è piuttosto criptico, visto che si apre con una domanda sulla libertà di stampa, la scontata citazione di George Orwell («È il diritto di dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire») e la considerazione che questa riguarda anche l’editore «a cui bisogna spesso rispondere con le cose che non vorrebbe sentirsi dire». Dalle parti degli Angelucci intanto arriva una risposta: quella sulla scorta è «una sceneggiata» e Sechi avrebbe avuto un «atteggiamento ostile» nei confronti di un investitore. Ovvero il presidente della FederTennis Angelo Binaghi.

Il lungo addio di Mario Sechi a Libero

Nel suo editoriale piuttosto criptico Sechi dice che «parleranno i fatti. Come sempre». E poi: «La stampa ha un legame diretto con il buon funzionamento del capitalismo, ne costituisce il sistema nervoso, i giornali sono un filamento che accende le società competitive. I quotidiani vivono un periodo di profondissima crisi, molti chiuderanno e, forse, risorgeranno in altra forma. È finito un modello di business, non il giornalismo di cui c’è in realtà una grande domanda. Per questo sono ottimista e non mi spaventa affatto la disoccupazione, il mondo è pieno di opportunità. Voglio ringraziare i lettori che mi sono stati vicini e tutti i colleghi che in questi tre anni hanno lavorato al mio fianco. Libero mi ha dato tanto, ma si è preso troppo».

I retroscena

Il Corriere della Sera racconta invece alcuni retroscena sull’addio di Sechi. Che ha lamentato pressioni continue da parte dell’editore, aumentate negli ultimi sei mesi, accompagnate da ripicche, come il diniego delle sostituzioni estive, necessarie per coprire i periodi di ferie. Ma in particolare quello che ha portato alla rottura è il caso Binaghi. Il quale oggi è azionista di minoranza de La Stampa. Secondo le stesse fonti, Sechi non sarebbe stato licenziato direttamente da Angelucci, ma «sollevato dall’incarico nell’ambito delle decisioni editoriali del quotidiano», legate anche «all’insoddisfacente numero di copie vendute», e il direttore «ne sarebbe stato informato già da diverse settimane». Mentre il direttore defenestrato è pronto a dimostrare in tribunale che il licenziamento non è adeguatamente motivato, poiché il calo delle copie è un fenomeno generalizzato dell’editoria.

La linea editoriale

Il Fatto Quotidiano invece dice che la linea di Libero era troppo schiacciata su Giorgia Meloni a scapito della Lega. Il rapporto con Angelucci era pessimo ed è peggiorato nelle ultime ore. Proprio per la prima pagina sul direttore da ammazzare. Gli Angelucci hanno visto la scelta come un estremo tentativo di barricarsi alla guida del quotidiano. E infatti Il Tempo e il Giornale non hanno scritto una riga sulla vicenda. Proprio per ordine dell’editore. Qui si parla di “una sceneggiata” pensata solo per mettere in difficoltà, visti i comunicati di vicinanza a Sechi arrivati persino dal Quirinale. Gli Angelucci fanno pure sapere che «misure di tutela nei confronti di direttori di giornale non sono un fatto eccezionale e, in altri casi, risultano anche più estese e rilevanti».

Il tesoretto di Binaghi

E qui si parla del possibile investimento della Federtennis sul quotidiano. Come anticipato dal Foglio, gli Angelucci avevano fatto la bocca al tesoretto portato in dote da Antonio Binaghi, n. 1 del tennis, magari sotto forma di pubblicità. Binaghi ha scelto invece La Stampa, secondo gli Angelucci anche per l’atteggiamento ostile di Sechi.

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