Sempio, si avvicina la fine dell’incidente probatorio. I legali: «Perizia è una pistola d’acqua, ma non vogliamo ribaltare l’esito»

Più si avvicina il 18 dicembre, giorno della chiusura dell’incidente probatorio sul giallo di Garlasco, più la difesa dell’unico indagato Andrea Sempio sembra dormire sonni tranquilli. A maggior ragione alla luce del risultato del rapporto depositato dalla genetista Denise Albani secondo cui le tracce biologiche miste rimaste sulle unghie della vittima Chiara Poggi sarebbero da ricondurre con probabilità «da moderatamente forte a forte» a un uomo della famiglia Sempio. Insomma, per l’avvocato difensore Liborio Cataliotti, una «pistola d’acqua» che inizialmente era stata presentata dall’accusa come «pistola fumante» e determinante per il procedimento a carico dell’amico del fratello della 26enne uccisa il 13 agosto 2007.
Difensori di Sempio: «Pronta una serie di domande di chiarimento»
A meno di una settimana dall’udienza che può cambiare – in una direzione o nell’altra – la clamorosa riapertura del caso, la difesa di Sempio sta perfezionando la sua strategia. A partire dalla perizia Albani: «La stiamo analizzando riga per riga. Abbiamo predisposto una serie di richieste di chiarimento: una decina di domande pacate, non polemiche e non finalizzate a ribaltare l’esito della perizia», ha detto Cataliotti entrando al laboratorio di Genomica di via Tiburtina, a Roma, dove è ancora in corso l’incidente probatorio.
La tranquillità di Sempio: «La perizia non è neanche un indizio»
Il legale rimane convinto che, nonostante il rapporto della genetista della Polizia individui con buone probabilità il materiale genetico dell’indagato sul corpo della vittima, a livello giuridico quel ritrovamento non valga nulla: «È acqua che scorre sotto i ponti, perché la scienza non è una materia elastica che si piega alle convenienze. Quando una comparazione non può dare un risultato scientificamente certo, non può darlo. E quando un risultato non è consolidato perché mancano le repliche previste dai protocolli scientifici, la Corte di Cassazione è chiarissima: quel dato non vale come prova». Proprio per questo, per la certezza che il dato sottolineato da Albani «valga meno di un indizio», Liborio Cataliotti ha insistito sulla definizione della perizia come una pistola d’acqua: «La prova venne disposta era stata presentata come quella che avrebbe potuto inchiodare l’assassino, la prova dell’ultimo contatto avuto con l’autore del delitto dalla vittima. Alla luce degli esiti si è rivelata tutt’altro».
