L’ultima intervista di Rob Reiner su Donald Trump: «Non è mentalmente idoneo»

Dopo la morte di Rob Reiner e della moglie Michele Singer hanno fatto scalpore le acidissime condoglianze di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha detto che il regista era ossessionato dalla sua persona e ha parlato della «‘sindrome da derangement di Trump‘, a volte chiamata anche Tds». Reiner, in occasione del suo ultimo film Spinal Tap II, ha rilasciato un’intervista a Il Venerdì di Repubblica. Parlando, oltre che di cinema, proprio di Trump. «A volte è impossibile leggere oltre i titoli perché è davvero inquietante. E mi riferisco al fervore nazionalista, al razzismo e alla misoginia che dilagano negli Stati Uniti. E mi preoccupa la non idoneità mentale del presidente Trump e la pressione stile McCarthy che l’ufficio della presidenza esercita su giornalisti e libera stampa. Per non parlare del disprezzo dello Stato, della Costituzione, e dei suoi continui attacchi alle istituzioni democratiche», è l’esordio del colloquio.
Rob Reiner e Donald Trump
Reiner dice che bisogna fare «tutto il possibile. Nel mio, cerco di oppormi nel miglior modo possibile, con i mezzi a mia disposizione, nella speranza di riuscire a preservare la democrazia, perché si tratta di un esperimento che dura da 250 anni e che, a singhiozzo, è riuscito a migliorarsi. Abbiamo superato tante tappe importanti: c’è stato un tempo in cui le donne non potevano votare, ora possono farlo. C’è stato un tempo in cui i neri non potevano votare, ora possono farlo. Abbiamo avuto un presidente nero. Abbiamo commesso degli errori, anche incredibili, ma siamo andati avanti. È la prima volta che vedo questa cosa così difficile da mantenere, così effimera, essere distrutta in meno di un anno. Le istituzioni reggono solo se le persone concordano sull’importanza dello Stato di diritto e della Costituzione. Se non ci crediamo, allora si può fare quello che si vuole. Ed è quello che sta succedendo ora».
Un’America diversa
Reiner era convinto che l’America fosse cambiata: «E spero che riusciremo a sopravvivere a tutto questo. Gli Stati Uniti erano il luogo che accoglieva gli immigrati, mentre ora le persone vengono espulse senza un giusto processo. Quello che sta succedendo è un incubo, e speriamo che la gente riesca a rendersene davvero conto. Facevamo della diversità la nostra forza convinti che se fossimo riusciti ad avere un Paese capace di accogliere persone di tutte le etnie, religioni e orientamenti sessuali, avremmo dimostrato che il mondo può essere unito, può essere uno. Questo era l’esperimento. E questo era il luogo in cui lo avremmo realizzato. E purtroppo in questo momento, tutto ciò non sta accadendo…».
