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Garlasco, la fiducia dei legali di Sempio: «Perizia fallata in partenza». In aula anche Stasi: «È un uomo forte»

18 Dicembre 2025 - 14:37 Filippo di Chio
stasi sempio poggi garlasco udienza
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È terminata l'udienza di chiusura dell'incidente probatorio. I legali della famiglia Poggi: «È lui il colpevole»

È uscito dal tribunale di Pavia senza rilasciare dichiarazioni Alberto Stasi, al termine dell’udienza di chiusura dell’incidente probatorio che potrebbe riscrivere la storia del delitto di Garlasco. Il condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, allora sua fidanzata, si era recato nel palazzo di giustizia a sorpresa. «Alberto è un uomo forte», ha commentato il suo legale Antonio De Rensis. Stamattina, poco prima delle 10, Stasi era stato intercettato in compagnia dei suoi legali: «È interessato a seguire l’udienza e questo mi fa piacere». Non è chiaro se parlerà in aula: «L’udienza non è ancora iniziata, non lo sappiamo», si era limitato ad anticipare De Rensis. Stasi aveva commentato brevemente: «Sono fiducioso, ma non voglio rilasciare altre dichiarazioni».

La soddisfazione dei legali di Sempio: «Sul Dna non c’è punto fermo»

Intanto si dicono «ancora più soddisfatti» i difensori di Andrea Sempio, secondo cui sul Dna trovato sulle unghie della vittima «non si può arrivare a un punto fermo». Secondo gli avvocati dell’unico indagato, la perizia della genetista Denise Albani sarebbe fallato da un «vulnus di partenza: il fatto che il dato non è stato replicato con uguale risultato e questo rende il risultato giuridicamente inutilizzabile». Una posizione che Angela Taccia e Liborio Cataliotti sostengono da giorni, da quando i risultati dell’analisi sono stati depositati presso la gip Daniela Garlaschelli. 

L’udienza di oggi: di cosa si discute

Inizia così, con un colpo di scena, un giorno che potrebbe diventare un vero e proprio giro di boa e iniziare a riscrivere la storia del massacro di Chiara Poggi, nella sua villetta il 13 agosto 2007, a 15 anni di distanza dalla condanna del suo allora fidanzato Alberto Stasi. Un’udienza di incontro – più che altro scontro – durante cui, di fronte alle conclusioni tratte dalla perita Denise Albani nella sua relazione, le parti provano a far prevalere la loro posizione. Consapevoli che tutto ciò che viene notato nell’ordinanza finale avrà valore di prova consolidata in un eventuale futuro processo. I legali dell’unico indagato, Andrea Sempio, puntano a stracciare la validità delle nuove analisi, quelli del condannato Stasi uniscono le loro forze con la procura per sottolineare un dato segnalato nella relazione: la compatibilità «da moderatamente forte a forte» del Dna trovato sulle dita della vittima con la linea paterna di Andrea Sempio. 

La difesa di Sempio: «Contatto indiretto, e risultati non validi»

Si parte, appunto, dalle 94 pagine stese da Denise Albani. Da quelle tracce biologiche escluse in passato perché «inutilizzabili», poi rianalizzate dalla perita con un nuovo software che ha sottolineato l’elevata compatibilità tra il profilo genetico rinvenuto e quello della famiglia Sempio, e per logica dell’indagato 37enne. Un procedimento che, a sentire i legali di Sempio Liborio Cataliotti e Angela Taccia, non avrebbe senso di esistere dato che si tratta di analisi su tracce miste che non hanno dato risultati precisi e incontrovertibili. Nel caso in cui le conclusioni siano ammesse, gli avvocati hanno già giocato le loro carte depositato 120 pagine di controdeduzioni – a firma di Marina Baldi e Armando Palmegiani – in cui elencano una ventina di punti della casa dove Sempio avrebbe potuto depositare il suo Dna poi finito sulle dita della vittima. Un materiale genetico «da contatto indiretto», dunque, che deriverebbe da tutto meno che da un’aggressione.

La famiglia Poggi e le critiche al software usato

In linea con la difesa di Sempio, anche i legali della famiglia Poggi puntano a escludere qualunque clamorosa riapertura del caso. Il perito di parte, Marzio Capra, in una breve relazione ha tentato di smontare i risultati raggiunti dalle analisi Denise Albani criticando la bontà del software utilizzato, che è ormai lo standard scientifico internazionale. E ha sostenuto che l’unico dato emerso veramente di interesse, perché inedito, sarebbe «la presenza di Dna di Alberto Stasi sulla cannuccia dell’Estathé trovato nella spazzatura». «È un enorme spettacolo mediatico in cui si gioca una partita in termini di comunicazione. Ben vengano gli approfondimenti: li abbiamo fatti e i risultati sono questi», ha detto all’entrata del tribunale l’avvocato Francesco Compagna, che rappresenta la famiglia Poggi insieme a Gianluigi Tizzoni. «Io sono convinto della colpevolezza di Stasi e il nostro ordinamento gli dà una strada, che è quella della revisione. Così si finisce per sconvolgere la vita di persone innocenti». 

La certezza della procura: «È il Dna di Sempio»

La procura di Pavia e gli avvocati di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, hanno dalla loro le conclusioni di Albani, che hanno di fatto confermato le analisi da loro ordinate negli anni scorsi e che hanno portato alla nuova indagine. Il loro obiettivo è escludere qualunque ragionamento sul Dna da contatto diretto o indiretto, che non era parte del quesito iniziale dell’incidente probatorio. La procura, stando a quanto anticipa Repubblica, potrebbe portare una comunicazione inedita dell’11 settembre 2014 in cui il professor Francesco De Stefano, l’esperto che escluse l’utilizzo di quelle tracce genetiche dal processo a carico di Stasi, annunciava la sua intenzione di usare l’analisi biostatistica, cioè quella condotta da Denise Albani. E proprio sul metodo usato dalla perita della Polizia, per contrastare le critiche di Marzio Capra al software, la difesa di Stasi ricorderà che lo stesso perito dei Poggi ha usato quel programma in passato per condurre indagini. 

Cosa succede ora: le carte ancora da giocare e il futuro processo

Una volta chiuso l’incidente probatorio con l’acquisizione della prova agli atti, l’indagine è attesa da un mare magnum di possibilità. Soprattutto perché, fino a questo momento, la procura è probabile che abbia tenuto la maggior parte delle sue carte coperte. E che, una volta oltrepassato il primo ostacolo, si appresti a richiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio portando sul tavolo anche la verifica dell’alibi dell’indagato (il famoso scontrino del parcheggio di Vigevano), l’impronta 33 trovata sul muro e attribuita a Sempio, la Blood pattern analysis del Ris di Cagliari, i risultati delle analisi affidate alla celebre anatomopatologa Cristina Cattaneo. E il possibile movente, che secondo indiscrezioni gli inquirenti avrebbero già individuato chiaramente

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