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Venezuela, Trump ordina l’attacco: forti esplosioni a Caracas. Maduro dichiara lo stato di emergenza: «Gravissima aggressione degli Usa» – Il video

03 Gennaio 2026 - 09:39 Ygnazia Cigna
Le esplosioni arrivano in una fase di fortissima tensione tra Stati Uniti e Venezuela. Maduro: «L’obiettivo di questo attacco non è altro che quello di appropriarsi delle nostre risorse strategiche, in particolare petrolio e minerali»

Caracas si è svegliata nella notte al suono di esplosioni e rombi nel cielo. Intorno alle due del mattino ora locale, diversi quartieri della capitale venezuelana sono stati scossi da forti boati, accompagnati da rumori simili al passaggio di aerei. Le detonazioni, secondo quanto riferito da testimoni e da un giornalista dell’Agence France-Presse presente in città, sono proseguite per circa un quarto d’ora, con almeno sette esplosioni chiaramente percepite. Il Governo del Venezuela «denuncia la gravissima aggressione militare» degli Stati Uniti. Il presidente Nicolas Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza e chiesto la «mobilitazione» della popolazione dopo l’attacco. Secondo alcuni media americani l’attacco sarebbe stato ordinato dallo stesso Trump, in un momento di fortissima tensione tra Stati Uniti e Venezuela. Secondo quanto riportano Cbs News e Fox News, il presidente Usa ha ordinato attacchi contro siti all’interno del Paese, tra cui alcune strutture militari, proprio mentre l’amministrazione intensifica la sua campagna contro il regime di Maduro.

Esplosioni nelle aree militari

Diversi incendi hanno colpito le aree militari di Caracas e nel quartiere 23 de Enero, a ovest della Capitale e dove si concentrano gruppi chavisti, c’è stata una forte esplosione con sirene e sorvoli di aerei. Incidenti anche all’Accademia Militare di Mamo, a La Guaira, a 40 chilometri dalla capitale. Altre aree colpite includono la base aerea La Carlota e l’aeroporto di Higuerote, con esplosioni di minore entità. «I bombardamenti su Caracas sono iniziati intono alle 2, orario locale. Ho sentito un forte boato, il primo, che mi ha letteralmente buttato giù dal letto», riferisce un italiano espatriato in Venezuela. «Il palazzo presidenziale di Miraflores, Fuerte Tijuna, il ministero della difesa, l’aeroporto della Carlota e il porto della Guaira sono sotto le bombe», chiosa.

Il comunicato del governo

«La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, ripudia e denuncia davanti alla comunità internazionale la gravissima aggressione militare perpetrata dall’attuale Governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione venezuelana, nelle località civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira», inizia così il primo comunicato del governo. «Questa aggressione minaccia la pace e la stabilità internazionale, specificamente in America Latina e nei Caraibi, e mette in pericolo la vita di milioni di persone. L’obiettivo di questo attacco non è altro che quello di appropriarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare petrolio e minerali, cercando di spezzare con la forza l’indipendenza politica della Nazione. Non ci riuscirann», denuncia il governo.

«Dopo più di duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo Governo legittimo restano fermi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino». Poi l’invito a difendersi: «Il Governo Bolivariano invita tutte le forze sociali e politiche del paese ad attivare piani di mobilitazione e a ripudiare questo attacco imperialista. Il popolo del Venezuela e le sue Forze Armate Nazionali Bolivariane, in perfetta fusione popolo-militare-polizia, sono schierati per garantire sovranità e pace». Il Presidente Nicolás Maduro ha ordinato l’attuazione di tutti i piani di difesa nazionale: «L’intero paese deve attivarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista. Il Venezuela si riserva il diritto di esercitare la legittima difesa per proteggere il proprio popolo, il proprio territorio e la propria indipendenza. Invitiamo i popoli e i governi dell’America Latina, dei Caraibi e del mondo a mobilitarsi in solidarietà attiva contro questa aggressione imperialista».

Tajani: «Unità di crisi della Farnesina operativa»

La Farnesina, l’Ambasciata d’Italia e il Consolato Generale riferiscono che stanno seguendo la situazione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato: «Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l’evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni costantemente informata. Unità di crisi della Farnesina operativa». Attualmente in Venezuela ci sono 160mila italiani.

Le tensioni tra Venezuela e Stati Uniti

Il caos in corso arriva in una fase di fortissima tensione tra Stati Uniti e Venezuela. Le esplosioni sono state avvertite in numerose zone della capitale, tra cui El Junquito, La Pastora, Macarao, El Hatillo, El Marqués e Los Ruices. I residenti hanno diffuso sui social decine di video che mostrano bagliori nel cielo. In diverse aree della città si sono verificati blackout improvvisi. In particolare, sarebbe una vasta area della zona sud di Caracas ad essere rimasta senza elettricità, nonché in prossimità di una grande base militare.

Le minacce di Trump

Poche ore prima, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva rilanciato pubblicamente la possibilità di operazioni terrestri contro il Paese sudamericano, affermando che i giorni al potere di Nicolás Maduro sarebbero «contati». Washington ha inoltre rafforzato la propria presenza militare nei Caraibi con il dispiegamento di una flottiglia navale. Interpellato sull’accaduto, il Pentagono non ha fornito alcun commento. Anche se dal Venezuela, sembrava aprirsi uno spiraglio di dialogo. Maduro aveva confermato pubblicamente di aver avuto un colloquio telefonico con Trump dalla Casa Bianca, avvenuto il 21 novembre. «Bisogna iniziare a parlare sul serio», aveva dichiarato il presidente venezuelano, dicendosi disponibile a un confronto diretto con Washington. Al momento, tuttavia, sulle cause delle esplosioni non vi sono comunicazioni ufficiali.

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