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«Contro natura perderlo così: abolite quelle candele nei locali». Parla lo zio di Giovanni Tamburi morto a Crans-Montana

04 Gennaio 2026 - 20:40 Giulia Norvegno
Giovanni Tamburi
Giovanni Tamburi
«Vorrei che questa vicenda servisse a qualcosa» racconta lo zio del 16enne di Bologna morto nella strage del Costellation sulle Alpi svizzere

«Un ragazzo meraviglioso, solare, carino e disponibile: è una cosa totalmente contro natura quello che è accaduto», ha dichiarato Maurizio de Vito Piscicelli, zio di Giovanni Tamburi, il sedicenne bolognese morto nella strage di Capodanno a Crans-Montana. De Vito Piscicelli ha parlato davanti alla chiesa di Sant’Isaia a Bologna, al termine della veglia organizzata per commemorare il nipote. Lo zio ha poi lanciato un appello: «Vorrei che questa vicenda servisse a qualcosa: aboliamo questi orrendi fuochi delle candele dentro le discoteche». Una pratica diffusa da tempo nei locali italiani e svizzeri, tra gli altri. E non faceva eccezione il Costellation, in cui le fontane pirotecniche venivano messe sulle bottiglie di champagne portate tra i tavoli dai camerieri. «Io ormai ne vedo duecento a serata, bruciano e provocano incendi», ha aggiunto.

Il prof: «Quando interveniva lasciava il segno»

Don Vincenzo Passarelli, che ha avuto Giovanni come allievo nell’ora di religione al liceo Righi per due anni, ha tracciato un ritratto del ragazzo fatto di intelligenza e originalità. «Giovanni era proprio un bel tipo. Sempre sorridente, ma in maniera intelligente. Molto educato, simpatico», ha raccontato il sacerdote all’Ansa. «Le mie lezioni sono per lo più dialoghi esistenziali, in cui cerco molto l’interazione. E quando Giovanni interveniva, non lo faceva sempre, lasciava sempre il segno. Le sue erano parole non scontate, originali». Don Passarelli ha scritto al padre del ragazzo, attualmente in Svizzera, per stargli vicino: «Lui ha ringraziato per le preghiere».

Il ricordo di amici e famigliari

Nella chiesa di Sant’Isaia si è tenuto un momento di preghiera con compagni di scuola, amici e professori di Giovanni. «Un momento di raccoglimento a cui ha pensato una mia collega docente, un modo per fare qualcosa e sentirsi vicini in un momento di grande dolore», ha spiegato don Passarelli. Il sacerdote ha evidenziato lo strazio di chi rimane: «Alcuni non riescono neanche a parlarne. Per loro soprattutto pregheremo. Il dramma è per chi rimane qui».

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