«È rientrato nel bar per salvare un’amica. Lui non c’è più, lei si è salvata». Parla lo zio di Achille Barosi morto nella strage di Crans-Montana

C’è il gesto estremo di chi torna indietro per salvare un’amica. E c’è chi riesce a scappare, lancia l’allarme, salva altri ragazzi, ma oggi non sa ancora che alcuni dei suoi amici sono morti. Ci sono storie che restituiscono il volto più umano e straziante della tragedia di Crans-Montana, dove l’incendio nel locale “Le Constellation” ha ucciso 40 persone, tra cui sei italiani. «Era riuscito a uscire senza un solo graffio. È tornato lì dentro in un gesto estremo di generosità che non gli ha dato scampo». A parlare al Corriere della Sera è Michele Rescigno, zio di Achille Barosi, il liceale milanese di 16 anni morto nel rogo. «Mio nipote Achille rientrato nel bar di Crans per salvare un’amica, è morto per generosità», racconta senza riuscire a trattenere le lacrime.
Il rientro nel locale per salvare un’amica
Achille era riuscito a mettersi in salvo, ma si è accorto che accanto a lui mancava una ragazza a cui teneva. «Quando è riemerso da quel locale in fiamme si è reso conto di non avere più accanto una ragazza. È tornato indietro per cercare di salvarla». Non era la sua fidanzata, chiarisce lo zio: «Era una di quelle amicizie che nascono fra coetanei. È tornato indietro per dare una mano, pensando di avere il tempo di poterlo fare. Il destino ha deciso diversamente». A raccontare cosa è successo sono stati gli amici sopravvissuti. Achille era con Giuseppe Giola, uno dei primi ragazzi portati al Niguarda. «Era con lui quando è uscito da Le Constellation. Si è guardato intorno e ha detto “voglio tornare giù”, nonostante tutti intorno lo scongiurassero di non farlo. È stata la sua famiglia a raccontarcelo. Lei si è salvata. Achille non era uno sprovveduto, non sarebbe mai tornato indietro per riprendersi un cellulare, com’è stato ipotizzato all’inizio».
Il destino di Giuseppe Giola
Un destino diverso è capitato a Giuseppe Giola, uno degli amici con cui Achille stava trascorrendo il Capodanno, insieme, tra gli altri, a Sofia Prosperi e Chiara Costanzo, entrambe morte nell’incendio. In quello stesso inferno il 16enne, oggi ricoverato al Niguarda, è riuscito a salvarsi. Suo padre Valentino Giola racconta la sua storia a Il Messaggero. «Mio figlio non sa che la sua amica Chiara non c’è più, non abbiamo il coraggio di dirglielo. Sarebbe troppo dura per lui». Giuseppe è stato estubato e si sta riprendendo, ma «il suo primo pensiero è andato ai suoi amici. Chiede continuamente notizie».
Il racconto di quella notte
Quella notte Giuseppe era con lo stesso gruppo di amici: «Ragazzi italiani che si conoscevano da anni, tutti figli di amici. Io li ho visti crescere», dice il padre. L’allarme arriva poco dopo mezzanotte. «A mia moglie squilla il telefono: era Giuseppe. Urlava: “Venite subito, sta andando tutto a fuoco”. È stato lui a dare l’allarme alle famiglie». Valentino Giola descrive scene apocalittiche davanti al locale. «L’inferno in terra: fiamme che avvolgevano l’edificio, centinaia di ragazzi che scappavano, genitori cercavano i loro figli disperati». Giuseppe viene trovato in strada: «Era senza giubbotto, per fortuna non era rientrato a prenderlo. Aveva il viso arrossato ma era lucido». Era riuscito a uscire in tempo, «ma cercava Chiara e Francesca».
«Non sa nulla di Chiara, non è il momento di dirglielo»
Oggi Giuseppe ha ustioni al viso e a una mano. «Gli è andata molto bene», racconta il padre. Ma la ferita più difficile da rimarginare sarà un’altra. «Non sa nulla di Chiara. Non è il momento di dirglielo». Intanto molte famiglie lo ringraziano. «Tutti lo ringraziano perché è stato lui a lanciare l’allarme tra le famiglie italiane. In una situazione così non è automatico pensare di chiamare casa. Lui l’ha fatto».
