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Chiara Poggi e la lite mai avvenuta, l’analisi del pc che dà ragione ad Alberto Stasi: la verità dei due esperti e quei 5 minuti della vittima sola in casa

06 Gennaio 2026 - 09:05 Giovanni Ruggiero
garlasco alberto stasi chiara poggi
garlasco alberto stasi chiara poggi
Mai è stato individuato un movente dietro l'omicidio di Chiara Poggi, anche dopo la condanna di Alberto Stasi. La Cassazione aveva citato una presunta lite tra i due fidanzati. Circostanza mai avvenuta. L'alibi di Stasi che non fu possibile recuperare dal pc, dopo le manomissioni maldestre dei carabinieri

Una perizia informatica già nel 2009 dimostra che Chiara Poggi non ha mai aperto la cartella con le foto pornografiche sul computer di Alberto Stasi. A ribadirlo oggi a Zona Bianca su Rete4 sono stati i periti informativi Roberto Porta e Daniele Occhetti. I due esperti erano stati incaricati nel processo di primo grado dal giudice Stefano Vitelli di recuperare i dati del pc del fidanzato della vittima. Come ricorda Rita Cavallaro sul Giornale, è con i punti fissati dai due esperti sull’uso che Chiara fece del pc di Alberto che crolla uno dei passaggi chiave della sentenza di Cassazione sul delitto di Garlasco.

Gli esperti avevano già escluso nel 2009 che la sera del 12 agosto, quando Chiara rimase sola nella villetta dalle 21.59 alle 22.14 mentre Stasi era corso a casa per mettere al sicuro il cane, la ragazza avesse mai visualizzato la cartella «militare» dove erano salvate le immagini hard. Per quanto non fosse mai stato trovato un movente per quel delitto, la Cassazione citò la presunta lite tra i due findanzati, che in realtà non ci sarebbe mai stata.

I cinque minuti di Chiara e il pc di Alberto Stasi

La perizia aveva ricostruito con precisione i movimenti di Chiara al computer: alle 21.59 inserì una chiavetta usb dalla quale trasferì 287 foto della vacanza a Londra con il fidanzato, ne guardò alcune insieme ad immagini di un cagnolino. Tra le 22.09 e le 22.14 restarono cinque minuti di vuoto informatico, ma i periti esclusero che in così poco tempo la ragazza potesse aver individuato i file pornografici, nascosti in una sottocartella senza nome della «militare». Una valutazione che già allora smontava l’ipotesi di una possibile lite scatenata dalla scoperta delle foto, quella lite che secondo la ricostruzione investigativa avrebbe spinto Stasi a irrompere nella villetta la mattina dopo per compiere l’omicidio in 23 minuti. Una teoria priva di riscontri oggettivi ma rimasta in certi racconti del caso.

La conferma già nel 2014: perchè non aiutò Stasi

Nel processo di appello bis del 2014, i consulenti tecnici del sostituto procuratore di Milano Laura Barbaini riuscirono a decodificare proprio quei cinque minuti di attività sul pc, confermando definitivamente che Chiara non aveva visto le immagini. Tuttavia il loro mandato riguardava la verifica di eventuali cancellazioni di file da parte di Stasi nei giorni precedenti al delitto, e così quelle prove finirono per essere ignorate. Nel 2009 i due periti testimoniarono che non riuscirono a recuperare i file, quindi un possibile alibi per Stasi, perché cancellati involontariamente dai carabinieri, che fecero danni su quel pc per il 73,8%. Un elemento che avrebbe potuto pesare a favore del condannato, esattamente come il Dna trovato sulle unghie della vittima, oggi compatibile con il cromosoma Y di Sempio ma all’epoca classificato come “non attribuibile” per non escludere Stasi.

Il movente mai individuato dalla Cassazione

La sentenza di Cassazione fa riferimento alla presenza di «migliaia di immagini di contenuto pornografico, in cartelle diversamente denominate» sul computer di Stasi, lasciando intendere un possibile movente legato alla scoperta da parte di Chiara. Eppure gli ermellini, in assenza di prove concrete, hanno dovuto certificare che il movente del delitto non è mai stato individuato. La prova della mancata visione delle foto da parte della ragazza risale al 2014 ma viene portata alla luce solo oggi, dopo un decennio trascorso da Stasi in prigione. Una rivelazione che arriva mentre Stasi, oggi 42enne, aspetta con fiducia gli sviluppi della nuova inchiesta che vede Andrea Sempio indagato per omicidio.

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