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Ora Machado vuole dare il suo Nobel a Trump: «Lo merita più di me»

07 Gennaio 2026 - 07:37 Alessandro D’Amato
donald trump maria corina machado nobel venezuela
donald trump maria corina machado nobel venezuela
La leader dell'opposizione venezuelana era stata esclusa dagli Usa per la successione di Maduro. Ora prova a recuperare

Nei giorni scorsi la crisi del Venezuela aveva rivelato una certa ostilità di Donald Trump nei confronti di Maria Corina Machado. La leader dell’opposizione venezuelana ha vinto il premio Nobel per la pace. Ma il presidente Usa l’ha esclusa dalla possibile nuova leadership di Caracas. Sostenendo che non sia abbastanza popolare. Qualcuno aveva malignato: TheDonald è ancora arrabbiato per non aver vinto il premio dell’Accademia. E oggi lei, intervistata da Sean Hannity su FoxNews, si dice pronta a dare il suo Nobel… a Trump.

Machado e Maduro

Maria Corina Machado comincia raccontando come ha fatto Nicolàs Maduro a impedirle di candidarsi alle elezioni: «Controllando completamente il consiglio elettorale. La verità è che Maduro mi temeva. Quindi pensava che vietandomi di candidarmi ci avrebbe impedito di vincere. Ma è successo esattamente il contrario. Edmundo González Urrutia si è candidato al mio posto e così siamo riusciti a unire la nazione e a sconfiggere Maduro con una vittoria schiacciante, incredibile, in condizioni estreme e ingiuste».

Il merito

Poi dice che Trump merita il premio più di lei: «Non appena ho saputo che ci era stato conferito il Premio Nobel per la Pace, l’ho dedicato al Presidente Trump perché in quel momento credevo lo meritasse. La maggior parte delle persone diceva che era impossibile realizzare ciò che lui ha fatto sabato 3 gennaio: se credevo che lo meritasse a ottobre, immaginate cosa penso ora. Il 3 gennaio passerà alla storia come il giorno in cui la giustizia ha sconfitto la tirannia. È una pietra miliare e non è solo un evento di enorme importanza per il popolo venezuelano e per il nostro futuro, credo che sia un passo enorme per l’umanità, per la libertà e la dignità umana».

La telefonata

Machado rivela di aver parlato con Trump, «il 10 ottobre, lo stesso giorno in cui è stato annunciato il premio, e non l’ho più sentito da allora, ma oggi voglio esprimere, a nome del popolo venezuelano, la nostra gratitudine per la sua visione coraggiosa, per le azioni e le decisioni storiche che ha intrapreso contro questo regime narcoterrorista, per aver portare Maduro davanti alla giustizia. Trenta milioni di venezuelani sono ora più vicini alla libertà, ma anche che gli Stati Uniti d’America sono oggi un paese più sicuro».

L’offerta

Infine torna sull’offerta del premio: ««Non è ancora successo, ma mi piacerebbe molto potergli dire di persona che il popolo venezuelano vuole consegnarglielo e condividerlo con lui. Quello che ha fatto è storico, è un enorme passo avanti verso una transizione democratica. E voglio trasmettere questo messaggio al popolo americano: un Venezuela libero significa un alleato per la sicurezza, significa smantellare il centro criminale delle Americhe e trasformarlo in uno scudo di sicurezza, nell’hub energetico delle Americhe. Riporteremo lo stato di diritto, apriremo i mercati, garantiremo la sicurezza agli investimenti stranieri. Riporteremo a casa milioni di venezuelani che sono stati costretti a fuggire dal nostro Paese, per costruire una nazione forte, prospera e una società aperta. Ci lasceremo alle spalle la distruzione che questo regime socialista criminale ha inflitto al nostro popolo e trasformeremo il Venezuela nel principale alleato degli Stati Uniti in America Latina».