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Aurora Livoli uccisa a Milano, il 57enne fermato confessa il femminicidio e gli abusi: «Non credevo fosse morta, ho vegliato su di lei»

08 Gennaio 2026 - 15:40 Alba Romano
aurora livoli
aurora livoli
I due si sarebbero incontrati casualmente alla fermata Cimiano, dove la giovane avrebbe chiesto al 57enne peruviano soldi per comprare le sigarette. Lo ha riferito il legale dell'uomo

Emilio Gabriel Valdez Velazco, il peruviano di 57 anni fermato per il femminicidio di Aurora Livoli a Milano, ha confessato di averla violentata e strangolata. Lo ha riferito il suo legale, Massimiliano Migliara, ai giornalisti fuori dal carcere di San Vittore nel capoluogo lombardo, dove l’uomo è stato interrogato giovedì mattina dai pm Antonio Pansa e Letizia Mannella. Le ammissioni di Velazco sono avvenute – fa sapere l’avvocato – «in un quadro meramente indiziario». 

La confessione del femminicida 

Il 57enne ha riferito agli inquirenti di non essersi reso conto di averla uccisa se non il giorno dopo vedendo i servizi televisivi e ha rivelato, inoltre, di aver vegliato sulla ragazza «pensando fosse assopita». I due si sono incontrati per caso sulla banchina della fermata della metropolitana Cimiano, quartiere nel nord-est di Milano, la sera del 28 dicembre e la 19enne – sempre secondo la versione di Velazco – gli avrebbe chiesto un aiuto economico per acquistare un pacchetto di sigarette. A quel punto, lui ha portato la giovane, come documentato anche dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, nel cortile del condominio di via Paruta, dove la ragazza è stata violentata e uccisa, e poi lasciata in un angolo senza vita, la mattina del 29 dicembre.

I reati contestati

La Procura, diretta da Marcello Viola, nelle prossime ore inoltrerà all’ufficio gip la richiesta di custodia cautelare in carcere per il 57enne (è già detenuto per un’aggressione ad un’altra 19enne, che si è salvata, la sera del 28 dicembre). I pm valuteranno in queste ore se contestare, oltre alla violenza sessuale, l’omicidio volontario aggravato o il nuovo reato, introdotto dalla recente legge entrata in vigore a dicembre, di femminicidio. Reato che punisce con l’ergastolo «chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l’espressione della sua personalità».

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