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Garlasco, nuove analisi sugli oggetti di Chiara Poggi: «Trovati riscontri che stavamo cercando». Sempre più vicina la revisione del processo a Stasi

10 Gennaio 2026 - 18:50 Cecilia Dardana
chiara poggi bracciali
chiara poggi bracciali
Gli oggetti sono quelli che la giovane indossava il giorno del delitto. Alcuni di questi non furono mai analizzati. Il consulente della famiglia Poggi, Dario Redaelli: «Presenteremo i nostri risultati in una eventuale richiesta di revisione del processo ad Alberto Stasi»

Si sono concluse le nuove verifiche tecniche sugli oggetti che Chiara Poggi indossava la mattina del 13 agosto 2007, nella villetta di via Pascoli, a Garlasco. Accertamenti che, secondo i consulenti della famiglia della giovane, avrebbero fatto emergere elementi finora mai valutati in modo completo. Al centro delle analisi ci sono gioielli e accessori personali: una collanina con un ciondolo a forma di dente di squalo, alcuni braccialetti (tra cui uno con il nome “Chiara”), un orologio, una cavigliera e un paio di orecchini. Uno degli orecchini fu ritrovato ancora al lobo della vittima, l’altro sul luogo dell’aggressione, probabilmente perso durante la colluttazione. I dettagli degli accertamenti non sono stati resi pubblici ma quel che è certo è che i risultati potrebbero tornare utili in un’eventuale revisione del processo che portò alla condanna definitiva di Albero Stasi, all’epoca fidanzato della giovane.

Le analisi svolte nel 2007

Una parte di questi reperti era già stata oggetto di accertamenti nel 2007 da parte dei Ris di Parma, ma non tutti furono sottoposti ad analisi approfondite. Alcuni, pur presentando tracce potenzialmente utili, non vennero mai esaminati in modo sistematico. È la prima volta, invece, che l’intero insieme degli oggetti viene analizzato all’interno di una consulenza tecnica unitaria, richiesta dai familiari di Chiara Poggi.

Cosa dicono le analisi

A confermare la conclusione delle verifiche è Dario Redaelli, esperto di analisi della scena del crimine e consulente della famiglia. «Le analisi sono terminate e hanno fornito i riscontri che stavamo cercando», ha spiegato, precisando che i risultati potrebbero essere messi a disposizione dei giudici in una possibile istanza di revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Redaelli sottolinea inoltre che questo lavoro non è collegato ad altre ipotesi investigative circolate negli ultimi mesi: l’obiettivo resta esclusivamente quello di valutare se i nuovi dati possano incidere sulla posizione processuale di Stasi.

Cosa succede ora

I dettagli degli accertamenti non sono stati resi pubblici. Sarà eventualmente un tribunale a stabilire il peso effettivo degli elementi emersi. Gli oggetti analizzati erano stati restituiti alla famiglia Poggi nel 2010 e, secondo quanto riferito dai legali, sono rimasti conservati in condizioni integre. Come ricordato dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni, in passato la difesa aveva chiesto senza successo di poter effettuare verifiche su quei reperti, richiesta respinta durante il primo processo d’appello. Intanto il lavoro dei consulenti prosegue anche su altri fronti. Sono in corso ulteriori accertamenti, tra cui quelli sui computer di Chiara Poggi e di Alberto Stasi.

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